MUSICA – Afterhours in concerto a Taormina: 30 anni e non sentirli

Il live report dell’unica data siciliana del tour “Afterhours #30” andata in scena martedì 22 agosto al Teatro antico.

Un anno fa di questi tempi gli Afterhours regalavano, nel maestoso castello di Donnafugata, uno dei migliori concerti della stagione estiva 2016: un live talmente “forte” da farmi strappare la promessa di rivederli ogni qualvolta ne avessi avuto la possibilità. Per questa ragione, martedì 22 agosto, mi sono ritrovato nella suggestiva cornice del Teatro antico di Taormina per assistere all’unica tappa siciliana del tour “Afterhours #30”: 365 giorni dopo (o poco più) quel live ragusano, Manuel Agnelli, Roberto Dell’Era, Rodrigo D’Erasmo, Fabio Rondanini, Xabier Iriondo e Stefano Pilia lo hanno rifatto. Un concerto rock con intensità addirittura superiore a quella dell’anno scorso e durante il quale sono state sprigionate emozioni ed energia allo stato puro.

La band sale sul palco alle 21.30 circa: luci accese, musica di sottofondo ancora risuonante nelle casse dell’anfiteatro e come se nulla fosse chitarre, violino, basso e batteria cominciano a suonare. Il primo pezzo in scaletta è Strategie. Finito il brano, un rapidissimo “grazie” e si prosegue con Germi. Giusto il tempo di prendere fiato e arrivano Male di Miele e Rapace. A metà tra un pugile suonato ed uno stato metafisico, il pubblico è già completamente in estasi per Agnelli e compagni.

Il live continua con Il sangue di Giuda (il violino di Rodrigo è superbo) e lo sfortunato pezzo sanremese Il paese è reale. Diverse saranno le chicche rispolverate nel corso dello spettacolo: tra queste brani come Riprendere Berlino e Bianca.

Un album che rappresenta un cambiamento, anche doloroso – la morte del padre di Manuel nella fattispecie – ma che serve a chiudere dei cerchi“: comincia così la parentesi dedicata all’ultimo lavoro “Folfiri o Folfox” che vedrà l’esecuzione dei pezzi Grande, Non voglio ritrovare il tuo nome, Né pani né pesci e la struggente L’odore della giacca di mio padre. Costruire per distruggere poi chiude improvvisamente la prima parte dello spettacolo.

Pausa che però ha il suo perché: la band risale sul palco con Giorgio Prette, ex batterista della gruppo. Bacchette in mano e via con Ballata per la mia piccola iena,  La sottile linea bianca (pezzi facenti parte di “Ballate per piccole iene”, album  registrato a Catania come ricorda Manuel): inutile sottolineare come quello che secoli e secoli fa non era stato costruito per concerti del genere venga adeguato all’esigenza con la platea che si trasforma in un vero e proprio parterre. Voglio una pelle splendida, infine, emoziona e fa cantare tutti i presenti che battendo le mani a tempo accompagnano Prette all’uscita di scena.

Gli Afterhours nuovamente sullo stage intonano 1.9.9.6. (la canzone preferita di Dell’Era, divertente a tal proposito il quadretto con Manuel – “Questo brano è scritto da te e firmato da me, come sempre no?”) con conseguente baraonda e Bungee jumping durante la quale il pubblico si sostituisce al cantante e la band – prima di abbandonare di nuovo  il palco – dà dimostrazione di capacità strumentali non indifferenti.

Gli encore saranno due: nel primo, sullo stage torna Giorgio Prette con Non è per sempre e Quello che non c’è, brani a cui la gente è molto legata e a testimoniarlo sono i decibel che crescono esponenzialmente all’interno del Teatro antico; nel secondo, ringraziati i presenti per l’entusiasmo dimostrato nel corso dell’intera serata, la band – con Bye Bye Bombay – mette la ciliegina su un live che definire memorabile è riduttivo.

Com’era quel detto sul vino? Più invecchia più diventa buono? Bene, gli Afterhours sono così: dopo trent’anni di onorata carriera, dodici album pubblicati e centinaia di concerti alle spalle riescono ancora a migliorarsi, “spaccando”  per due ore e mezza di fila, eseguendo decine e decine di pezzi che anche singolarmente varrebbero il prezzo del biglietto e facendo perdere la voce alle folle letteralmente “ubriache” di loro. A differenza del vino, però, la rock band milanese non offusca le memorie della notte, bensì imprime ricordi indelebili nella mente dei fortunati presenti.  Il concerto di Taormina ne è la prova.

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Edward Agrippino Margarone nasce a Caltagirone il 13 Giugno 1990. Cresce a Mineo dove due grandi passioni, Sport e Musica, cominciano a stregarlo. Il suo nome è sinonimo di concerto tanto che se andate ad un live, probabilmente, è lì da qualche parte. Suona il basso ed è laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni.

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