UNICT – Quanto sono utili i corsi online? Lo spiegano i docenti dell’Ateneo catanese

I MOOCs si sono diffusi su scala mondiale a partire dal 2011, ma sono approdati realmente in Europa  nel 2013 con l’iniziativa europea Opening up Education. In breve tempo l’offerta di corsi della piattaforma Open up Education Europa si è andata sempre più espandendo, tanto da contare oggi circa 1759 corsi organizzati nel nostro Continente.

Tuttavia, stando ai dati europei aggiornati al 2015, l’Italia si piazza soltanto alla sesta posizione di questa classifica, contando 70 corsi contro i 474 della Spagna, che ne detiene il primato. Le materie favorite sembrano essere ovunque le stesse: scienza e tecnologia, scienze sociali e scienze applicate, probabilmente perché sono quelle che si prestano meglio a questo tipo di percorso formativo. Abbiamo approfondito l’argomento, intervistando alcuni docenti dell’Università di Catania, che hanno spiegato ai microfoni di LiveUniCT cosa ne pensano dei corsi online. 

Il professore De Filippo, docente del DISUM, che ha avuto esperienza diretta coi MOOCs, ci ha spiegato: “Ho scritto delle vere e proprie sceneggiature per 24 clip di durata variabile per un totale di quasi sei ore di montato (3CFU). Tra preproduzione, riprese e montaggio ci sono voluti 3 mesi di lavoro quotidiano, che sono un dispendio di tempo ed energie non indifferente.” Perché impegnarsi nella produzione di un corso online?  “Sono partito da una esigenza – ci ha raccontato il prof. De Filippo – che veniva dagli studenti del mio corso triennale di Storia e critica del cinema. Dai questionari Opis, è emerso infatti che il punto debole della valutazione del mio corso erano l’assenza o l’inadeguatezza delle conoscenze preliminari. Allora ho pensato di fornire queste conoscenze attraverso una sorta di corso zero on-line, secondo le regole dei MOOCs.” Inoltre ha aggiunto: “Credo che il nostro compito di docenti sia anche quello di trovare strategie didattiche nuove per venire incontro ai bisogni dei nostri studenti e facilitare il loro successo nel superamento dell’esame, senza però abbassare l’asticella dell’obiettivo di conoscenza e competenze da raggiungere. Spero che i MOOCs possano aiutare in questo senso. Studiare bene è una conquista condivisa: perché poter assegnare un buon voto all’esame indica un successo nella trasmissione del sapere. Una soddisfazione sia per lo studente che per il docente. Siamo su una stessa canoa, in mezzo alle rapide: conviene mantenere l’equilibrio e vogare in sincrono verso la stessa direzione.”

Il professor Lawson, docente di lingua inglese, in risposta alla domanda sulla validità dei corsi online per apprendere le lingue straniere, ha dapprima sottolineato la necessità di capire che cosa si intende esattamente con l’espressione “corsi online”: “Per quanto riguarda le lingue, molto spesso i cosiddetti corsi online non sono altro che l’equivalente in forma digitale di un libro di grammatica con esercizi abbinati e soluzioni a portata di click. Tutto molto scorrevole e attraente grazie al format digitale, ma niente di più. Questo non significa che non siano utili, sono sicuramente utilissimi, ma chiamarli corsi è forse sopravvalutarli un poco. Un corso serio dovrebbe ricoprire tutte e quattro le abilità di apprendimento di una lingua(parlare, leggere, ascoltare, scrivere)  e sia dal punto di vista di insegnamento che di esercitazione questo non è facilmente realizzabile online”. È chiaro che per quanto riguarda grammatica, vocaboli e talvolta anche lettura e ascolto il web può essere utile, ma per il resto “difficilmente avrà la possibilità di dialogare, di sapere se la sua pronuncia è buona, se si esprime in modo naturale, se le cose che scrive sono corrette. Per queste cose serve l’interazione e, soprattutto, l’incoraggiamento dell’insegnante”. In conclusione, secondo il docente: “Per quanto riguarda le lingue, i corsi online possono essere di grande supporto principalmente per lo studente che è già avviato almeno un poco nello studio di una lingua e che vuole dedicarsi maggiormente alla materia anche al di fuori delle lezioni frontali.”

Il professore Militello, docente di Storia presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali, rispondendo alle nostre domande, ancora una volta inerenti l’uso da parte degli studenti dei MOOCs e la loro relativa validità didattica, ci offre una visione più problematica del fenomeno dei corsi online. Pur non avendo egli  esperienza diretta coi MOOCs, ma interessato ad una didattica che stia al passo con la tecnologia, mette in luce il vantaggio indiscutibile offerto dai MOOCs ossia “la possibilità di avere il docente ‘in casa’ e di poter riascoltare la sua lezione in qualsiasi momento senza avere nessun tipo di problema logistico, del tipo aula affollata, audio poco comprensibile etc.” Ma allo stato attuale, sottolinea, i MOOCs hanno altrettanti svantaggi concernenti ad esempio poca interazione durante la lezione, difficoltà di confronto con il docente e con i colleghi, e tanti altri problemi che potrebbero determinano il grande tasso di abbandono che caratterizza MOOCs. “ Ci sono occasioni (incontro dopo la lezione, dibattiti fuori dall’aula etc.) che difficilmente si possono ricreare nel chiuso della propria stanza. In sostanza, considero i MOOCs, almeno allo stato attuale, come uno strumento sicuramente utile da affiancare alla didattica tradizionale, ma non come un sostituto dell’incontro tra docente e discenti. Anche perché, personalmente, al dialogo con un freddo schermo bidimensionale preferisco l’emozione dell’interazione diretta fra un professore e i suoi studenti.”

Ne abbiamo discusso anche con il professore Gallo, direttore del Dipartimento di Matematica ed Informatica, il quale svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella diffusione dei MOOCs all’interno del nostro ateneo. Raccontandoci l’iter che i corsi online hanno avuto all’interno del nostro ateneo: le prime esperienze iniziali, per così dire, “pionieristiche” sono state fatte all’interno di Zammù multimedia, la web tv d’ateneo. Primo fra tutti è stato il corso di matematica, realizzato dal prof. Alfio Ragusa; il secondo esperimento è stato una mini introduzione al processing, un linguaggio di programmazione, utile soprattutto per gli artisti e per i grafici, realizzato dal professore Gallo in persona, il quale ci ha confessato che: “So che quei video sono stati visti da molte persone, li ho fatti io stesso e per questo sono abbastanza orgoglioso, sono stati visti da molte persone, però ancora non c’è stata una vera attività di docenza online”. 

Il professore Gallo attualmente responsabile a Catania del progetto Eduopen mostra grande fiducia nel progetto in cui sta lavorando insieme ad altri docenti di Unict per la produzione di corsi online di alta qualità, e affinché questi possano diventare una realtà diffusa e consolidata. Egli stesso studente di MOOCs presso piattaforme come Coursera, infatti, ne sostiene la validità, soprattutto per quanto riguarda l’aggiornamento, che altrimenti troverebbe complicato conciliare con tutti gli impegni accademici. Tuttavia ci dice: “Ho una riserva, nel senso che a me viene facile capire i MOOCs, ma perché io ho un background, ho preso una laurea tradizionale, e delle basi scientifiche molto forti. Il mio dubbio è che un giovane, che invece non ha queste basi di fronte ad un corso del genere, rischia di apprendere in maniera molto superficiale.” Conclude affermando che: “La trasmissione orale attraverso i video online è sicuramente uno strumento molto potente, di supporto estremamente efficace, ma non può sostituire gli altri due pilastri della didattica che sono il dialogo a pari, studente e docente, e il libro scritto.Il libro scritto è un oggetto tecnologico avanzatissimo che tutt’ora è insuperato.Esso è ottimizzato per il suo scopo, cioè insegnarci delle cose. Prima che i MOOCs possano scalzare la validità cognitiva dei libri dovrà passare molto tempo, se mai questo sarà possibile. Si tratta naturalmente di due strumenti molto diversi (libri di carta e MOOCs) ma perfettamente complementari. La differenza sta nel fatto che” Il MOOc impone un tempo, il libro no: è da questo punto di vista che il libro è ancora uno strumento didattico molto più avanzato”.

 

 

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