Categorie: Attualità

Lavorare 3 ore al giorno per 3 giorni a settimana? In futuro non sarà così improbabile

Il progressivo aumento dei robot potrebbe generare una crisi occupazionale mondiale, per correre ai ripari Jim Yong Kim, presidente della Banca Mondiale, propone di investire su tempo libero, sanità e istruzione.

Il mercato del lavoro è un tema sempre caldo in Italia, dove la disoccupazione giovanile è altissima se paragonata agli altri Paesi Ue, specie al Sud. Ma cosa potrebbe accadere in un futuro dominato dalle macchine, dove gli esseri umani lavorano sempre meno o non hanno abbastanza competenze da offrire sul mercato?

Non si tratta di fantascienza, a farsi queste domande è Jim Yong Kim, Presidente della Banca Mondiale, che riporta un aneddoto riferito da Jack Ma, il fondatore di Alibaba e lancia un preoccupante allarme per il futuro:“Mio nonno lavorava 16 ore al giorno per 6 giorni alla settimana, ed era molto occupato; io lavoro 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana, e sono molto occupato; in futuro la gente lavorerà 3 ore al giorno per 3 giorni alla settimana e si sentirà molto occupata.”

Lavorare meno è un pensiero che può sembrare allettante ad alcuni, tuttavia nasconde delle insidie per chi già adesso non riesce a sbarcare il lunario. Alla Banca Mondiale si preoccupano, nella Silicon Valley si ipotizza un futuro in cui verranno eliminati tutti i lavori di fatica e Bill Gates in persona crede nella necessità di tassare i robot e preservare il lavoro umano.

La paura della crisi occupazionale che potrebbe nascere nel prossimo futuro fa già pensare a ipotesi di reddito basilare universale, ma quali e quanti Stati potranno permetterselo? Entro il 2025, ipotizza Kim, tutti avranno accesso alla tecnologia smartphone. In Africa – postula – si arriverà a 700 milioni di utenti, ma l’eventualità, positiva nel breve periodo, potrebbe essere latrice di nuove e più gravi tensioni; il collegamento globale amplificherebbe la percezione del divario tra Sud e Nord del mondo, generando una presa di coscienza di cui si temono gli effetti.

Per quanto riguarda le professioni del futuro, spiega il Presidente della Banca Mondiale, gli Stati più sviluppati, con l’aumento del tempo libero, dovranno puntare su intrattenimento, arte, attività umanistiche e cura degli altri, mentre per i Paesi in via di sviluppo la ricetta prevede investimenti su sanità e istruzione.

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