
Le vaccinazioni hanno cambiato la storia della salute pubblica, salvando negli ultimi cinquant’anni oltre 154 milioni di vite a livello globale e contribuendo a ridurre drasticamente malattie un tempo diffuse e spesso letali. Eppure, secondo le principali istituzioni europee e internazionali, questi risultati straordinari rischiano oggi di essere compromessi da un progressivo calo delle coperture vaccinali e da una crescente disomogeneità tra i Paesi. Un segnale d’allarme che arriva in occasione della Settimana europea dell’immunizzazione e che riapre il dibattito sull’importanza di mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione lungo tutto l’arco della vita.
Negli ultimi decenni le vaccinazioni hanno rappresentato uno degli strumenti più efficaci della medicina moderna, consentendo di eliminare o ridurre drasticamente malattie infettive che in passato causavano epidemie e migliaia di decessi. In Europa, ad esempio, la poliomielite endemica è stata eliminata dal 2002, mentre rosolia, difterite e parotite hanno registrato un crollo dei casi superiore al 90% tra il 2000 e il 2024. Questi dati, diffusi da Oms Europa, Commissione europea e Unicef, raccontano un progresso sanitario senza precedenti, che ha modificato profondamente l’aspettativa e la qualità della vita.
Tuttavia, questi risultati non sono irreversibili. Le istituzioni europee sottolineano infatti come la diminuzione della percezione del rischio stia contribuendo a un calo delle adesioni ai programmi vaccinali, con effetti già visibili. Nel 2024, ad esempio, si sono registrati 298 mila casi di pertosse e oltre 127 mila di morbillo in Europa, il numero più alto degli ultimi 27 anni. Un segnale che indica chiaramente come la mancata copertura vaccinale possa riportare in circolazione malattie che si pensavano sotto controllo.
Anche in Italia il quadro è definito complesso e in evoluzione. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, malattie come poliomielite, difterite e rosolia non si registrano più da anni grazie alle elevate coperture vaccinali raggiunte in passato. Tuttavia, questo equilibrio è fragile e dipende dal mantenimento costante dei livelli di immunizzazione nella popolazione. Quando la copertura scende, il rischio di ritorno delle infezioni aumenta in modo significativo.
Un esempio concreto è rappresentato dal morbillo, che continua a circolare nel Paese con 529 casi registrati nel 2025. Anche il papillomavirus umano (Hpv), responsabile di diversi tumori tra cui quello della cervice uterina, evidenzia ancora forti disparità nella prevenzione. Nonostante l’efficacia del vaccino, la copertura in Italia resta infatti poco sopra il 50% nelle ragazze e circa il 45% nei ragazzi, valori ancora lontani dagli obiettivi raccomandati a livello europeo, la prevenzione è fondamentale, come evidenziato dall’articolo “Ignorare i segnali è l’errore”; Intervista al dott.Palumbo.
Tra le malattie prevenibili con vaccino, l’Hpv rappresenta uno dei casi più significativi dal punto di vista della salute pubblica, perché collegato direttamente a forme tumorali che possono essere prevenute in modo efficace attraverso la vaccinazione. Secondo l’Ecdc (European Centre for Disease Prevention and Control), l’eliminazione del tumore del collo dell’utero nell’Unione Europea e nello Spazio economico europeo è un obiettivo realistico, ma richiede un ulteriore rafforzamento dei programmi di immunizzazione e una maggiore adesione da parte della popolazione.
Le differenze tra i Paesi europei sono però ancora evidenti: mentre Islanda, Portogallo e Norvegia superano il 90% di copertura vaccinale, altri Stati come Bulgaria, Romania e Slovacchia restano lontani dagli standard minimi raccomandati. Questa disomogeneità rappresenta una delle principali sfide per la sanità pubblica europea, che punta a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione.
Un altro elemento centrale riguarda il ruolo della ricerca e degli investimenti nel settore vaccinale. Nell’Unione Europea sono attualmente in fase di sviluppo 91 vaccini, a conferma di un settore in continua evoluzione scientifica e tecnologica. Secondo le analisi di Farmindustria, ogni euro investito in prevenzione può generare fino a 14 euro di benefici complessivi, tra riduzione dei costi sanitari e miglioramento della salute pubblica.
Per questo motivo, cresce la richiesta di considerare la spesa per l’immunizzazione non come un costo, ma come un investimento strategico per la sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali. Anche le società scientifiche, in particolare in ambito pediatrico, ribadiscono che la protezione vaccinale non deve limitarsi all’infanzia, ma accompagnare l’intero arco della vita, includendo donne in gravidanza, adulti e anziani. Un approccio che punta a rafforzare la prevenzione come pilastro fondamentale della salute collettiva.
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