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Prof. Burioni a EPCC: “Non studiate 30 anni come me, ma laureatevi su Facebook” [VIDEO]

La medicina sui social, contro il qualunquismo e le credenze pericolose: così il professore Burioni spiega la sua campagna contro gli anti-vax sui social, a "E poi c'è Cattelan".

Tanta ironia sera al late show condotto da Alessandro Cattelan, “EPCC”; eppure, un’ironia che fa emergere ciò che in questi anni si è posto come dibattito principale sui social: il tema dei vaccini. Il campo di battaglia principale è stato – ed è tutt’ora – Facebook, diviso in due fazioni: i pro-vax e i no-vax. È questo secondo schieramento che ha presentato dei caratteri al quanto scontrosi, soprattutto nei confronti dei medici; ma da entrambe le parti, tutti si sono arrogati il diritto di elevarsi al di sopra degli specialisti stessi.

Salve, sono Roberto Burioni. Per diventare medico ho dovuto studiare più di 30 anni, passando notte insonni sui libri e facendo tantissimi sacrifici e per questo oggi sono qui per dirvi: non fate come me“. Così interviene il professore, ospite della serata di ieri sera ad EPCC, Roberto Burioni, virologo di San Raffaele di Milano, che insieme al giovane conduttore, lancia la nuova campagna per diventare un vero esperto di qualunque cosa: la laurea su Facebook. “Un like vale come un esame. Con soli 20 like puoi laureati in: ingegneria civile, medicina, economia, astrofisica e molte altre discipline a tua scelta” aggiunge Cattelan.

La presentazione di questa campagna ironica da parte del prof. Burioni e di Cattelan, si riallaccia all’obbiettivo che si è posto lo stesso virologo pesarese, ovvero, quello di spiegare con semplicità e anche con la massima professionalità cosa sono i vaccini e perché sono di vitale importanza; e di contrastare, così, anche la diffusione di notizie infondate e pericolose.

Il servizio a EPCC non deve far solo divertire ma deve far riflettere sulla situazione delle “fake-news” che possono nuocere gravemente alla salute degli altri e che nei social nasce, si dirama e si sviluppa, in modo esponenziale, fino a toccare tutti i punti della società. Oltretutto, in una situazione del genere, sono sempre gli specialisti o gli accademici ad essere vestiti come “nemici” e come diffusori di “fake-news”.

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