
Una rete idrica sotterranea, rimasta nascosta per secoli, è tornata alla luce sotto il Teatro Antico greco-romano di Catania. La scoperta arriva da una ricerca congiunta tra il Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci e il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania, pubblicata sulla rivista Annals of Geophysics. L’indagine, nata per comprendere le cause dei continui allagamenti dell’orchestra, ha rivelato la presenza di antichi canali di drenaggio che potrebbero riscrivere la storia idraulica del monumento.
La scoperta è stata possibile grazie a indagini geofisiche non distruttive condotte con il georadar, utilizzate per analizzare il sottosuolo del piano dell’orchestra. L’intervento nasce dalla collaborazione tra il Parco archeologico, diretto dal dott. Giuseppe D’Urso, e l’Università di Catania, guidata sul piano scientifico dal prof. Rosolino Cirrincione.
I ricercatori, tra cui Sebastiano Tarascio, Giulia Falco, Giovanni Barreca, Salvatore Gambino e Carmelo Monaco, hanno ricostruito una complessa stratigrafia del sottosuolo, individuando cavità e strutture lineari riconducibili a un sistema di canalizzazioni antiche. L’obiettivo iniziale era comprendere il cedimento del rivestimento marmoreo dell’orchestra, ma l’analisi ha aperto uno scenario molto più ampio, evidenziando un’infrastruttura idraulica organizzata e ancora in parte leggibile.
Uno degli aspetti più critici emersi riguarda il comportamento della falda acquifera sottostante, che provoca periodici allagamenti del teatro. Come spiegato dall’archeologa Giulia Falco, l’orchestra romana risulta spesso sommersa per buona parte dell’anno, con l’acqua che affiora dalla parodos occidentale e dagli interstizi del pavimento, trascinando sedimenti e favorendo la crescita di vegetazione infestante e patine biologiche dannose. Il fenomeno non è solo estetico, ma incide direttamente sulla conservazione del monumento, accelerandone il degrado. Per questo motivo è stata avviata un’indagine geofisica approfondita, con l’obiettivo di comprendere la relazione tra la falda, le cavità sotterranee e le attuali infiltrazioni.
Le analisi del prof. Carmelo Monaco hanno permesso di identificare canali sotterranei orientati prevalentemente nord-sud, situati a circa 60–70 centimetri sotto il piano dell’orchestra. Queste strutture sembrano costituire un antico sistema di drenaggio, probabilmente utilizzato per convogliare le acque di falda e piovane verso l’esterno dell’area teatrale. Alcuni canali risultano ancora collegati a sistemi visibili nel palcoscenico, mentre altri appaiono ostruiti o parzialmente distrutti.
Secondo lo studio, il sistema potrebbe essere collegato anche a un canale di deflusso naturale, forse riconducibile a un ramo dell’antico fiume Amenano, oggi sepolto sotto la via Vittorio Emanuele. Le trasformazioni urbane, dalla colata lavica del 1669 fino ai riempimenti ottocenteschi, avrebbero poi modificato profondamente l’assetto originario dell’area.
La ricerca non si limita a ricostruire un tassello della Catania antica, ma apre nuove prospettive per la conservazione del Teatro Antico. Comprendere il funzionamento della rete idraulica sotterranea significa infatti poter intervenire in modo più efficace sul problema degli allagamenti, riducendo i danni ai rivestimenti e migliorando la gestione della falda. Il monumento, che nel corso dei secoli ha attraversato trasformazioni, interramenti e riscritture urbane, si conferma così un organismo complesso in cui archeologia, geologia e urbanistica si intrecciano. Una scoperta che restituisce profondità alla storia della città e che potrebbe segnare un punto di svolta nella tutela di uno dei suoi luoghi simbolo.
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