Categorie: Ricerca e Scienza

Pelle umana artificiale per protesi e robot: lo studio dell’Università di Cagliari

Probabilmente, è una delle ricerche porterà un notevole cambiamento nel campo biomedico e anche robotico. Ecco i primi test sulla pelle artificiale dell'Università di Cagliari.

Pensate di perdere una mano dopo un combattimento di spade-laser su un bordo di un precipizio (e scoprite che chi state combattendo è vostro padre). Senza una mano sarà difficile ritornare ad utilizzare la vostra lama: sarà meglio, dunque, ricostruirsi di nuovo l’arto. Per ora, siamo ben lontani da questa realtà – anche perché, purtroppo, non abbiamo delle vere spade-laser -, ma l’ipotesi  di costruire una protesi elettronica ed organica è ora sotto la lente d’ingrandimento.

È quanto emerge dal progetto della squadra di ricercatori guidati dal professore Piero Cosseddu del Diee (Dipartimento ingegneria elettrica elettronica di Università di Cagliari) e dal team della professoressa Annalisa Bonfiglio (già pro rettore Innovazione-ateneo Cagliari e ora presidente Crs4). La squadra si sta basando su tecnologie innovative per la realizzazione di elettronica su plastica, nota come “Elettronica organica”, sviluppando una famiglia di sensori flessibili e ultra-sensibili capaci di rilevare parametri di interesse biomedico.

Il professor Cosseddu spiega l’utilizzo di sensori tattili per riprodurre il comportamento della pelle; compito abbastanza insidioso data la complessità dell’organo più esteso del corpo umano. L’obbiettivo è quello di creare un prototipo di pelle artificiale che rispecchi le funzioni meccaniche e gli stimoli termici della pelle umana. Proprio per questo, la realizzazione di questa pelle artificiale dev’essere fatta con materiali flessibili e soffici. In tal modo, il successo dell’elettronica organica è dovuto al basso costo di realizzazione di dispositivi e materiali.

I sensori tattili bimodali attaccati ad una superficie plastica. Implementando questi sensori sulla pelle umana, ne è possibile registrare le attività.

Ciò che il team di ricerca ha realizzato sono questi sensori tattili bimodali in grado di simulare le attività di pressione e di temperatura della pelle umana, inseriti in questi substrati plastici di spessore inferiore ad un micrometro, in modo da poter essere trasferiti su qualsiasi superficie come dei tatuaggi. Pertanto, sarà possibile implementarli anche sulle protesi artificiali al fine di conferirgli una sensibilità simile a quella di un arto reale. Con un approccio simile si potrebbe, fanno notare i ricercatori, rivestire anche i robot del futuro, permettendo ad essi di interagire in modo più umano con tutto l’ambiente.

Uno studio del genere non può che far ben sperare, soprattutto i campi della protesica e della robotica. L’importante è stare attenti quando si creano dei robot: di certo nessuno vuole trovarsi accanto un androide come quello interpretato da Michael Fassbender in Alien Covenant.

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