Il decreto rilancio, varato dal governo Conte, ha stanziato 1,4 milioni di euro per la scuola e l'università. Il ministro Gaetano Manfredi interviene per chiarire come il ministero intende stanziare questi fondi, cosa cambierà per studenti e ricercatori.

Il ministro per l’università e la ricerca Gaetano Manfredi è tornato a parlare degli strumenti messi in campo per evitare un calo degli iscritti ai corsi di laurea per il prossimo anno accademico. Ne ha parlato durante un’intervista rilasciata per il Corriere dell’Università. Si cercherà di favorire coloro i quali sono stati duramente compiti dalla crisi, ma si pensa anche a misure per incoraggiare il rientro in Italia dei nostri ricercatori impegnati all’estero.
Il Decreto rilancio, varato dal governo lo scorso 19 maggio, prevede 1,4 miliardi di euro destinati all’università e fra questi fondi destinati al diritto allo studio e alla ricerca. A tal proposito, il ministero pensa di sfruttare gli incentivi al fine di supportare quelle famiglie con un tasso ISEE basso o medio-basso.
“Noi metteremo una quota fissa – spiega il ministro Manfredi –, praticamente stabiliremo un’esenzione fino a 20.000 di ISEE e uno sconto obbligatorio, una riduzione obbligatoria tra 20.000 e 30.000 euro con una tassazione progressiva”. Si prevedono però anche misure più personalizzabili dai vari enti territoriali per allargare gli aiuti finanziari. Continua, infatti, il ministro: “Lasceremo un finanziamento delle singole università per poter intervenire direttamente con delle misure più locali che possono o ampliare queste soglie o praticamente indirizzarsi verso, per esempio, ragazzi che vengono da famiglie dei settori particolarmente svantaggiati quindi quelli che hanno maggiormente risentito della crisi economica e che possono essere non intercettati dall’ISEE tradizionale. Utilizzeremo l’autocertificazione o lo strumento dell’ISEE corrente”.
Mai come in questo periodo l’opinione pubblica ha capito l’importanza delle ricerca in campo medico, e non solo. Esiste però da anni il problema della “fuga dei cervelli”, giovani promettenti ricercatori che per convenienza economica si spostano all’estero lasciando vuoti posti preziosi per lo sviluppo scientifico del Paese.
Il ministero intende intervenire con misure per il rientro dei ricercatori: “Stiamo valutando – spiega il ministro Manfredi – la possibilità di dare un incentivo per la chiamata di studenti e di docenti che vengono dall’estero anche eventualmente con un bonus legato a progetti di ricerca o a delle attività complementari, stiamo valutando come fare perché uno degli obiettivi è proprio quello di favorire il rientro dall’estero”.
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