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UNICT – Porte aperte 2017: ai Benedettini in proiezione i film di Ken Loach

Nell’ambito del programma Porte aperte Unict 2017, sarà dedicata una rassegna cinamatografica a Ken loach, regista inglese che festeggia i cinquant’anni di carriera.

Cinquant’anni di carriera… sempre dalla parte degli ultimi. Ken Loach, il ‘gigante’ del cinema britannico, che si è fatto ambasciatore di fratellanza, giustizia e solidarietà, sarà il protagonista assoluto di una breve ma intensa rassegna monografica in lingua originale, da sabato prossimo 8 fino a mercoledì 12 luglio, nel Chiostro di Ponente del Monastero dei Benedettini, con inizio alle 21.

L’iniziativa, che consentirà di rivedere (con sottotitoli in italiano), sei tra le sue opere più amate e apprezzate, è promossa da Learn by Movies, nell’ambito del cartellone di eventi “Porte aperte Unict 2017”, ed è a ingresso libero.

Sempre attento a dar voce a chi non ne ha abbastanza, Loach ha partecipato (e vinto) ai maggiori festival internazionali, collezionando – tra gli altri premi – ben due Palme d’Oro. Dagli esordi come alto rappresentante del Free Cinema ai grandi successi degli Anni 90 e 2000, il cineasta “figlio della classe operaia” compie proprio quest’anno ben mezzo secolo di carriera, tondo tondo, avendo al suo attivo 25 film, tre cortometraggi, 4 documentari e numerose produzioni televisive.

Questo il programma della rassegna. Si comincia sabato 8 luglio con “The Wind That Shakes the Barley / Il vento che accarezza l’erba” (Gran Bretagna, 2006, 124′), con Cillian Murphy. L’indomani, domenica 9 luglio, sarà la volta di “Sweet Sixteen” (Usa, 2002, 101′), con Martin Compston; lunedì 10 invece sarà proiettato “Bread and Roses” (Gran Bretagna / Spagna / Francia / Germania / Svizzera, 2000, 110′), con Pilar Padilla e Adrien Brody.

Martedì 11 luglio sullo schermo sarà “My Name Is Joe” (Regno Unito, Francia, Spagna, Italia, Germania, 1998, 105′), con Peter Mullan. Mercoledì 12 luglio, infine, doppio appuntamento con

“Riff Raff” (Regno Unito, 1991, 95′), con Robert Carlyle, Emer MacCourt e, a seguire, “Kes” (Regno Unito, 1969, 110′), con David Bradley.

 

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