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Acireale e l’arte della cartapesta: i giovani portano avanti la tradizione

Ad Acireale l'arte della cartapesta continua ad affascinare e ad attrare i giovani. A raccontarlo, ai microfoni di LiveUnict, è Francesco Toscano.

Il Carnevale di Acireale, considerato il più bello d’Italia, una delle feste che continua ad affascinare grandi e piccini. Per tutto il periodo dei festeggiamenti, il paese si trasforma: le strade si riempiono di musica, risate, colori e maschere, mentre i carri allegorici lasciano chi li osserva con il naso all’insù e il fiato sospeso. Questa tradizione affonda le sue radici nel lontano 1880, da allora Acireale on ha mai smesso di custodire l’arte delle lavorazione della cartapesta. Ma dietro maschere, colori e personaggi cosa si nasconde? L’arte delle cartapesta non è solo un’antica tradizione ma continua ad appassionare sempre più giovani. A raccontarlo è Francesco Toscano, 23 anni, che insieme agli studenti delle scuole contribuisce a mantenere viva questa meravigliosa tradizione, che sembra tramandarsi da generazione in generazione.

Una tradizione che non smette di appassionare

Francesco continua a trasmettere ai più giovani un’arte antica e preziosa, fatta di pazienza, creatività e soprattutto passione. A raccontarlo, con emozione nella voce e orgoglio, è proprio lui: “Era il 2015 quando ho avuto la possibilità di conoscere un carrista, che realizzava i carri per il Carnevale. In realtà la mia passione è nata molto prima quando da bambino andavo, insieme ai mie genitori, alle sfilate dei carri e rimanevo incantato a guardarli. Poi un giorno ho avuto la fortuna di entrare in una bottega artigiana. Lì ho iniziato a scoprire davvero questo mondo: ho imparato a lavorare la cartapesta, a darle forma, vita. Grazie al mio maestro ho capito quanta attenzione ai dettagli sia necessaria: ogni dettaglio richiede pazienza, ogni superficie va curata con attenzione. Bisogna tenere a mente che la realizzazione di un carro è un lavoro di gruppo: c’è chi costruisce la struttura, di chi si occupa dei movimenti e delle luci. Nel 2020 ho avuto la possibilità di realizzare il mio primo carro in cartapesta”.

La delicata arte della cartapesta

La lavorazione della cartapesta è un’arte che vive di pazienza e cura per i più piccoli dettagli. Tra mani sporche di colla e carta nasce qualcosa di unico, intriso di un forte legame con la propria città. Francesco ci guida in questo viaggio e passo dopo passo ci svela i segreti di quest’arte: “Si parte dalla modellatura in argilla, questo è il primo passaggio. Si realizza poi uno stampo in gesso, una delle fasi più delicate. Bisogna accertarsi che il gesso si asciughi completamente, perdendo tutta l’acqua in eccesso. Per capire se è pronto, ci si può bussare sopra, il gesso deve emettere un suono “pulito”, quasi come quello di una campana. A questo punto si inserisce o la cera liquida nello stampo,altrimenti io preferisco utilizzare il borotalco. Solo adesso si arriva al cuore del processo: la cartapesta. Si prepara una colla artigianale a base di acqua e farina, portata a ebollizione fino a ottenere una consistenza cremosa e senza grumi. In questa fase sarà necessario trovare il giusto equilibrio: solitamente metto in un pentolino molta più acqua rispetto alla farina. Successivamente la carta, tagliata in piccoli pezzi, viene immersa nella colla e poi applicata all’interno dello stampo. Si procede a strati, solitamente due o più, alternando tipi di carta diversi, io preferisco utilizzare la carta dei giornali e una foglio di carta rosa proprio per distinguere meglio i livelli e lavorare con più precisione. Ogni pezzo va posizionato con cura, premendo bene soprattutto nelle fessure e nei dettagli dello stampo. Più la forma è complessa, più tempo e attenzione richiede questo passaggio. In questo processo, bisogna fare molta attenzione a non lasciare bolle d’aria, soprattutto nelle parti più incavate dello stampo. L’obbiettivo è ottenere una figura con quanti più dettagli possibili e che non collassi. Una volta completata la fase di applicazione e asciugatura ,preferibilmente non sotto il sole diretto, per evitare deformazioni o crepe, il pezzo viene estratto con grande cura e inizia così la fase di rifinitura. So che chi gli altri artigiani, in questa fase, utilizzano una carta spessa, come quella dei sacchi di farina. Vi svelo però un trucco, io preferisco utilizzare una carta meno spessa così da far riemergere tutti i dettagli. A questo punto si interviene con una prima levigatura e con una base di colore bianco, che ha una doppia funzione: uniformare la superficie e creare uno sfondo neutro su cui poter lavorare successivamente. È come preparare un foglio bianco prima di disegnare, solo dopo si passa alla decorazione”.

Da generazione in generazione

Oggi Francesco lavora a stretto contatto con i bambini, accompagnandoli in un percorso fatto di colori e tradizione: “Vedo i bambini sempre più coinvolti in questo laboratorio. Inizialmente mi sono soffermato molto sul momento della stesura del composto nello stampo, perché all’inizio molti non facevano caso ai dettagli, e ho cercato di far capire loro quanto siano fondamentali in questo lavoro. Noto che la loro manualità è migliorata tantissimo nel tempo, più passa il tempo più prendono confidenza con gli strumenti di questo mestiere. Inevitabilmente, la parte che li appassiona di più è la stesura del colore. In quel momento si accendono, si divertono e si lasciano completamente andare”. Si parte quindi da un progetto intriso di tradizioni e di colori per poi giungere alla piena consapevolezza delle proprie capacità. Le loro mani si sporcano, si sperimenta, si sbaglia, si corregge e si costruisce.

Ilaria Santamaria

Laureata in lettere e futura filologa comparatista. Ad occupare il mio tempo libero lunghe passeggiate sotto il sole e una buona lettura di un classico.

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Ilaria Santamaria

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