
Photo credits: Lab5
Liberare le piazze storiche dal traffico per restituire gli spazi ai cittadini è un atto di civiltà necessario, ma sostituire l’ombra dei fusti ad alto fusto con la terra arida rischia di trasformarsi in un controsenso ecologico e urbanistico. Sta facendo discutere sui social e non solo l’intervento in piazza Federico di Svevia, all’ombra del Castello Ursino, che ha visto il taglio di diverse alberature sane presenti nell’area.
Il contrasto tra il passato recente e la situazione attuale rischia di trasformare lo slargo in una nuova isola di calore nel centro storico. Laddove prima sorgevano alberi dalle chiome rigogliose, capaci di garantire ombra naturale e mitigare le temperature estive, oggi restano soltanto tronchi segati, ceppaie a terra e ampie porzioni di terreno spianato sotto il sole.
In una città chiamata ad affrontare estati sempre più torride e picchi di calore estremi, l’eliminazione dei fusti esistenti senza un piano trasparente e immediato di ripiantumazione impoverisce la qualità della vita dei residenti. La rigenerazione urbana non può limitarsi all’uso delle motoseghe, ma deve passare dalla tutela, dalla cura e dall’integrazione del patrimonio verde già presente, per offrire a cittadini e turisti uno spazio vivibile e davvero sostenibile.
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