
Nasce in ateneo il Centro Phygital per l’educazione all’imprenditorialità e l’inclusione. Questo pomeriggio, nella sede del Polo didattico “Emilio Giardina” del dipartimento di Economia e Impresa è stata inaugurata ufficialmente la nuova struttura realizzata con i fondi del progetto di ricerca GRInS e dedicata alla co-creazione digitale di percorsi di formazione di competenze “ibride”, servizi di orientamento professionale e di educazione all’imprenditorialità.
GRInS, i cui risultati sono stati presentati in mattinata agli stakeholders nell’aula magna del Palazzo delle Scienze, è un partenariato di ricerca pubblico e privato – finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito della Missione 4 del PNRR – che conta la presenza di 27 istituzioni per un totale di oltre 600 ricercatrici e ricercatori in tutto il territorio nazionale che insieme ai qualificati partner selezionati attraverso i “bandi a cascata” ha consolidato un ecosistema d’innovazione e ricerca data-driven. L’Università di Catania ha partecipato con numerosi gruppi di ricerca, ciascuno specializzato in aeree tematiche strategiche, attraverso la produzione di dati, modelli di analisi ed evidenze scientifiche che alimentano AMELIA, una “data knowledge platform” che trasforma la ricerca in un sistema integrato di dataset in diversi formati, dashboard e servizi di analisi offrendo così strumenti integrati, modelli altamente innovativi di riferimento per enti, ricercatori e decisori politici essenziali per lo sviluppo economico, l’innovazione e la creazione di valore per la società.
In particolare, l’Ateneo di Catania – coordinatore dello Spoke 8 – ha contribuito alla produzione di ricerche socio-economiche su indicatori di benessere nelle regioni europee, relazione tra partecipazione culturale e inclusione sociale, dinamiche di criminalità e comportamenti devianti, classifiche territoriali, insularità e marginalità economica, educazione all’imprenditorialità, sostenibilità e circolarità nei sistemi agroalimentari, accessibilità ai servizi per cittadini, finanza consapevole, purpose ecosystem e strategie di smart specialization.
Il nuovo Centro nasce come uno spazio fisico attrezzato all’interno dell’Ateneo, progettato per integrare dimensione reale e digitale. L’ambiente è dotato di dispositivi e apparecchiature dedicate – tra cui visori Oculus e strumenti specifici – che consentono di sperimentare realtà aumentata, realtà virtuale e ambienti immersivi, offrendo modalità di apprendimento e interazione innovative.
«Si tratta di una struttura che mette in dialogo spazio fisico e dimensione digitale – spiega il prof. Marco Romano, referente del progetto – e che rende possibili diverse forme di interazione: in presenza, online, ibride e phygital. Il Centro integra tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e gli ambienti AR, VR e immersivi, permettendo di offrire servizi personalizzati e di promuovere inclusione e coesione sociale attraverso percorsi di reskilling, upskilling ed educazione imprenditoriale».
I destinatari delle attività sono in particolare migranti, giovani NEET, persone coinvolte in percorsi di reinserimento dopo la detenzione e donne vittime di violenza allontanate dal contesto familiare. A questi si aggiungono, più in generale, persone che sono uscite dal mercato del lavoro e che necessitano di nuove opportunità di formazione e reinserimento professionale. In questa prospettiva, i contenuti formativi diventano strumenti concreti per favorire inclusione sociale e nuove prospettive occupazionali, anche con il contributo delle istituzioni.
L’intero sistema è supportato da una piattaforma digitale capace di riconoscere il profilo dell’utente e proporre contenuti formativi personalizzati, disponibili nelle principali lingue. I materiali didattici riguardano tre macro-ambiti – imprenditorialità, aggiornamento delle competenze e riqualificazione professionale – e possono essere seguiti sia attraverso percorsi suggeriti dal sistema sia tramite scelte autonome da parte dei beneficiari.
La piattaforma del Centro Phygital rappresenta così un modello innovativo di università come piattaforma educativa aperta: un ambiente capace di integrare partner e risorse esterne, offrire servizi modulari e personalizzati, sostenere forme di didattica esperienziale e favorire la nascita di ecosistemi di imprenditorialità e innovazione, generando al tempo stesso un impatto sociale concreto.
«L’iniziativa – aggiunge il prof. Romano – si inserisce nel filone internazionale degli studi sull’“università imprenditoriale”, in particolare nel paradigma della cosiddetta “platform university”, un modello organizzato secondo una logica di piattaforma. L’obiettivo non è semplicemente erogare corsi in modalità duale, ma rendere possibile una fruizione continua e accessibile dei contenuti formativi, anche attraverso esperienze immersive e interattive. In questo modo gli studenti possono osservare e comprendere dinamiche e processi in maniera più immediata, migliorando in modo significativo l’efficacia dell’apprendimento».
È inoltre in fase di avvio una seconda iniziativa di potenziamento del Centro, che consentirà di estendere le attività anche ai territori e alle aree interne, spesso più esposte al rischio di esclusione sociale. In questa prospettiva, il Centro Phygital non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso di innovazione – conclude il prof. Romano – capace di offrire opportunità non solo ai destinatari già individuati, ma anche agli studenti universitari, ai giovani laureati che non sono ancora entrati nel mercato del lavoro e agli studenti delle scuole secondarie, diventando così anche un importante strumento di orientamento.
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