Scuola, gli scioperi previsti per il mese di novembre: date

Scuola, previsti numerosi scioperi per il mese di novembre e inizio dicembre. Di seguito tutte le date e le ragioni dietro le proteste dei lavoratori.

Secondo quanto riportato da Studenti.it, il mese prossimo la scuola italiana sarà protagonista di una serie di scioperi scolastici che coinvolgeranno studenti, personale della scuola e altri lavoratori.

Le mobilitazioni, che spaziano dalla protesta climatica alla difesa dei diritti contrattuali, promettono un calendario pieno di appuntamenti, con possibili disagi alle lezioni da metà novembre fino a dicembre.

Gli studenti scenderanno in piazza: date

Secondo quanto scritto da Marianna Lunghi, gli scioperi inizieranno da venerdì 14 novembre. I movimenti protagonisti saranno Fridays For Future e Unione degli Studenti (UdS), che chiedono interventi concreti per la crisi climatica e una maggiore partecipazione dei giovani al sistema educativo.

Lo slogan dell’UdS, “Un’altra scuola, un altro mondo è possibile”, denuncia un sistema scolastico giudicato poco inclusivo e segnato da riforme considerate troppo punitive. La mobilitazione arriva a pochi giorni dalla Giornata internazionale dello studente, rafforzando il valore simbolico della protesta.

Due settimane più tardi, il 28 novembre, sarà la volta dei sindacati di base: Cobas, Usb, Cub, Sgb e Cobas Sardegna, affiancati da Unicobas. Le sigle protestano contro la Manovra 2026 e il contratto nazionale 2022-24, giudicato insufficiente per valorizzare il personale del pubblico impiego.

Tra le richieste principali:

  • Più fondi per rendere sicure le scuole
  • Un contratto equo e aggiornato;
  • Stop alle prove Invalsi e ai Pcto obbligatori;
  • No alla regionalizzazione del sistema scolastico;
  • Riconoscimento dell’anzianità per il personale Ata ex Enti Locali.

Successivo sciopero avverrà venerdì 12 dicembre, promosso dalla Cgil, diretta da Maurizio Landini. La protesta punta a denunciare salari bassi e precarietà, due criticità storiche del settore scolastico, dove i contratti non stabili restano tra i più numerosi d’Italia. La mobilitazione nasce dalla mancanza di investimenti pubblici e dal peggioramento delle condizioni lavorative, non da motivazioni legate al calendario.

 

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