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Promoveatur ut amoveatur. Sia promosso affinché sia rimosso.

Anche l’operaio vuole il figlio dottore” ripete una vecchia canzone popolare. E che sia dottore in medicina o in lettere, o anche in scienze motorie poco importa: basta che ci sia la laurea! La meritocrazia prima di tutto, ma come funziona nel nostro ateneo?

 

Da tempo si parla di test a numero chiuso, dei quesiti tanto “difficili” da permettere solo a pochi eletti di poter accedere alle “prestigiose” facoltà universitarie.

 

Ma il trucco qual è? STUDIARE? Chiudersi in casa e STUDIARE tutta l’estate? Comprare dei corsi privati e STUDIARE?

 

Una nostra lettrice, ex partecipante ai test d’ingresso, ci indica tre vie: studiare, pagare e PAGARE.

 

Il primo “pagare” indica i costosissimi corsi estivi che preparano a bomba le future matricole: il successo non è garantito!

Studiare, ahimè, sappiamo tutti (o quasi) cosa significa!

E il secondo pagare? Per capirlo meglio vi racconterò una storia.

 

L’alunna XX è all’ultimo anno di liceo. Nessuno tra professori, amici e conoscenti, avrebbe mai supposto una sua possibile iscrizione ad una facoltà scientifica, men che meno in medicina o farmacia. Si sa però che per un genitore non è bello sapere che la figlia (tanto intelligente?) si sarebbe iscritta alla facoltà di lettere e filosofia, organizzando per bene un bel futuro da disoccupata! “Non sarebbe meglio provare medicina? Per anni hai avuto 2 di matematica e fisica e 6 stentato di biologia e chimica, ma la mia amica, che ha la figlia al secondo anno di medicina, mi ha chiesto l’altro giorno: <<Tu quanto saresti disposta a spendere per far superare il test a tua figlia?>>.

 

Il secondo pagare, quindi, significa comprare un escamotage per permettere al proprio figlio di andare in vacanza ad Amsterdam con gli amici e allo stesso tempo di entrare in una delle tante prestigiosissime facoltà. I soliti bamboccioni!

 

Ma com’è possibile superare i tecnologici controlli di sicurezza?

 

Ci sono diversi metodi: quello della doppia penna al raccomandato, così da poter segnare, sotto suggerimento, tutte le risposte corrette; poi c’è il metodo bottiglie con tappi di colore diverso, per i candidati da aiutare prima della consegna; e il super costosissimo, infallibile metodo tecnologico con tanto di congegno cinese che permette al candidato di collegarsi con un pull di esperti per ogni materia. Il successo è GARANTITO!

 

Oltre a queste soluzioni non si può non parlare di quei fortunati che possono accedere tranquillamente alla facoltà scelta, facendo solo finta di studiare perché il padre o la madre è un “pezzo grosso” della stessa facoltà.

 

Nel nostro sito, in molti tra lettori e future matricole, hanno segnalato delle anomalie durante i test. Le reazioni sono diverse: delusione o rassegnazione per alcuni e voglia di ribellarsi per altri.

 

Ma in Italia funziona così? Inutile prenderci in giro sostenendo che al nord è “tutta un’altra cosa”. Nel nostro paese la meritocrazia stenta a nascere perché manca la competizione. La competizione, però, nasce con il rispetto delle regole e, quindi, cari futuri studenti italiani meritevoli, mettetevi il cuore in pace se non avete una raccomandazione, dobbiamo solo sperare che promuovendo il raccomandato lo tolgano dai piedi, perché da noi le regole non si rispettano!

Anna Rita Buono

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Anna Rita Buono

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