La questione del randagismo tra la zona della Cittadella e il Policlinico continua a preoccupare gli studenti che ogni giorno si recano nei poli universitari della zona. La rappresentanza studentesca tutta ha richiesto una consultazione straordinaria del Senato Accademico e del Consiglio d'Amministrazione, al fine di trovare una soluzione a questa emergenza che mette a rischio la sicurezza dei passanti.

Foto archivio
Il problema del randagismo nei pressi della Cittadella e del Policlinico di Catania sta assumendo sempre di più i caratteri di un’emergenza. Nessuna soluzione è stata ancora trovata dopo mesi e mesi di denunce e dopo il recente esposto della Nursind. Infatti, diverse segnalazioni sono giunte alla nostra redazione nei mesi precedenti (vedi numerosi articoli correlati in calce), di studenti scampati a tentativi di inseguimento e aggressioni, seppur fortunatamente lievi, da parte di un branco di cani randagi all’interno della Cittadella Universitaria.
Le ultime segnalazioni risalgono a qualche giorno fa e arrivano da studenti sempre più indignati dalla assurda situazione che si protrae ormai da fin troppo tempo, mettendo a rischio l’incolumità di tutti. Branco che si aggira anche nei quartieri limitrofi, come Fasano, San Giovanni Galermo e Barriera, e all’interno dello stesso Presidio Ospedaliero Gaspare Rodolico (Policlinico).
Per tale ragione, dopo le ripetute segnalazioni e le vicende susseguitesi nel tempo nella passività di chi è preposto alla sicurezza, la rappresentanza studentesca ha richiesto una consultazione straordinaria del Senato Accademico e del Consiglio d’Amministrazione, al fine di sollecitare chi di dovere a occuparsi dell’emergenza e porvi rimedio una volta per tutte, “prima che accada qualcosa di seriamente lesivo ai danni del corpo studentesco” (e non solo, ndr).
“Episodi di tentate aggressioni ai danni degli studenti, costretti letteralmente a darsi alla fuga“, è questa una delle considerazioni poste all’ateneo catanese, come si legge nella stessa richiesta, in considerazione di “una passività da parte di chi è preposto alla sicurezza di quelle aree“. Una situazione piuttosto delicata, dunque, che si trascina avanti da mesi e che non ha trovato sino ad oggi una soluzione, non portando benefici ne ai malcapitati di turno ne agli stessi randagi, in preda al loro istinto naturale. Un aiuto a quest’ultimi che dovrebbe arrivare direttamente dalle autorità competenti, risolvibile applicando la legge e senza attuare feroci tecniche di soppressione alcuna.
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