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5 settembre 1981, 44 anni fa si aboliva il matrimonio riparatore: il “no” di Franca Viola

44 anni fa l’Italia aboliva il matrimonio riparatore. Tutto iniziò con il "no" di Franca Viola al suo stupratore. Una rivoluzione civile e culturale.

Dalila Battaglia di Dalila Battaglia
5 Settembre 2025
in In Copertina
Tempo di lettura: 8 minuti di lettura
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ANNUNCIO PUBBLICITARIO

Costumi a dir poco medievali erano ancora una consuetudine nell’Italia del XX secolo. Solo il 5 settembre 1981 sono stati aboliti due di quelli che erano considerati “diritti” del maschio italiano, due istituti giuridici che oggi sembrano appartenere a un’epoca remota: il matrimonio riparatore e il delitto d’onore. Due norme figlie di una cultura patriarcale che premiava la violenza, purché incorniciata nel concetto ipocrita di “onore”. Questa data segna un grande passo in avanti per la civilizzazione del nostro paese.

Matrimonio riparatore e delitto d’onore: cos’erano?

Il matrimonio riparatore è una pratica che continuò ad essere utilizzata dall’età medievale fino a quella contemporanea. L’uomo che avesse commesso, nei confronti di una donna nubile e vergine, stupro o violenza carnale, aveva la possibilità di liberarsi da qualsiasi condanna penale e sociale per l’azione commessa e, nello stesso tempo, privare la famiglia della ragazza del “disonore” subito. Attraverso, infatti, la proposta di matrimonio, l’uomo si impegnava letteralmente a riparare il danno. Non avrebbe, inoltre, potuto pretendere alcuna dote dalla donna. Quest’ultima sarebbe stata, dunque, costretta a una non scelta.

Per comprendere a fondo la visione che ai tempi vigeva della donna e della posizione di supremazia che su questa ricopriva la famiglia, è fondamentale sottolineare che il matrimonio riparatore era soprattutto voluto dai familiari della vittima, i quali non ritenevano percorribile altra via per ripristinare l’onore ormai perduto.
La giovane donna, infatti, a causa dell’accaduto, non avrebbe fatto altro che alimentare scomodi pettegolezzi popolari e, soprattutto, non essendo più “illibata”, si sarebbe preclusa la possibilità di trovare un uomo disposto ugualmente a sposarla.

Il delitto d’onore, invece, era stabilito da una legge: l’art. 587 del Codice Penale Rocco, in vigore dal ventennio fascista, recitava:

“Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.”

Praticamente l’uomo, dopo aver commesso l’omicidio di una donna del proprio nucleo familiare, avrebbe potuto godere di uno sconto di pena in quanto “l’atto d’ira” veniva in parte giustificato dal fatto che l’uomo fosse stato disonorato. La legge, quindi, tutelava tali azioni, il cosiddetto “delitto d’onore“, che fondava la propria ragione di esistere sulla necessità di difendere l’onore.

Matrimonio riparatore; Italia 1960'

La storia di Franca Viola; la prima donna a dire “NO”

L’Italia, Paese della Costituzione antifascista e dei diritti umani, ha portato avanti queste norme fino agli anni ’80. Eppure la resistenza culturale era già in corso da tempo. Una giovane siciliana di nome Franca Viola ne fu l’emblema. Oggi Franca Viola ha 77 anni e vive ad Alcamo, dove venne rapita e violentata nel 1965. È considerata la prima donna italiana ad avere rifiutato «il matrimonio riparatore»

È il 1965. In un’Italia contadina e profondamente influenzata da codici d’onore non scritti, Franca Viola, appena diciottenne, viene rapita e violentata dall’ex fidanzato Filippo Melodia, un giovane mafioso di Alcamo, in Sicilia. Dopo otto giorni di segregazione, stupri e violenze, la ragazza viene liberata dalla polizia. Ma il trauma non finisce lì.

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Quando venne rapita e stuprata per otto giorni, Franca Viola aveva quasi 18 anni. Era il 26 dicembre 1965, ad Alcamo, in Sicilia, dove Franca Viola era nata e cresciuta insieme alla sua famiglia. Non è mai andata via dal suo paese, lì, mentre le voci in strada e nei bar si dividevano tra cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato, Franca Viola è diventata la prima donna italiana a rifiutare il «matrimonio riparatore».

Il coraggio di una donna

All’età di 15 anni, Franca, con il consenso della famiglia, si era fidanzata con Filippo Melodia, un giovane di paese, benestante e nipote di un mafioso del luogo. La Sicilia era quella di fine anni Sessanta, dei piccoli proprietari e dei mezzadri. Fu quando anche Filippo venne accusato di furto e appartenenza a banda mafiosa che Franca Viola decise di lasciarlo, sostenuta da suo padre. Da quel momento Franca e la sua famiglia furono condannati a continue intimidazioni, minacce armate, distruzione e incendio della propria vigna. Non sembrava possibile a quel ragazzo abituato a decidere (e ottenere) tutto, di trovarsi davanti a una donna che lo rifiutava e un padre che non si lasciava spaventare.

Così, Filippo Melodia organizzò il rapimento di Franca convinto di convincerla a cedere in questo modo e il 26 dicembre 1965 piombò in casa sua, picchiando la madre e portando via insieme a Franca anche il suo fratellino di otto anni. Per poi liberarlo poco dopo. Quella che non venne liberata fu lei, la ragazza che continuava a dire no. Che voleva decidere per se stessa. Nonostante gli stupri, le botte, il digiuno prolungato. Una tortura durata otto giorni.

«Rimasi digiuna per giorni e giorni. Lui mi dileggiava e provocava. Dopo una settimana abusò di me. Ero a letto, in stato di semi-incoscienza» raccontò Franca.

La polizia riuscì a liberarla dopo avere scoperto il luogo in cui veniva tenuta segregata, una casa di campagna prima e infine in casa della sorella di Melodia. Quest’ultimo venne arrestato il giorno stesso. Quello che accade subito dopo fu rivoluzione.

Un processo storico che fece la Storia

Franca Viola e la sua famiglia rifiutarono il matrimonio riparatore e quindi Melodia venne mandato a processo. Franca disse no. E lo fece pubblicamente. Con il sostegno del padre, si oppose a quel matrimonio e denunciò il suo aggressore.

“Io non sono proprietà di nessuno” avrebbe detto, rivoluzionando il concetto stesso di onore.

Il codice penale prevedeva infatti un articolo, il 530, che recitava:

«Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali».
Inoltre, lo stupro era considerato un «delitto contro la moralità pubblica e il buon costume». E restò tale fino al 1996. In poche parole se chi stuprava decideva di sposare la donna, non finiva processato ed evitava il carcere.

Non fu così per Melodia. Per lui il pubblico ministero chiese 22 anni mentre l’opinione pubblica si domandava, come raccontano i telegiornali dell’epoca, se mai qualche altro uomo avrebbe avuto il coraggio di sposare Franca Viola, «nonostante tutto». La difesa cercò di screditarla dipingendo il rapimento come «una fuga d’amore» perché la coppia aveva già avuto dei rapporti sessuali, secondo quanto riferito da Melodia. Tuttavia la macchina del fango non mise a tacere Franca Viola che continuò a ribadire il suo diritto a scegliere e autodeterminarsi e si presentò a ogni udienza in tribunale. Il processo si concluse nel 1966 con la condanna a 11 anni per Filippo Melodia e i suoi complici.

La forza di Franca Viola fu tale da aprire un varco nella giurisprudenza e nel cuore del Paese. Per la prima volta, una donna non solo rifiutava di sposare il proprio stupratore, ma otteneva giustizia. Simbolo di lotta ed emancipazione.

Franca viola; durante il processo contro il matrimonio riparatore

5 settembre 1981: la legge cambia, l’Italia cresce

Ci vollero altri 15 anni, ma alla fine quel varco diventò legge. Il 5 settembre 1981, con l’abrogazione dell’articolo 544 del Codice Penale, venne definitivamente eliminato il matrimonio riparatore. Lo stesso giorno, fu cancellato anche il famigerato art. 587 sul delitto d’onore.

Fu una giornata di svolta, poco celebrata ma fondamentale nella storia della Repubblica. Grazie anche a figure come Franca Viola, l’Italia prendeva finalmente posizione contro un retaggio culturale tossico e disumano.

Il matrimonio non sarebbe più stato un mezzo per cancellare un crimine. L’omicidio per motivi d’onore non avrebbe più potuto godere di sconti di pena. Lo stupro, finalmente, veniva riconosciuto per ciò che è: un crimine contro la persona, non contro il decoro familiare.

Oggi a distanza di 44 anni dall’abrogazione di tali atrocità, è necessario continuare a ringraziare Franca Viola. E’ solo grazie alla sua forza e al suo coraggio se oggi le donne italiane hanno la libertà di scegliere.

Una vita normale, una donna straordinaria

Franca Viola oggi ha 76 anni e vive ancora ad Alcamo, il suo paese natale. Ha scelto di rimanere lì, in mezzo a chi per anni l’ha guardata con sospetto o timore. Nel 1968 ha sposato Giuseppe Ruisi, l’uomo che aveva scelto da sé, e con lui ha avuto dei figli, e vive il suo matrimonio da favola.

Non ha mai cercato fama o gloria, ma il suo nome è diventato un emblema. Nel 2014 è stata insignita del titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, un riconoscimento simbolico per il contributo dato alla civiltà giuridica e culturale del Paese, come descritto nell’articolo L’8 marzo tra passato e presente: dieci donne italiane che hanno scritto la storia – LiveUnict.

Quando le chiedono se prova rabbia verso chi la criticò, risponde con dignità:
“Li incontro ogni tanto. Se posso, li evito. Ma se capita, li saluto. E loro, quasi sempre, abbassano gli occhi.”

Non una vittima, ma una pioniera

Franca Viola non ha semplicemente rifiutato un matrimonio. Ha cambiato il corso della storia italiana. Ha dimostrato che la libertà non si eredita, ma si conquista, anche a costo di pagare un prezzo altissimo. Il suo coraggio ha portato, 16 anni dopo, alla fine di una legge che per secoli ha giustificato l’ingiustificabile.

Il 5 settembre 1981 segna l’abolizione del matrimonio riparatore. Ma la vera rivoluzione iniziò molto prima, in una casa di Alcamo, quando una ragazza disse: “Io scelgo per me stessa.”

Tags: franca violamatrimonio riparatore

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