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Domenico Centamore: “In Màkari una Sicilia fuori dai luoghi comuni”

Domenico Centamore in Màkari
Un frame tratto dal secondo episodio, "La regola dello svantaggio". Credits: Rai.
Domenico Centamore, Peppe Piccionello in Màkari, racconta a LiveUnict i motivi del successo della fiction e i cambiamenti nella sua doppia vita da attore e cartolaio a Scordia, nel Calatino.

Màkari è stata la rivelazione televisiva di questo inizio di primavera. La serie, tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri, ha dovuto confrontarsi con le attese di un pubblico orfano di Montalbano, ma ha saputo conquistarlo con un linguaggio moderno e vicino alla Sicilia di oggi. Merito anche dei tre attori protagonisti, tutti siciliani, che hanno raccontato l’Isola in modo semplice ma travolgente. Lo sa bene Domenico Centamore, il simpaticissimo Peppe Piccionello della fiction, che, dopo aver conquistato gli spettatori con le sue magliette a tema siculo e i suoi modi di fare genuini, ha parlato con LiveUnict della serie TV e della sua carriera, iniziata come “hobby”.

L’altra Sicilia di Màkari

Non ci sono lupare nella Sicilia di Màkari, né vedove addolorate vestite di nero o coppole in testa a chiunque. Non perché queste cose non esistano, ma perché la Sicilia è anche molto altro.

“L’obiettivo che aveva Màkari e che hanno anche i romanzi di Savatteri – racconta Centamore – è di far vedere un’altra Sicilia, lontana dai luoghi comuni. Màkari ha portato una ventata di freschezza e di leggerezza, fa vedere una bella Sicilia. Prendi Lamanna. Lui torna in Sicilia dopo che era andato via. Torna quasi sconfitto, dopo che altrove era andato tutto storto, e riscopre anche le sue origini”.

Il nuovo racconto della Sicilia, ci spiega l’attore, passa anche dal linguaggio: Nella Sicilia di Màkari si parla molto in italiano. Per certi aspetti la Sicilia è cambiata, i giovani oggi parlano poco in dialetto. I miei figli, per esempio, quasi il siciliano nemmeno lo conoscono”.

Dall’altro lato poi c’è lui, Piccionello. Nei quattro episodi di questa prima stagione, gli spettatori l’hanno subito amato come quintessenza della Sicilia: dalla scena in cui lascia “quattro cose” all’amico Saverio (l’equivalente di un mese di provviste) alla tradizionale conserva di pomodoro fatta in casa. “È un personaggio pazzesco, la sicilianità attaccata alle tradizioni – commenta Domenico –, però allo stesso tempo moderna, come la saggezza popolare siciliana che mette in atto”.

Màkari 2 si farà? Attesa per la conferma

L’ultimo episodio di Màkari, andato in onda lunedì 29 marzo, è stato seguito da oltre 6 milioni di italiani, conquistando il 26,3% di share. Dati che spingono a una seconda stagione, per la quale si attende ancora l’ufficialità.

Stiamo aspettando la conferma per la seconda stagione di Màkari, che si dovrebbe fare – dichiara Centamore -. La nuova stagione dovrebbe basarsi su Il delitto di Kolymbetra, poi c’è Il lusso della giovinezza, che è appena uscito, e forse c’è in serbo qualcosa per un altro romanzo. Non c’è ancora niente di ufficiale, però. Ho parlato con Gaetano Savatteri, che mi diceva di avere alcuni romanzi già pronti, ma è tutto ancora da decidere”.

Sono tanti gli ingredienti che hanno contribuito al successo della serie TV e che oggi rendono più realistico una sua conferma. “Molti erano stanchi della Sicilia rappresentata in modo buio – spiega Centamore -. Poi aggiungiamo anche una location incantevole come quella parte di Sicilia: San Vito Lo Capo, Scopello…  siamo arrivati fino a Mozia, un’isola nell’Isola, meravigliosa”.

Oltre ai luoghi, poi, c’è il confronto coi personaggi dei libri di Savatteri, punto di partenza della serie TV. “Lamanna, Suleima e Piccionello non sono tanto diversi da quelli dei romanzi. Abbiamo cercato di lavorare sulla verità dei personaggi di Savatteri – commenta -. Sono molto realistici. Anche i quelli meno centrali, come il papà di Saverio o l’ispettore, sono molto fedeli rispetto ai libri”.

Talmente fedeli, racconta Domenico con un aneddoto, da aver creato un’identificazione tra serie e romanzi: “Abbiamo fatto una diretta con Gioè e Savatteri e una fan di Savatteri, che si era letta tutti i libri, scriveva che ho persino la voce di Piccionello. Si era immaginata la voce di Piccionello come se fosse la mia! Dalla casa editrice (Sellerio, nda) sono contenti – conclude Domenico – perché abbiamo dato una faccia e un’immagine rispettosa ai personaggi”.

Dalla cartoleria al cinema: che speranze nel Calatino?

Con Màkari è arrivato il primo ruolo importante, ma Domenico Centamore ha alle spalle una carriera lunga vent’anni, iniziata con i Cento passi e proseguita, nel cinema, fino al Pinocchio di Matteo Garrone. A Scordia, però, dove vive, tutti conoscono la sua cartoleria, dove lavora ancora oggi. Due binari paralleli che, come dice lui stesso, sono sempre andati avanti in modo naturale.

Fino a poco tempo fa il lavoro di attore è stato come un hobby, quello principale era la cartoleria. Ora forse le cose si sono invertite: lavoro nel cinema e come hobby faccio il cartolaio. In cartoleria ricarico le batterie – spiega -. La vita di attore, il set, è tutto molto movimentato. C’è uno stress completamente diverso. Il fatto che torni alle mie origini, a lavorare in cartoleria, è come un antistress alternativo”.

Nonostante la lunga carriera, principalmente come caratterista, Domenico Centamore si è spesso definito “palermitano” come formazione attoriale. Nel Calatino, invece, le produzioni cinematografiche scarseggiano.

“Eppure il Calatino è una bella terra, dove si potrebbe girare tantissimo – dichiara sulla possibilità di girare un film nelle sue zone -. C’è Caltagirone, ma anche Militello, che si presta per molte location. Scordia forse un po’ meno, è un ambiente più moderno. Ma il territorio si presta molto, vedi anche alcuni scorci di Mineo o Grammichele.

Il problema, però, non sono i luoghi – prosegue -. Ci vorrebbe una film commission ben organizzata. Quella del trapanese, dov’è stato girato Màkari, è riuscita a coadiuvare tutta la zona: Marsala, Trapani, Mazara, fino a Castellammare del Golfo. I Comuni si sono organizzati e adesso avranno anche un ritorno economico ovviamente, così come i privati”.

Classici problemi di organizzazione, quindi? “Sì. Nel Calatino paghiamo anche problemi di organizzazione – conferma -. I Comuni dovrebbero fare rete e creare una film commission per aiutare a girare nelle zone. Non è facile ma chi ci amministra dovrebbe occuparsi anche di queste cose. Da soli, i singoli paesi non possono farcela, ci vuole sinergia tra le varie zone. Anche i cittadini potrebbero dare una mano, con dei comitati pronti a diffondere il cinema sul territorio.

La Sicilia è un territorio meraviglioso – conclude Centamore -, si può girare qualsiasi cosa, con una varietà di territori unica. La luce da noi è spettacolare, come mi diceva il direttore della fotografia di Màkari, per non parlare poi della grande fortuna a livello climatico”.

A proposito dell'autore

Domenico La Magna

Nato a Catania, classe '95, si è laureato in Filologia Moderna all'Università di Catania nel 2020 con una tesi su Calvino e l'editoria. Inizia a collaborare con LiveUnict da ottobre 2017. Appassionato di politica, segue con particolare attenzione i temi riguardanti l’Unione Europea e l’ambiente. Frequenta il Master di 2° Livello in Professione Editoria all'Università Cattolica di Milano.

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