Trovata una lettera dalla quale emerge lo stato d'animo di Giuseppe Longo, al momento dell'esplosione della palazzina di via Garibaldi, dove viveva e lavorava l'anziano. La lettera di Longo rafforza la tesi del suicidio.

A tre giorni di distanza dal tragico evento del civico 325 di via Garibaldi , che è costato la vita a due pompieri Dario Ambiamonte e Giorgio Grammatico, e a Giuseppe Longo, 75enne che viveva e lavorava lì, in un officina di biciclette, emergono nuovi indizi.
L’inchiesta, che è stata aperta subito dopo l’accaduto, tiene conto di varie piste, tra cui quella del suicidio da parte di Longo. Proprio quest’ultima pista è stata avvalorata dal ritrovamento di una lettera del 75enne, dalla quale emerge il suo stato d’animo al momento dell’esplosione. La missiva sembra dare la visione di un uomo stanco e in un’apparente condizione di solitudine, dalla quale sembrerebbero scaturire dei problemi di salute e disagi psicologici. Il tutto potrebbe essere aggravato della scarsa fortuna del momento nel lavoro: infatti, pare che Longo fosse stato vittima di truffa, di recente, proprio nella sua officina di biciclette.
Così, la tesi del suicidio potrebbe essere ora la strada principale da seguire nelle indagini. Inoltre, emerge un altro importante indizio dalla lettera: il 75enne scrive che in caso ci fossero state persone che lo stessero cercando, l’avrebbero potuto trovare in via Sacchero.
Tuttavia, rimane ancora da accertare cosa abbia fatto scoccare la scintilla che ha causato l’esplosione, determinando la morte dei due pompieri e di Longo. Il caso di via Garibaldi, n°325, rimane ancora irrisolto, ma le dinamiche, grazie al ritrovamento di questa lettera, potrebbero farsi più chiare.
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