Categorie: Attualità

Identità di genere nei documenti: il Parlamento UE vota a favore

Il nuovo regolamento prevede la possibilità del genere “X”. In Italia serve però una legge per renderlo realtà

La coalizione di governo italiana si scopre divisa non solo in patria, ma anche al Parlamento europeo. A creare fratture è stato il voto sul nuovo regolamento per il rafforzamento della sicurezza delle carte d’identità dei cittadini UE, approvato con il 56% dei voti favorevoli. Tra le novità, alcune norme riguardano il riconoscimento legale dell’identità di genere, incluse le persone che hanno completato una transizione di genere.

Il regolamento: sicurezza, chip e identità di genere

Il testo, approvato con 377 voti, punta a introdurre standard minimi comuni nelle carte d’identità dei Paesi UE. Tra gli elementi chiave: chip elettronico, protezione dei dati personali e nuove regole per l’indicazione del genere. Se uno Stato sceglie di riportare il genere nel documento, dovrà utilizzare le opzioni “Maschio”, “Femmina” o “X”. Quest’ultima apre formalmente alla possibilità di un genere neutro.

Forza Italia vota sì, infuria il fronte conservatore

L’unico partito di centrodestra italiano ad aver votato a favore del regolamento è stata Forza Italia, in linea con il gruppo europeo del Partito Popolare Europeo. Tutti i deputati azzurri hanno votato sì, tranne Fulvio Martusciello, che si è astenuto. Il voto ha generato forti reazioni da parte dei movimenti Pro Vita, che accusano Forza Italia di aver sostenuto una proposta «estremista e ideologica».

Compatti nel voto contrario Fratelli d’Italia e Lega. Il gruppo di FdI ha espresso dissenso, ad eccezione del deputato Carlo Ciccioli, che si è astenuto. Bocciati anche tutti gli emendamenti del generale Roberto Vannacci, volti a escludere il riconoscimento dell’identità di genere nei documenti.

La Lega ha espresso il proprio disaccordo per bocca del capodelegazione Paolo Borchia, che ha definito la proposta «priva di senso», ribadendo che «esistono solo due generi».

Un primo passo verso il riconoscimento del genere neutro?

Il regolamento dovrà ora passare al Consiglio dell’Unione europea, dove i ministri dei 27 Paesi membri dovranno dare il via libera definitivo. Tuttavia, il genere neutro nei documenti non sarà automaticamente introdotto: in Italia, ad esempio, le carte d’identità riportano solo la dicitura “sesso”, non il genere.

Un eventuale cambiamento richiederà un intervento legislativo nazionale. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 143 del 2024, ha sollevato il tema, riconoscendo il disagio vissuto da chi non si identifica né come uomo né come donna, ma ha rinviato al Parlamento la responsabilità di legiferare.

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