Materia grigia made in Italy esportata direttamente in Arabia Saudita. Dietro un cervello una storia, quella di un'eccellenza italiana.

Tra una banale, apparentemente, storia dei soliti “cervelli in fuga” si nasconde un volto che racconta una vicenda ben più complessa. In questo caso, la storia di Valentina Carboni. È cittadina marchigiana, nata e cresciuta in Italia, ma oggi Castelplaino – suo luogo d’origine – conta un’abitante in meno. Se la si vuole cercare basta andare alle porte de La Mecca.
La sua storia inizia così, come un romanzo in cui ci si chiede quale possa essere la strada che ha condotto la protagonista fino a quel punto. Valentina Carboni conosce un percorso accademico costellato da successi: laurea in chimica e specializzazione in “sintesi organica” all’Università di Camerino; dottorato e post doc in chimica all’Università di Bologna, esperienza di sette mesi all’università canadese di Montreal. L’ultimo capitolo – per adesso – la vede appunto come ricercatrice in Arabia Saudita, alla King Abdullah University of science and technology di Thuwal.
Dietro il lieto fine si nasconde però un percorso tortuoso, la brillante dottoressa infatti ha inviato centinaia di curricula nella speranza di trovare un impiego nel suo Paese natale, senza però ricevere alcuna risposta. Così il curriculum n° 101 ha deciso di mandarlo lontano, in Arabia Saudita, dove la risposta è arrivata così velocemente da annullare – per un momento – i chilometri di distanza che separano i due Paesi.
Nell’università araba si occupa di “sintesi di nuovi materiali organici porosi” per uno stipendio raddoppiato rispetto a quello che avrebbe potuto percepire in Italia. La king Abdullah University, sebbene il nome non lo lasci intendere, è piena di italianità tra un mix di intelligenze internazionali – basti pensare che persino la statua del re Abdullah è in vetro di Murano.
Sebbene la storia lasci passare l’Italia come l’antagonista per eccellenza, che respinge ciò che di meglio ha prodotto, è la Carboni stessa a correggere il tiro. Non se la prende, infatti, con il sistema universitario italiano: ne elogia invece l’alto livello di ricerca sebbene ne riconosca le risorse limitate e la necessità di progresso.
Quale titolo dare alla sua storia? Cervello in viaggio, non in fuga: è lei stessa a sceglierlo, respingendo dunque l’idea della fuga – concetto che contiene in sè un significato prettamente negativo – preferendo invece connotare il suo percorso come viaggio che, si presuppone, prevede un ritorno. Forse.
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