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Gli “adulescents” nel 2017: non più giovani, non ancora vecchi ed affetti da passioni tiepide

“Adulescents”: per gli amanti della lingua francese questo termine potrebbe richiamare qualcosa di noto. Si tratta di coloro che si trovano a metà tra gli “adultes” e gli “adolescents”, i non più giovani ma non ancora vecchi, gli eterni Peter Pan, i “forever young” dei nostri tempi, e la lista potrebbe ancora andare avanti.

È questa categoria che viene oggi collocata tra i seguaci delle passioni tiepide, ovvero disinteressati a qualsiasi tipo di idea che possa in qualche modo sconvolgerli o provocare in loro una reazione diversa da quello che potrebbe essere un anonimo like sui social. 

Nei giorni scorsi l’osservatorio Demos-Coop ha condotto un sondaggio, nel quale viene rilevato il fatto che gli italiani sono diventati sempre più incapaci di accettare responsabilità ed incarichi di una vita da adulto, risultano fortemente dipendenti dalla famiglia e molto impauriti dalla vecchiaia.

Coloro che hanno tra 25 e 36 anni sono ormai identificati come la generazione dell’incertezza. Non sono pronti ad abbandonare il passato e allo stesso tempo non vogliono affrontare il futuro, con tutte le incognite che questo comporterebbe; Bloccati in un limbo dal quale soltanto l’accettazione dell’essere adulti potrebbe liberare.

Ci sono poi i più giovani, le ultime generazioni figlie della globalizzazione e dello smartphone, che rivelano un ulteriore dato piuttosto interessante: il 39% di loro ammette di sentirsi solo. Nonostante l’infinita rete di amici, o meglio di “followers”, questa generazione ammette di sentire forte il bisogno di comunicare, di condividere e non postare, di interessarsi a qualcosa di veramente importante nella loro vita.

Tutto questo conferma il triste quadro che questi moderni individui hanno contribuito a comporre: dobbiamo rassegnarci ad essere l’era delle passioni tiepide, di coloro che non hanno “fedi”, ideali.

Perchè è cosi difficile appassionarsi a qualcosa mentre diventa semplice abbandonarsi al disincanto? È una tendenza sicuramente negativa, ma non bisogna comunque colpevolizzare totalmente queste generazioni, dal momento che quando ci si vede catapultati in un mondo che è tutt’altro che idilliaco e quando sono pochi persino coloro che che credono nei giovani stessi ecco che viene semplice lasciarsi abitare da sconforto e disillusione.

 

 

Serena Valastro

Laureata in Lingue e culture europee, amante di cinema, musica, arte, informazione, storie. Scrivere è entrare in nuovi spazi, conoscere qualcosa di nuovo, vivere situazioni e sensazioni sempre diverse per trasmetterle a chi vuole viverle.

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Serena Valastro

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