In Copertina Università di Catania

UNICT – Conoscere la storia contemporanea tramite I Simpson, il prof. Poidomani ci racconta il suo libro

Se la storia romana ha gli eroi più sfrenati e più forti della Gallia come Asterix&Obelix, alla storia contemporanea si può accostare la famiglia più celebre d’America: I Simpson.

Il prof Giancarlo Poidomani, docente presso l’Università di Catania ha rivoluzionato il modo di vedere la storia contemporanea con il suo libro “I Simpson e la Storia – Viaggio nel tempo a bordo di un divano”. Forse un modo più colorato e più divertente di studiare la storia o forse un modo per alleggerire lo studio relativo ai fatti del Novecento e alla storia americana, sin dalle origini.

È l’analisi della famiglia più strampalata della televisione che porta il prof Poidomani a cogliere l’essenza della sitcom e a scrivere come Homer Simpson e la sua famiglia riescano ad insegnare la storia contemporanea. La famiglia Simpson e la città di Springfield, assumono la funzione di specchio nel libro del prof di “Storia contemporanea“, regalandoci la visione, non solo della società americana odierna e passata, ma di tutto il mondo, compreso il Vecchio Continente. Le 200 pagine del libro, che riassumono le tante stagioni della sitcom, sono in grado di farci comprendere lo sviluppo della società, per tutto il Novecento fino ai giorni nostri, di quale facciamo parte.

Si tratta forse di un modo, più colorato e divertente, per studiare la storia; un modo per conoscere i fatti del Novecento e della storia americana, ma l’originalità del tema non poteva non suscitare le opinioni degli studenti catanesi. “Studiare la storia contemporanea attraverso i Simpson è piacevole e rende lo studio meno pesante. E’ uno strumento valido per catturare e stimolare l’interesse degli studenti, un metodo alternativo, moderno e divertente per gustare e allo stesso tempo studiare la storia”, afferma Giuliana, in sintonia con il pensiero ed il parere di tutti gli altri colleghi. E, per saperne di più, abbiamo intervistato il Professore amante della sitcom – cartone animato più celebre d’America ed autore del libro “I Simpson e la Storia”.

Perché ha scelto di adottare proprio la sitcom dei Simpson come strumento per insegnare la storia contemporanea, anziché un’altra sitcom o un altro telefilm? Che cosa lo ha spinto in particolare a scrivere questo libro?

I Simpson, perché è quella che conosco di più, quella che mi piace di più. L’ho sempre vista e rivista più volte. Perché è una sitcom che ha bisogno di varie riletture per essere apprezzata in pieno. Ho scelto questa perché, secondo me, è molto ricca di spunti e lo dimostra il fatto che sono stati scritti molti libri già, sia dal punto di vista dei rapporti dei Simpson con la filosofia, con la teologia, sia anche con la scienza e siccome mancava un libro sui rapporti tra i Simpson e la storia, essendo io uno storico appassionato dei Simpson, ho scritto questo libro. L’ho scritto però anche con un intento didattico perché proprio la popolarità di questo tipo di trasmissione, il fatto che quasi tutti i miei studenti lo conoscono (anche se non tutti lo amano) questo mi da l’opportunità di utilizzarlo anche come strumento didattico.

In che modo una famiglia americana sul modello dei Simpson può essere uno strumento di apprendimento della storia valido anche in Europa?

Scrivendo l’anno scorso questo libro, mi sono accorto effettivamente della centralità e dell’importanza della storia americana all’interno della storia generale e quindi anche di quella europea. Il Novecento, che molti storici definiscono “il secolo americano”, è un secolo nel quale appunto gli Stati Uniti sono protagonisti, e lo sono naturalmente ancora oggi nella politica estera. In effetti, noi studiando la storia americana, anche attraverso i Simpson, nei quali ci sono moltissimi riferimenti alla storia americana, allo stesso tempo studiamo anche la storia mondiale, perché la maggior parte di questi riferimenti si rifanno anche agli interventi americani nella storia europea del Novecento, come la seconda guerra mondiale. Basti pensare infatti al nonno Abraham che è un reduce della seconda guerra mondiale.

Quali sono gli eventi e le ideologie più importanti della storia contemporanea contenuti nei Simpson?

Ce ne sono alcuni che ritornano spesso, perché evidentemente colpiscono molto l’immaginario storico degli sceneggiatori e del pubblico americano, basti vedere i manuali di storia per rendersene conto, i famosi “National standard”, che raccolgono le tematiche che la Presidenza e la Segreteria di Stato americano ritennero qualche anno fa che tutti gli americani dovessero conoscere. Tra questi, per esempio l’America delle origini, della fondazione delle colonie, la Rivoluzione Americana e la Dichiarazione d’Indipendenza, la guerra civile, il proibizionismo, la seconda guerra mondiale, la guerra del Vietnam, l’America degli anni 60, la controcultura degli hippie. E poi il Watergate, il grande scandalo che travolse il presidente Nixon, il quale non sembra particolarmente amato dagli sceneggiatori. Anche altri presidenti vengono presi in giro: Clinton, per la sua passione per le donne, Bush senior, perché non è riuscito ad essere rieletto.

Qual è il suo personaggio preferito? E c’è un aspetto che le piace di più dei Simpson?

Il personaggio è forse quello meno conosciuto, anche se ritorna in alcune puntate, perché è quello che in realtà è assente per molto tempo nella vita del protagonista, di Homer, che è proprio la mamma di Homer. La mamma di Homer è un personaggio molto positivo, perché anche se è presa un po’ in giro per la sua esperienza da hippie, è sensibile, intelligente, colta, istruita e capisce ad un certo punto che è soffocata da un marito che invece è uno sciovinista, un reazionario, Abraham, e pur di vivere la sua vita fa una cosa che la addolora molto, cioè abbandonare Homer. Però, appunto, vive una vita molto piena e intensa. In generale, mi piace la “politropicità”, una parola che deriva dal greco “poliutropos”, cioè il fatto di essere una serie con molteplici aspetti e che si può analizzare da tanti punti di vista.

Pensa, infine, che esiste una differenza significativa tra le prime serie e quelle più recenti dal punto di vista del contenuto ideologico e della qualità della parodia di questa famiglia americana?

Sì, mentre alcuni dicono le prime dieci stagioni, io penso che le prime quindici stagioni siano in assoluto le migliori. Recentemente, la serie è migliorata da un punto di vista tecnico, anche estetico, però è peggiorata dal punto di vista della sceneggiatura e dei contenuti, anche perché uno dei maggiori sceneggiatori è morto alcuni anni fa.

A cura di Samuele Amato e Sofia Nicolosi