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Sbarco in Sicilia, “Operazione Husky”: quando gli Alleati arrivarono sull’Isola

A 80 anni dallo sbarco in Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale, il racconto dell'arrivo degli Alleati sull'Isola.

Quello dello sbarco in Sicilia è uno degli eventi che si studia sui libri di storia e che molto spesso passa inosservato, sebbene rivesta un ruolo fondamentale nell’esito della Seconda Guerra Mondiale. Per di più, sono molti i siciliani che non prestano attenzione ad una parte di storia che si è svolta sul proprio territorio come nel caso dello sbarco in Sicilia. Ecco il racconto dell’operazione che cambiò il corso della guerra in occasione del suo 80esimo anniversario.

Sbarco in Sicilia: l’Operazione Husky

Ben 80 anni fa, all’alba del 10 luglio 1943, le forze Alleate diedero il via alla campagna militare in Sicilia allo scopo di cambiare le sorti della Seconda Guerra Mondiale. “Operazione Husky” è il nome dato al piano militare che prevede la liberazione dell’Italia dalle forze nazi-fasciste partendo dal sud del Paese, vale a dire dalla Sicilia. Nello specifico, l’obiettivo principale degli Alleati in merito all’Operazione Husky era quello di aprire un secondo fronte in Europa, in modo da poter alleggerire la pressione effettuata dall’esercito nazista nel nord-est del continente europeo. In particolare, a chiedere l’apertura di un secondo fronte era Stalin, a capo dell’Unione Sovietica i cui territori erano fortemente provati dall’esercito nazista. Tuttavia, per aprire il secondo fronte furono necessari anni di interventi diplomatici tra le forze Alleate e l’Unione Sovietica.

Dopo una lunga e attenta pianificazione della campagna militare in Sicilia da parte degli Alleati, e dopo numerose operazioni preliminari come “Mincemeat”, celebre anche grazie al recente film realizzato sulla sua storia, il 10 luglio 1943 gli anglo-americani sbarcarono in Sicilia. Il tutto nonostante le cattive condizioni meteo di quella sera che resero complesse le operazioni di sbarco per le forze alleate. Una volta approdati in Sicilia, gli Alleati iniziarono le battaglie contro le forze nazi-fasciste presenti sul territorio.

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Sebbene le forze alleate non riuscirono ad evitare la ritirata degli avversari, entro il 17 agosto 1943 la Sicilia fu libera dall’occupazione nazi-fascista. Inoltre, la conquista del territorio siciliano da parte degli Alleati ebbe diversi effetti sugli eventi del tempo, accelerando la destituzione di Benito Mussolini e la caduta del Fascismo in Italia. Quest’ultima, in particolare, fu suggellata con la firma dell’armistizio di Cassibile, anche se la lotta contro i nazi-fascisti proseguì al Nord Italia dando vita al periodo noto come la “Resistenza italiana”.

I luoghi dello sbarco in Sicilia

Ma quali sono i luoghi dello sbarco in Sicilia? In generale, l’operazione Husky coinvolse tutto il territorio dell’Isola, sebbene in alcune aree ci furono interventi maggiori rispetto ad altre. Tuttavia, per la fase di sbarco vera e propria furono considerati soprattutto i territori di Licata, Gela, Capo Passero e Avola. Fu quindi la parte sud-orientale dell’Isola ad essere protagonista delle prime fasi dell’operazione Husky. E in queste zone è ancora possibile trovare tracce del passaggio degli Alleati o riscoprire i luoghi dello sbarco.

A seguire, le forze Alleate si batterono per ottenere sempre più campo e ridurre la presenza nazi-fascista in Sicilia. Fu così che pian piano gli Alleati risalirono per tutto il territorio siciliano tra battagli e lotte contro le forze nazi-fasciste. In soli 38 giorni, fino al 17 agosto 1943, gli Alleati riuscirono a conquistare l’intera Sicilia, da una punta all’altra. Il 29 agosto dello stesso anno, Eisenhower atterrò a Catania e lui stesso annunciò l’armistizio su Radio Algeri l’8 settembre. Il proclama avvenne dopo cinque giorni di segretezza dalla firma, mentre gli Alleati avevano iniziato le operazioni militari in Calabria e in Campania.

Operazione Husky: la “Guida del soldato in Sicilia”

Una curiosità relativamente all’operazione Husky è quella della “Guida del soldato in Sicilia”. Si tratta di un libretto consegnato ai soldati Alleati dal titolo “Soldier’s guide to Sicily” redatto in lingua inglese. Lo scopo della guida era quello di supportare i soldati delle forze Alleate a interagire con la popolazione siciliana, le sue tradizioni e costumi. A tal proposito, la guida conteneva descrizioni della Sicilia a livello geografico, storico, considerandone il clima e i punti strategici.

Inoltre, nella guida erano inserite anche informazioni riguardo le città più grandi e la composizione delle loro popolazioni e ancora informazioni relativi ai servizi idrici, ferroviari, indicazioni igienico-sanitarie relative a malattie presenti sul territorio. Infine, era incluso anche un mini frasario di espressioni utili in italiano standard per interloquire con il popolo siciliano.

Tuttavia, la parte più curiosa è quella relativa alla descrizione dei siciliani, presentati come più bassi della media italiana, scuri di carnagione e capelli, anche se vengono sottolineate alcune eccezioni di occhi e capelli chiari anche dovute a ereditarietà di precedenti dominazioni. In aggiunta, la popolazione siciliana è indicata come molto credente ed è sottolineata l’importanza delle feste patronali. Infine, nella guida viene specificato come l’alimento principale fosse la pasta, come spaghetti e maccheroni e come i siciliani fossero particolarmente gelosi delle proprie donne, e di come fossero pronti a farsi giustizia da soli se lo ritenevano necessario.

Guida del soldato in Sicilia


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A proposito dell'autore

Martina Bianchi

Con una laurea magistrale in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations e una triennale in Scienze e Lingue per la Comunicazione, coltiva l'interesse per il giornalismo scrivendo per LiveUnict. Appassionata di lingue straniere, fotografia, arte e viaggi, mira ad un futuro nelle Relazioni Internazionali nel campo dei Diritti Umani, in difesa dei più deboli e contro le ingiustizie. Coordina la Redazione di LiveUniCT da Maggio 2022.

Email: m.bianchi@liveunict.com