Una Sicilia paralizzata dal rincaro dei prezzi e dall’insostenibilità dei costi di produzione. È scattata con forza la protesta indetta dal Comitato Trasporto Siciliano, che fino al 20 ottobre — con la minaccia concreta di proseguire ad oltranza — terrà fermi tir e veicoli commerciali in tutti i punti nevralgici dello snodo logistico regionale.
Adesione altissima in tutto il territorio: camion e tir fermi nei piazzali delle imprese, all’Interporto di Catania e nelle aree portuali dell’Isola, dove i conducenti si rifiutano di scaricare e caricare le merci dalle navi cargo.
Incroci bloccati e tensione nei porti: da Catania a Palermo
Sebbene la forma di protesta proclamata non preveda presidi stradali fissi ma lo “stop dei mezzi”, non mancano momenti di forte tensione e disagi alla viabilità. Se a Catania i mezzi sono rimasti immobili nei piazzali di sosta strategici, a Palermo la mobilitazione ha provocato il blocco dell’accesso al molo Santa Lucia, snodo fondamentale per l’ingresso all’area portuale: un articolato che aveva già effettuato il carico è stato costretto dai manifestanti a rientrare nell’infrastruttura.
All’iniziativa, va ricordato, non partecipano le aziende iscritte a Confindustria Catania, ma dal comitato promotore arrivano conferme di un’adesione massiccia che promette di svuotare i banchi e gli scaffali nei prossimi giorni.
L’attacco del Comitato a Schifani e Salvini: “Politica assente, pronti all’oltranza”
I toni dei rappresentanti di categoria nei confronti della classe politica sono di scontro aperto. Particolarmente durissimo il coordinatore del Comitato Trasporto Siciliano, Salvatore Bella: “Ad oggi, nessun politico della Regione Siciliana ci sta appoggiando e lo stesso presidente Renato Schifani non si è ancora attivato. La politica si dimostra assente e incapace di comprendere la gravità del problema e le imminenti, pesanti conseguenze. Non abbiamo alcuna intenzione di cedere: se sarà necessario la protesta proseguirà ad oltranza e non libereremo i piazzali senza risultati concreti”.
Bella spara a zero anche sul ministero delle Infrastrutture: “Riteniamo inspiegabile l’atteggiamento del ministro Matteo Salvini. Consideriamo un vero e proprio affronto la convocazione, fissata per il 27 ottobre, delle sole sigle sindacali nazionali che non stanno scioperando. Organizzazioni riconosciute ma che nei fatti non rappresentano i drammatici problemi del Mezzogiorno. Alle prossime elezioni ci ricorderemo di chi ci ha sostenuto e di chi ci ha abbandonato”.
Sferro e Gela: la protesta dei camionisti incontra quella dei trattori
Il malcontento del mondo dei trasporti si sposa in queste ore con la battaglia del mondo agricolo. A Sferro, frazione di Paternò, continua senza sosta il presidio di agricoltori e trattori posizionati lungo la carreggiata da martedì scorso per protestare contro i costi di gestione agricola della filiera.
Situazione speculare a Gela, dove da questa notte decine di autotrasportatori si sono uniti ai presidi dei trattori all’altezza della rotonda d’ingresso alla città. I conducenti denunciano rincari da oltre 8.000 euro all’anno per singolo veicolo (con una percorrenza di 100mila km) a causa del prezzo del gasolio schizzato a oltre 2,16 euro al litro (+35 centesimi da febbraio). In mattinata un corteo di trattori e tir lungo la statale 117 bis (Gela-Catania) ha generato lunghe code, automobilisti deviati e un temporaneo blocco stradale all’altezza del Castelluccio, poi rientrato con l’intervento delle forze dell’ordine.












