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Italia, record negativo per scarse competenze in vari settori

competenze

In base al rapporto diffuso dall’Ocse,  Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, su disoccupazione giovanile e competenze, con riferimento agli anni 2012/2013, l’Italia detiene il record, inteso in termini negativi, per quanto riguarda la percentuale di giovani e adulti, lavoratori o meno, con scarse competenze nella lettura. Lo studio fa riferimento sia ai giovani in età lavorativa (16-29 anni), sia agli adulti (compresi nella fascia d’età 30-54 anni), che mostrano limitate abilità, rispettivamente del 19,7% e del 26,36% nella lettura.

La nostra penisola fa da fanalino di coda anche in un altro settore, quello contabile, in Italia si registra, infatti, un elevato numero di persone con scarse abilità in campo matematico: in particolare, la percentuale tra gli adulti si aggira intorno al 30%, mentre tra i giovani in età lavorativa si supera il 25%. Secondi rispetto a noi gli Stati Uniti, con il 29%.

Non finisce qui. Dai dati emerge un primato italiano anche con riferimento all’abbandono scolastico: i giovani sotto i 25 anni che abbandonano gli studi sono il 17,75%, seguiti dalla Spagna; stiamo parlando di circa 750 mila ragazzi.

A riguardo, Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna – Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa – sottolinea come sia evidente un sempre più ampio divario tra mondo della formazione e mondo del lavoro, considerati quasi “universi paralleli e spesso non comunicanti, con il risultato che i ragazzi entrano nel mercato del lavoro da un lato impreparati e dall’altro impossibilitati a sfruttare al meglio le loro potenzialità”. Il segretario individua nella scarsa esperienza nella lettura e nel calcolo un indice di un gap culturale non indifferente rispetto agli stranieri, il quale, inevitabilmente, rischia di pregiudicare i nostri giovani nella ricerca dell’occupazione. Per questo motivo, è necessario instaurare un legame tra scuola e lavoro, “per far sì che la preparazione dei ragazzi sia propedeutica al loro ingresso nel mercato del lavoro, rendendo al contempo la scuola più attrattiva e capace di dare risposte concrete anche contro il gravissimo fenomeno dell’abbandono”.