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Mal’Aria 2026, Catania fuori norma: 33% oltre i limiti d’inquinamento

Online l’annuale appuntamento di Legambiente con il report sull'inquinamento atmosferico nei capoluoghi italiani. Di seguito i dati su Sicilia e Catania.

Online ormai l’annuale appuntamento di Legambiente con il report sull’inquinamento atmosferico nei capoluoghi italiani. L’associazione ha raccolto ed elaborato i dati ufficiali forniti dalle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA). Di seguito i dati rielaborate e la classifica nazione delle città più inquinate.

Il punto della situazione dei capoluoghi analizzati

Ottime notizie per la quantità di smog nelle nostre città italiane! I livelli diminuiscono, ma non abbastanza da poter dichiarare di aver cambiato davvero rotta. Secondo i dati raccolti, nel 2025, scendono a 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno), contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022.

Però se si guarda al 2030, anno in cui entreranno i vigore i nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria (20 µg/m³ per il PM10, 20 µg/m³ per l’NO2, 10 µg/m³ per il PM2.5), il nostro Paese è ancora molto lontano dai parametri richiesti. Ad oggi, secondo le normative che verranno applicate nel 2030, sarebbero fuorilegge il 53% delle città per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO2. Nello specifico le situazioni più distanti dall’obiettivo, per livelli di PM10, troviamo: Cremona (-35% la riduzione necessaria), Lodi (-32%), Cagliari (-31%), Verona (-31%), Torino (-30%) e Napoli (-30%). Per quanto concerne il PM2.5 (le particelle sottili nell’aria) la percentuale sale al 73%! In questo caso le città più distanti dall’obiettivo sarebbero: Monza (-60%), Cremona (-55%), Rovigo (-53%), Milano (-50%), Pavia (-50%) e Vicenza (-50%). Il 38% delle città non rispetta invece il nuovo valore per l’NO2 (inquinante atmosferico generato da combustioni) con le situazioni più distanti dall’obiettivo registrate a Napoli (-47%), Torino (-39%), Palermo (-39%), Milano (-38%), Como (-33%) e Catania (-33%).


Le città più inquinate per particelle sottili

La Sicilia figura la primo posto per inquinamento da PM10. Si ricorda che per PM10 si intende un particolato, ovvero una polvere fina, con un diametro pari o inferiore a 10 µm. Si tratta di un inquinante la cui fonte di emissione principalmente è sicuramente la combustione di legna e altri tipi di biomasse, usate normalmente per il riscaldamento domestico. Ma altrettanto importanti, in alcuni casi prevalenti, sono anche altri settori come le attività industriali, l’agricoltura e il trasporto su strada. Inoltre, per il 2025, si prevedeva che il numero di giorni in cui il livello di polveri sottili (PM10) avrebbe superato la media di 50 microgrammi per metro cubo, limite stabilito dalla legge, non dovesse eccedere i 35 giorni nell’intero anno solare. L’obiettivo è stato portato a termine da gran parte dei capoluoghi italiani.

Di questi solo 13 le città hanno superato il limite di legge! Al primo posto figura proprio una delle città Siciliane: Palermo! Il capoluogo siculo ha raggiunto gli 89 sforamenti, seguita da Milano (Marche) con 66, Napoli (Ospedale Pellegrini) con 64, Ragusa (Campo di Atletica) 61. Sotto le sessanta giornate figurano: Frosinone scalo con 55, Lodi (Vignati) e Monza (Machiavelli) 48, Cremona (Cadorna) e Verona (Borgo Milano) 44, Modena (Giardini) 40, Torino (Rebaudengo) 39, Rovigo (Largo Martiri) 37 e Venezia (via Tagliamento) 36. Non è una novità trovare Palermo in cima alla classifica. Già da qualche anno, le centraline di e di Palermo e Ragusa avevano iniziato a superare frequentemente il limite dei 35 giorni!


I dati per la nostra città di Catania

La nostra città di Catania, per il 2025, ha registrato un livello di PM10 pari a 24 microgrammi per metro cubo. A questo punto, per poter essere in legge e rispettare le nuove direttive del 2030, dovrà ridurre le sue polveri sottili del 18% per rispettare le nuove normative ambientali.

Male anche per quanto concerne il biossido di azoto, prodotto da tutti i processi di combustione ad alta temperatura (impianti di riscaldamento, motori dei veicoli, combustioni industriali, centrali di potenza, e molto altro). Si ricorda, che il biossido può provocare effetti acuti sulla salute, in particolare: disfunzionalità respiratoria e reattività bronchiale (irritazioni delle mucose) e cronici quali alterazioni della funzionalità respiratoria e aumento del rischio tumori. Altra nota dolente che rispetto ai valori che entreranno in vigore nel 2030, con limite di 20 µg/mc, la situazione non è così rosea. Infatti, ad oggi, circe il 38% delle città italiane (40 su 105) risultano fuori norma.

Ilaria Santamaria

Laureata in lettere e futura filologa comparatista. Ad occupare il mio tempo libero lunghe passeggiate sotto il sole e una buona lettura di un classico.

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Ilaria Santamaria

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