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“Io discriminata: non posso fare vaccino”: lo sfogo di una studentessa Unict

A breve, all'Università di Catania, alcune lezioni riprenderanno esclusivamente in presenza. Ma cosa ne pensano gli studenti? Lo sfogo di una studentessa in una lettera inviata alla redazione di LiveUnict.

Già a partire da novembre alcuni studenti dell’Università degli studi di Catania dovranno recarsi presso i propri dipartimenti per seguire le lezioni. Di fatto, la didattica mista al momento è stata garantita soltanto per il mese di ottobre che ora giunge al termine. Il tema del ritorno in aula divide. Già nelle scorse ore un’universitaria ha inviato alla redazione di LiveUnict una lettera in cui esprimeva il proprio disaccordo in merito: uno sfogo, questo, destinato a non rimanere isolato. Un’altra studentessa dell’Università di Catania ha voluto raccontare la propria condizione ed esprimere la propria opinione.
Di seguito la lettera inviata alla nostra redazione.
“Sono anche io una studentessa, però in questo periodo non mi sento tale. Sin da piccola sono stata costretta ad evitare tantissime cose, mi sentivo dire ‘ è per il tuo bene’ e dopo vari periodi di negazione, sono riuscita ad accettare il mio ‘problema’… Per via di questa cosa, ho sempre saputo di essere una di quei soggetti che non poteva fare il vaccino, ma non pensavo di sentirmi ‘esclusa e discriminata ‘ così come mi sento adesso.
Con il vaccino potrei rischiare di brutto eppure con il mio problema non posso avere una certificazione sostitutiva del Green pass. Mi sento privata della possibilità di vivere, di frequentare le lezioni e di fare esami come gli altri. Non sono una strafottente che non ha a cuore la salute degli altri, anzi ho sempre rispettato le regole. In questo periodo mi sento confusa, non ho voglia di studiare perché non so se riuscirò a seguire le lezioni e se potrò continuare come gli altri.
Chiedo solo che mi sia data la possibilità di seguire in didattica a distanza. Ci sono sicuramente tantissime persone nella mia stessa situazione, che hanno paura di parlare o ribellarsi per paura di essere additati come persone strafottenti.
Non tutti possono permettersi 15 € di tampone tre volte a settimana più i giorni di eventuali esami e l’abbonamento ai mezzi pubblici. Ho il diritto di costruirmi un futuro, ho il diritto di studiare e il diritto di avere una seconda opzione. Io pago le tasse ed è giusto che mi sia assicurata una seconda modalità per seguire lezioni e dare esami”.
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