Un anno fa moriva Umberto Eco: il discorso sul “diritto di parola a legioni di imbecilli”

Il professor Umberto Eco (nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932 morto) l’anno scorso ci ha lasciati all’età di 84 anni il 19 febbraio dell’anno scorso.

Il noto  filosofo, professore e semiologo italiano è ancora tra i più importanti scrittori contemporanei. La sua carriera culturale non è stata segnata soltanto dal suo contributo letterario, ma anche dal suo impegno all’interno del mondo universitario. L’autore de “Il nome della rosa“, e di numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre che di romanzi tradotti (e letti) in decine di lingue, nel 1988 aveva fondato il Dipartimento della Comunicazione dell’Università di San Marino e dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore degli Studi Umanistici dell’Università di Bologna.

Non mancheranno in Italia degli eventi per commemorare la sua figura, ma anche oltralpe. A Parigi, infatti, il 30 marzo, ci sarà un ricordo alla Sorbona, poi delle letture all’Institut Culturel Italien con Paolo Fabbri, Jean-Jacques Annaud, Jean-Claude Fasquelle, Danco Singer, Mario Andreose, Jean-Noël Schifano.

Umberto Eco, invitato qualche anno fa all’Università di Torino dove ha ricevuto la laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media, ha tenuto una profonda riflessione sul ruolo dei social network per la nostra generazione e oggi per commemorare la sua dipartita non possiamo non riascoltare le sue parole. Il Professore e scrittore ha affermato che i social danno “diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar, dopo due o tre bicchieri di rosso, e quindi non danneggiavano la società”.

Attacca soprattutto Twitter in quanto chi scrive, dal momento che nessuna notizia viene filtrata, ha lo stesso diritto di un Premio Nobel, al punto tale che non si capisce più chi stia scrivendo.Di seguito il video, fornito da Repubblica, con il discorso completo.

VIDEO 

 

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