VIA DEI CORTI 2015 – La parola alla giuria. Un riassunto di questa prima edizione

Si è appena conclusa la prima edizione de “Via dei Corti” Festival Indipendente di Cinema Breve di Gravina di Catania. Mesi di lavoro e progettazione hanno fatto sì che il format riuscisse a soddisfare i gusti del pubblico, attirando l’attenzione non solo dei giovani, ma anche di chi ha più esperienza nel settore.  Un festival pieno di incontri, ricco di cinema, musica, libri, ma che ha anche toccato temi scottanti come quello dell’immigrazione.

I cortometraggi in concorso sono stati esaminati dall’occhio attento e scrupoloso dei componenti della giuria tecnica, una squadra composta da Fabio Costanzo, Vito Finocchiaro, Pietro Galvagno,  Alessandro Marinaro, Elio Sofia. Cinque esperti del settore che hanno alzato ancora di più il livello della rassegna cinematografica.

Il Miglior Film è stato The Fish and I di Babak Habibifar, premiato con la seguente motivazione: “Babak Habibifar ci regala un piccolo gioiello cinematografico. Un corto di rara sensibilità, sulla solitudine e l’impossibilità di comunicare, con un finale a sorpresa di grande forza poetica”.

Abbiamo voluto parlare con alcuni membri del quintetto della giuria tecnica per esprimere al meglio ciò che è stato per noi e per loro Via dei Corti. Un progetto innovativo, ricco di generi e forme, pieno di allegria e di voglia di fare.

Alessandro Marinaro:

Un’esperienza molto bella. C’è stato grande affiatamento fra noi giurati e ci siamo confrontati con la massima trasparenza. Li ringrazio, perché ogni confronto è motivo di crescita.
L’organizzazione – sebbene si tratti della prima edizione – è stata impeccabile. La qualità dei lavori in gara è stata medio-alta, e soltanto in pochi casi mi sono ritrovato a storcere il naso sulla scelta di un paio di opere. I buoni festival – piccoli o grandi che siano – sono uno strumento eccezionale per mostrare un tipo di cinema che al contrario resterebbe invisibile. Mi permetta una metafora cinematografica: sono una specie di messa a fuoco su un cinema stipato in angolo buio, che un festival come “Via dei Corti” è riuscito a rischiarare.
Quando mi trovo in veste di giurato, tendo a preferire quei lavori per cui provo una sana invidia per non averli fatti io. E per questo sentimento, ringrazio sia il regista che ha realizzato il film, sia il festival che mi ha permesso di conoscerlo.

Fabio Costanzo: 

Riguardo all’ultima sera, l’ho trovata molto interessante, internazionale e con un ricco pacchetto di corti tecnicamente molto apprezzabili. Spero questo sia l’inizio di una lunga serie di edizioni. Lieto di essere stato in giuria. Grazie di cuore.

Elio Sofia:

Via Dei Corti una esperienza deve riempire di orgoglio in primis gli organizzatori per il grande risultato, così come l’intera comunità di gravina che per alcuni giorni è stata catapultata nel mondo del cinema con proiezioni di alto livello. Il miglior augurio di poter raggiungere sempre più ambiziosi traguardi forti dell’ottimo risultato ottenuto!!! AD MAIORA
elio Sofia, onorato d essere stato il vostro giurato.

Pietro Galvagno

Sono soddisfatto ed entusiasta di questo primo film festival a Gravina. Insieme  agli altri membri della giuria tecnica si è creata una forte intesa, soprattutto nell’espressione del verdetto finale. Il merito di questa sinergia è stato dello staff, che ha saputo mettere insieme una giuria eterogenea, capace di saper smontare i singoli film ed esaminarli nelle singole parti.  In concorso, erano presenti corti meravigliosi, ma solo uno abbiamo votato all’unanimità, ed è il lavoro “The Fish and I” del regista Babak Habibifar che ci ha colpito molto, sia dal punto di vista tecnico che da quello emotivo. Credo che il film oltre ad essere eccellente dal punto di vista tecnico esprima un messaggio profondo, che noi della giuria abbiamo voluto marcare ancora di più, assegnandoli il premio di “Miglior film”.

Inoltre, lorganizzazione è stata degna di noti film festival, ha soddisfatto pienamente le aspettative mie e del resto della giuria. Spero vivamente che questa iniziativa possa avere un seguito, perchè realtà come queste sono capaci di  valorizzare i grandi lavori del  cinema indipendente, che spesso rimangono  nascosti al grande pubblico.

Serafina Adorno

Classe 1989. Dalle sabbie dorate agrigentine e dalla bianca scala dei turchi si è trasferita a Catania per intraprendere i suoi studi e iniziare a dare forma ai suoi sogni. Laureata in Lingue e letterature comparate, lavora nella comunicazione e nei Festival del cinema.

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Serafina Adorno

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