Libero professionista? In Italia devi lavorare gratis (o quasi)

Tra il 2008 e il 2015, secondo i dati dell’Associazione degli Enti Previdenziali Privati i guadagni dei professionisti italiani sono calati del 20%. Nel 2015 il reddito medio è stato circa 34 mila euro lordi, ma se prendiamo la fascia tra 25 e 30 anni si scende a € 12 mila (sempre lordi ovviamente). Facendo un rapido calcolo, in tasca, si tratta di poche centinaia di euro al mese.

Questo il quadro che si ritrovano davanti i giovani neolaureati che vogliono intraprendere le libere professioni… se va bene! Sì, perché in molti casi i praticanti non ricevono nemmeno un rimborso spese. Espressioni come “occorrono sacrifici” e “non bisogna pensare ai soldi” sono all’ordine del giorno. Il problema di fondo è che questi sono discorsi che possono essere fatti a ragazzini che ad esempio suonano per passatempo nel bar del paese (anche se a mio avviso anche loro meriterebbero retribuzione), ma a dottori che stanno facendo pratica (o per lo meno si spera, perché la linea tra segretaria e praticante è sottilissima ) lavorando 8 ore al giorno, se non di più.

Nella migliore delle ipotesi comunque qualcosa la riesci a mettere in tasca: quasi tutti i praticanti, a Milano e Roma ricevono un rimborso-spese, che parte da 300 euro in nero e arriva fino a 800 euro pagati con ritenuta d’acconto. Stipendi comunque miseri alla luce di un esame di abilitazione che costa: tra corsi, tasse e codici parliamo di 1000 euro almeno.

Il dubbio però sorge spontaneo: non sarà mica un problema solamente di chi ha una laurea in legge e sogna di fare l’avvocato o il notaio? No, purtroppo no. Anche gli architetti ad esempio non se la passano bene:  il reddito iniziale va da 0 (ovviamente) a 800 euro (manco a dirlo con ritenuta d’acconto o partita Iva).

Ma allora c’è un futuro in Italia per chi vuole fare il l’avvocato, il notaio, l’architetto o l’ingegnere? Certo, ma si devono accettare anni di pratica gratuita, concorsi di abilitazione che lasciano il tempo che trovano, stipendi iniziali da fame e ripetuti impulsi a dire “basta” e mollare tutto. Superato quanto elencato allora, forse, riuscirai ad aprire uno studio di tua proprietà (dove però non assumerai nessuno nonostante gli ottimi curriculum che quotidianamente arrivano perché non ti puoi permettere di pagare un’altra testa) o entrerai nel giro dei grandi studi legali dove i ritmi di lavoro sono frenetici e la vita privata non esiste.

A questo punto però, finalmente, non sarai più costretto a sperare nelle polpette della nonna per avere un pasto decente, non dovrai più lavorare in un sudicio bar nel weekend per pagare la pratica e soprattutto avrai la possibilità di fare una spesa dignitosa… sempre se ritrovi la voglia di vivere per uscire di casa ed andare al supermercato!

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