Dal palco dell’assemblea di Liberi e Uguali, il Presidente del Senato della passata legislatura, Pietro Grasso, lancia una sfida: via le tasse universitarie dagli atenei italiani.

Sul palco campeggia il motto “Per i molti, non per i pochi”, che riprende la frase di Jeremy Corbyn, il leader laburista inglese: “For the many, not the few”.
L’assemblea programmatica nazionale di Liberi e Uguali, il progetto politico di sinistra che raggruppa Mdp, Si e Possibile, è stata convocata a Roma per discutere le linee programmatiche in vista delle elezioni del 4 marzo e definire i criteri di selezione dei candidati. Una due giorni di dibattiti e proposte, con l’obiettivo di arrivare alle governative con un programma chiaro e definito.
Durante l’intervento Grasso attacca i rivali Salvini, Berlusconi, Renzi e M5S, le cui proposte vengono definite irrealizzabili favole da campagna elettorale, a differenza della promessa lanciata dal palco dell’assemblea: quella di eliminare le tasse universitarie.
Il leader di LeU parla delle origini della sua sfida: “In uno dei miei recenti interventi, all’università di Pavia, ho incontrato una ragazza che stava uscendo dall’università, quasi piangendo. Mi sono fermato, chiedendo cosa succedeva. Mi ha detto: ‘Non ce la faccio più, devo abbandonare gli studi, i miei non mi possono più mantenere. Devo trovare un lavoro; sono nell’elenco per ottenere l’esenzione alle tasse, ma mi rispondono: non ci sono risorse’”.
Abolire le tasse universitarie, secondo Grasso, è una proposta “concreta, vera, realizzabile”. Il costo, ribadisce l’ex Presidente del Senato, è contenuto: solo 1,6 miliardi di euro, un decimo, afferma, rispetto ai 16 miliardi che si spendono in sgravi fiscali e sussidi diretti che il nostro Paese spende annualmente per attività dannose all’ambiente.
Nel frattempo arriva la pronta replica del Pd attraverso le parole di Francesco Verducci, Responsabile Università e Ricerca dell’Esecutivo nazionale del Partito Democratico: “La proposta d Grasso è un favore ai ricchi e a chi non ha voglia di studiare. È un qualunquismo controproducente. Il Pd invece sta con i poveri e i meritevoli.”
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