Il cielo che si oscura, la nube che si innalza sopra il cratere, la cenere che ricopre strade, tetti e automobili. Quando l’Etna torna in attività, il primo effetto che colpisce lo sguardo è inevitabilmente quello della visibilità ridotta. Ma dietro il paesaggio spettacolare e, per chi vive alle sue pendici, ormai familiare, c’è una domanda che torna puntuale: che cosa succede realmente al nostro organismo quando respiriamo la cenere vulcanica?
È una domanda che, nelle ultime settimane, ha assunto una particolare rilevanza nei paesi etnei, dove le ricadute di cenere hanno riportato nella quotidianità dei cittadini un fenomeno con il quale il territorio convive da generazioni. La cenere finisce sui balconi e sulle strade, viene trascinata dal vento, si deposita sulle automobili e può tornare a sollevarsi al passaggio dei mezzi. E proprio questa presenza, non sempre evidente, può trasformare un evento eruttivo in un’esposizione che prosegue anche dopo la fine della ricaduta.
Per comprendere quali siano i reali rischi per l’apparato respiratorio, quali categorie siano maggiormente vulnerabili e quali precauzioni siano realmente necessarie, abbiamo interpellato la professoressa Claudia Crimi, Professore Associato di Medicina Respiratoria presso l’Università di Catania e Direttrice dell’Unità di Terapia Intensiva Respiratoria presso il Policlinico “G. Rodolico-San Marco” dell’Ospedale Universitario di Catania, dove svolge anche il ruolo di consulente nell’unità respiratoria e nella clinica ambulatoriale, Medaglia D’oro a metà carriera ERS in terapia intensiva respiratoria 2025.
Dalle sue parole emerge un quadro che invita soprattutto all’equilibrio: né allarmismo né sottovalutazione, ma conoscenza del fenomeno, attenzione alle persone più fragili e riduzione dell’esposizione nei momenti di maggiore presenza di cenere.
La cenere non è tutta uguale: il vero problema sono le particelle più fini
Domanda: Quando si parla di ricaduta di cenere dell’Etna si pensa immediatamente alla nube scura e alla scarsa visibilità. Dal punto di vista pneumologico, qual è invece il reale meccanismo attraverso cui queste particelle possono interferire con l’apparato respiratorio?
Prof.ssa Claudia Crimi:
«Il primo impatto che abbiamo è sicuramente quello visivo: vediamo il cielo oscurarsi e una nube carica di cenere che riduce la visibilità. Ma le particelle di cenere vulcanica hanno dimensioni differenti. In generale si tratta di particelle inferiori ai 2 millimetri di diametro, ma all’interno di questa categoria possiamo avere una cenere più granulosa oppure una molto più fine, quasi simile al talco. Ed è proprio questa componente più fine quella che merita maggiore attenzione, perché può rimanere sospesa nell’aria e quindi essere inalata. Le particelle più grandi, essendo più pesanti, tendono invece a depositarsi sul terreno. La pericolosità dal punto di vista respiratorio è quindi legata soprattutto alla componente più piccola, che può comportarsi da irritante per le vie respiratorie.
L’inalazione di queste microparticelle può provocare una serie di sintomi respiratori. Pensiamo innanzitutto alla tosse, generalmente secca, stizzosa e irritativa. Le particelle possono depositarsi lungo le vie respiratorie e il nostro organismo cerca di eliminarle aumentando anche la produzione di secrezioni, con una conseguente maggiore presenza di muco. In alcuni casi possono comparire anche mancanza di respiro, senso di oppressione toracica e sintomi simili a quelli che osserviamo nell’asma. L’inalazione di un irritante può infatti favorire una maggiore reattività bronchiale».
Il concetto fondamentale, dunque, è distinguere ciò che si vede da ciò che effettivamente viene respirato. La nube scura non significa automaticamente che ogni particella presente nell’aria abbia lo stesso comportamento. Sono soprattutto le particelle più fini, capaci di rimanere sospese e di raggiungere le vie respiratorie, a rappresentare l’elemento irritativo più importante.
Asma e BPCO, bambini e anziani: chi deve prestare maggiore attenzione
Domanda: Tutti i cittadini sono esposti allo stesso rischio oppure esistono categorie particolarmente vulnerabili?
Prof.ssa Claudia Crimi:
«Sicuramente la categoria più a rischio è rappresentata dai pazienti che hanno già patologie respiratorie. Un soggetto asmatico che segue una terapia e che ha una malattia ben controllata può comunque sviluppare una crisi asmatica in seguito all’esposizione a un fattore irritante come la cenere vulcanica. Lo stesso vale per i pazienti con BPCO e, più in generale, per le persone con malattie respiratorie croniche. Sono questi i soggetti che possono manifestare effetti irritativi più significativi.
Anche i bambini meritano attenzione, perché hanno vie respiratorie più facilmente irritabili. Particolare prudenza è necessaria nei bambini asmatici e anche in quelli che hanno una predisposizione familiare, per esempio perché figli di genitori asmatici. Può infatti accadere che un bambino che non abbia mai avuto una crisi importante sviluppi sintomi proprio in occasione dell’esposizione a uno stimolo irritante. Questo, però, non deve assolutamente diventare fonte di allarmismo. Nella popolazione generale la maggior parte degli effetti è rappresentata da fenomeni irritativi lievi e di breve durata».
La risposta della pneumologa mette in evidenza un elemento spesso trascurato: il rischio non è uguale per tutti. Non basta quindi parlare genericamente di “cenere pericolosa”. Bisogna considerare:
- la concentrazione delle particelle,
- la durata dell’esposizione,
- le condizioni meteorologiche e,
- soprattutto, le condizioni di salute di chi le respira.
Anche il vento gioca un ruolo importante. La cenere non costituisce infatti un problema esclusivamente nel momento in cui cade. Una volta depositata, può essere nuovamente sollevata dal passaggio di automobili, autobus e mezzi pesanti, oppure dal vento. Questo significa che l’esposizione può proseguire nei giorni successivi all’evento eruttivo.
Tosse, respiro sibilante e oppressione: quando il fastidio non va più ignorato
Domanda: Quali sono i segnali clinici che permettono di distinguere una semplice irritazione temporanea da una situazione che richiede invece un controllo medico?
Prof.ssa Claudia Crimi:
«Il fastidio generalmente è temporaneo ed è legato all’esposizione all’irritante. Tuttavia, in un paziente asmatico la situazione può essere diversa, perché l’asma è caratterizzata da una maggiore reattività delle vie aeree. Se introduciamo uno stimolo irritante, come il particolato della cenere vulcanica, i bronchi possono reagire più facilmente restringendosi. Il paziente può quindi avvertire tosse, costrizione toracica, respiro sibilante o mancanza d’aria. Chi conosce già questi sintomi generalmente sa come comportarsi e segue la terapia prescritta, utilizzando anche il broncodilatatore secondo le indicazioni ricevute.
Può però accadere che una persona che non abbia una terapia di fondo per l’asma, ma che abbia una particolare irritabilità delle vie aeree, sviluppi improvvisamente sintomi più insistenti dopo l’esposizione. In questi casi non bisogna allarmarsi immediatamente, ma bisogna osservare l’evoluzione della sintomatologia. Se compaiono una costrizione toracica o una difficoltà respiratoria che persistono, è opportuno rivolgersi al medico, alla guardia medica o, se necessario, al pronto soccorso. Nel paziente che ha già una malattia respiratoria, se la costrizione toracica non passa con i farmaci che normalmente utilizza, è invece importante rivolgersi a una struttura sanitaria».
Un’indicazione che assume particolare valore alla luce dell’esperienza dell’Etna è quella relativa all’eruzione del 2002, una delle più intense degli ultimi decenni per durata e quantità di cenere. La professoressa Crimi ricorda uno studio condotto sull’attività del pronto soccorso e successivamente pubblicato nel 2013, che mise in relazione quel periodo di intensa ricaduta con un incremento degli accessi per problemi respiratori e disturbi oculari.
«Quell’anno ci fu veramente tantissima esposizione alla cenere vulcanica – ricorda la pneumologa – e fu un periodo molto lungo. Ricordo che camminavamo con gli ombrelli».
Mascherina, finestre e attività fisica: come proteggersi nella vita quotidiana
Domanda: Quali sono le precauzioni più semplici che i cittadini possono adottare durante le ricadute di cenere?
Prof.ssa Claudia Crimi:
«Sicuramente bisogna ridurre l’esposizione. Una delle prime raccomandazioni è evitare l’attività fisica all’aperto quando la presenza di cenere è importante. Durante l’esercizio fisico aumenta la ventilazione e quindi aumenta anche la quantità di aria che introduciamo nei polmoni. Se nell’aria è presente una maggiore concentrazione di particelle, il rischio di inalarne una quantità superiore aumenta. Per le persone predisposte questo è particolarmente importante. È inoltre consigliabile evitare di occuparsi personalmente della rimozione della cenere, soprattutto se si appartiene a una categoria vulnerabile.
Durante le operazioni di pulizia può essere una precauzione utile utilizzare una mascherina filtrante, comprese quelle che molte persone hanno conservato dal periodo Covid. Non è una misura che deve creare allarmismo e non significa che ogni cittadino debba necessariamente indossarla continuamente, ma può rappresentare una protezione aggiuntiva quando si è direttamente esposti alla cenere. Anche gli occhi possono essere protetti, soprattutto nelle giornate ventose, utilizzando per esempio gli occhiali da sole se si ha una particolare irritabilità o sensibilità».
Per quanto riguarda gli ambienti domestici, l’obiettivo è evitare per quanto possibile che la cenere penetri all’interno delle abitazioni. Il ricambio dell’aria può essere utile, ma deve essere gestito tenendo conto delle condizioni esterne e senza favorire l’ingresso delle particelle. E c’è poi un aspetto di sicurezza che esula dalla pneumologia ma che, durante le ricadute, non deve essere dimenticato: la cenere rende il terreno e le superfici più scivolose. Per gli anziani può aumentare il rischio di cadute; per chi guida, la ridotta visibilità può diventare un ulteriore fattore di pericolo. Particolare prudenza è necessaria anche per chi utilizza scooter e motocicli.
Esistono effetti a lungo termine? La scienza invita alla prudenza, non alla paura
Domanda: I cittadini dei paesi etnei sono maggiormente esposti a malattie respiratorie rispetto al resto della popolazione italiana? E cosa sappiamo degli effetti a lungo termine dell’esposizione alla cenere dell’Etna?
Prof.ssa Claudia Crimi:
«Le città che convivono con un vulcano sono relativamente poche nel mondo. Pensiamo al Giappone, all’Indonesia e ad altre realtà vulcaniche. Per questo non è semplice effettuare studi epidemiologici di lungo periodo e confrontare popolazioni esposte in maniera continuativa. Abbiamo collaborato anche con i vulcanologi e l’attività di monitoraggio ambientale è molto importante, ma l’imprevedibilità delle eruzioni e soprattutto la loro durata rendono complesso monitorare in maniera sistematica quello che accade durante ogni singolo episodio.
Per fortuna, non sono stati descritti in modo particolare effetti a lungo termine attribuibili alla cenere dell’Etna. La letteratura scientifica su questo tema è comunque limitata, anche perché i vulcani si comportano in maniera differente. Alcuni hanno una componente maggiormente legata ai gas, altri producono caratteristiche quantità e tipologie di cenere. L’Etna, con la sua attività esplosiva ed effusiva, presenta caratteristiche proprie. Sappiamo che l’esposizione continuativa alle particelle sottili può avere conseguenze sulla salute.
Nel caso della cenere vulcanica, però, l’esposizione è generalmente episodica e non costante. È quindi ragionevole ritenere che il rischio non possa essere equiparato automaticamente a quello di un’esposizione cronica e continuativa ad altri tipi di particolato. In futuro avremo probabilmente ulteriori evidenze scientifiche sul significato dell’esposizione cumulativa alla cenere vulcanica. Per ora dobbiamo attenerci alle conoscenze che abbiamo e soprattutto ridurre l’esposizione quando la presenza di cenere è significativa».
Dalla cenere agli occhi, dall’acqua alle strade: la salute non è soltanto respiratoria
La ricaduta di cenere, del resto, non riguarda esclusivamente i polmoni. Gli occhi sono tra i primi organi a risentire della presenza di particelle nell’aria: arrossamento e irritazione possono essere favoriti soprattutto dal vento, che contribuisce a mantenere le particelle in movimento. Esiste poi una dimensione più ampia legata alla vita quotidiana. La cenere può creare problemi alla circolazione, alla visibilità e alla sicurezza delle persone. Può rendere scivolose le superfici e aumentare il rischio di cadute, mentre per chi guida rappresenta un elemento di ulteriore attenzione.
Anche il tema dell’acqua e quello agricolo richiedono valutazioni specifiche da parte degli esperti dei rispettivi settori. Sul piano domestico, per frutta e verdura provenienti da aree interessate dalla ricaduta, una corretta e accurata pulizia rappresenta una precauzione fondamentale. Per quanto riguarda invece l’acqua, la composizione della cenere e la possibile interazione con le risorse idriche sono aspetti che devono essere valutati dalle autorità e dagli specialisti competenti.
L’Etna non va temuta, va conosciuta
Alla fine, il messaggio della professoressa Crimi è soprattutto un invito alla consapevolezza. Convivere con l’Etna significa imparare a convivere anche con ciò che la sua attività comporta, senza perdere la capacità di apprezzarne la straordinaria bellezza ma senza ignorarne gli effetti. La cenere vulcanica può temporaneamente modificare la qualità dell’aria e provocare fenomeni irritativi delle vie respiratorie. Per la maggior parte della popolazione si tratta di manifestazioni transitorie. Ma per chi soffre di asma, BPCO o altre malattie respiratorie, così come per bambini, anziani e soggetti particolarmente sensibili, la prudenza deve essere maggiore.
Ridurre l’esposizione quando la cenere è abbondante, evitare l’attività fisica all’aperto nelle fasi più intense, proteggersi durante la pulizia, seguire correttamente le terapie già prescritte e prestare attenzione ai sintomi respiratori sono misure semplici, concrete e proporzionate. Di fronte a un fenomeno naturale che fa parte della vita del territorio, la vera differenza la fa la conoscenza: quella capace di trasformare l’incertezza in consapevolezza
Convivere con l’Etna non significa ignorarne i rischi, né vivere ogni sua eruzione con apprensione. Significa conoscerne gli effetti, adottare le precauzioni necessarie e affrontare ciò che accade con quella consapevolezza che permette al territorio di continuare a guardare il proprio vulcano con rispetto, senza trasformare la prudenza in paura.












