Il nuovo decreto scuola del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, approvato lo scorso 24 settembre è ancora al centro della discussione, in maniera particolare sul tema dell’integrazione. Dall’anno scolastico 2027/2028, infatti, scatterà il limite massimo del 30% di studenti stranieri nelle classi prime di elementari, medie e superiori. Tra gli obiettivi principali figura quello di ridurre l’isolamento linguistico nei nuclei familiari stranieri. Come previsto dal decreto, la scuola potrà segnalare ai servizi sociali i genitori con evidenti difficoltà di comprensione dell’italiano, attivando percorsi gratuiti di alfabetizzazione presso i CPIA per il raggiungimento del livello A2. Il rifiuto ingiustificato di collaborare o frequentare le lezioni potrà essere considerato un danno al percorso educativo del minore. Inevitabilmente, la carenza linguistica ha effetti diretti anche sugli alunni della scuola dell’obbligo. Tuttavia, la quotidianità vissuta nelle aule dai docenti specializzati nell’insegnamento dell’Italiano come Seconda Lingua (classe di concorso A023) racconta una storia fatta di precarietà strutturale, risorse assenti e un utilizzo distorto delle competenze professionali che il nuovo decreto non sembra tenere conto.
Insegnanti A023 sul potenziamento: il rischio “tappabuchi”
Come segnalato dai docenti, una delle criticità principali risiede nelle modalità con cui la figura dell’insegnante di Italiano L2 viene inserita negli organici scolastici. Trattandosi quasi sempre di posti assegnati sul potenziamento e non sulla didattica curriculare ordinaria, il raggio d’azione di questi docenti risulta fortemente limitato.
In molti istituti, la mancanza di un orario curriculare definito porta i dirigenti a impiegare gli specialisti dell’A023 per coprire supplenze brevi e sostituzioni d’emergenza. Un meccanismo che snatura la funzione per cui tali cattedre sono state istituite, penalizzando proprio gli studenti stranieri che avrebbero bisogno di percorsi continui di alfabetizzazione e consolidamento linguistico.
Zero libri di testo e materiali a carico dei docenti
A complicare la situazione c’è la totale assenza di risorse dedicate ai materiali didattici. Non essendo la cattedra A023 abbinata a una materia curriculare tradizionale con adozione ufficiale di testi, gli insegnanti non possono chiedere alle famiglie di acquistare manuali specifici di Italiano L2.
La conseguenza è che spetta ai singoli docenti procurarsi autonomamente libri, schede ed eserciziari, facendosi carico di stampare e distribuire materiale fotocopiato ai ragazzi. Ciò va a penalizzare fortemente l’efficacia dell’insegnamento.
Cattedre vuote e organici limitati
Anche sul fronte del reclutamento e della pianificazione del personale la situazione appare paradossale. Nonostante l’elevata presenza di alunni stranieri nelle scuole italiane, i criteri con cui vengono calcolate e assegnate le cattedre A023 continuano a non tenere adeguatamente conto del reale fabbisogno dei singoli territori.
Inoltre, diverse cattedre destinate alle immissioni in ruolo restano tuttora scoperte a causa del numero insufficiente di scorrimenti e assunzioni effettive. Inoltre, spesso e volentieri è presente un unico docente di Italiano L2 per un intero istituto, che risulta insufficiente a garantire un supporto efficace e capillare in contesti scolastici ad alta complessità.
Il divario tra proclami e realtà
I docenti chiedono a gran voce una riforma dell’inquadramento della classe A023, la stabilità dei ruoli e la dotazione di strumenti didattici dedicati, l’integrazione linguistica rischia di rimanere un obiettivo affidato soltanto all’impegno dei singoli insegnanti.











