Arte

Performance art: quando l’arte diventa un’esperienza irripetibile

marina abramovic performance
L’arte è qualcosa in continuo mutamento. Sin dalle origini l’essere umano ha avvertito l’esigenza di esprimersi nei modi e nelle forme più svariate, dando così alla luce diverse forme d’arte. Lo scorso secolo ha assistito alla nascita di una forma d’arte ancora nuova, fuori dagli “standard” canonici: la performance art.

La performance art è un’esibizione costituita da un artista che si presenta davanti ad un pubblico e crea qualcosa di unico. Il termine che definisce questa nuova forma d’arte è nato a metà degli anni sessanta del Novecento e pone al centro di tutto la performance, l’evento: l’intenzione della performance art è quella di vivere un’esperienza irripetibile che l’artista condivide con il proprio pubblico. 

Qui e ora

La performance art è una forma artistica estremamente complessa, una caratteristica fondamentale è quella di essere interdisciplinare: dentro la performance infatti è possibile trovare danza, poesia, teatro e molto altro, tutte espressioni artistiche diverse tra loro. La performance art segue la scia di quelle che furono le grandi avanguardie storiche dei primi decenni del Novecento: basti pensare al dadaismo,  al futurismo o al surrealismo, tutte forme d’arte che andavano a scontrarsi con le forme stabilite di arte classica imponendo nuovi canoni, o meglio eliminandoli e prediligendo l’espressione libera. 

Hic et nunc: così si può definire l’arte performativa. Qui e ora, un evento di cui bisogna fruire appieno sul momento, bisogna coglierne gli aspetti, i significati e le sensazioni prima che queste svaniscano al concludersi della performance. 

Dialogo artistico

La performance art non è soltanto l’opera che parla al pubblico, è un dialogo che si instaura tra il performer e il pubblico. Può coinvolgere più discipline e può inoltre essere improvvisata o studiata in ogni suo minimo dettaglio, fruita attraverso i media o dal vivo. Sta di fatto che senza un pubblico questa forma d’arte perderebbe molto del suo senso più profondo. 

A porsi come ponte tra la sperimentazione artistica e il pubblico è spesso il corpo stesso dell’artista. La dimensione del corpo in questo tipo di arte è infatti fondamentale, il performative turn fa diventare l’arte contemporanea evento, atto sociale, rituale e spettacolare; in quest’arte relazionale l’esperienza del mondo diventa embodiment, non soltanto mentale ma soprattutto fisica. Il corpo diventa tela, testimonianza e mezzo artistico. L’importanza del corpo nella performance art è tale da meritare una definizione a sé: quando si parla di performance art infatti si parla anche di body art, arte attraverso il corpo e del corpo. 

Artisti all’opera

La performance art viene spesso vista come qualcosa di lontano, una forma d’arte irraggiungibile poiché incomprensibile. Eppure le performance artistiche sono spesso intrise di significati, o ancora lasciano libero spazio di interpretazione all’osservatore. Sono stati diversi gli artisti che hanno messo la propria firma su questa forma d’arte: ci furono ad esempio artisti come Allan Kaprow, che coniò il termine happening, Yoko Ono (viene in mente il 24/7 Bed con John Lennon, performance durante la quale la coppia trascorse un’intera settimana a letto sotto gli occhi degli spettatori) o Ulay, performer recentemente scomparso pilastro della performance art. 

Una delle performer, forse la più conosciuta del panorama contemporaneo è Marina Abramović, artista autodefinitasi la “nonna della performance art”. Proprio attorno Ulay e Marina Abramović si sono concentrate le attenzioni del mondo dell’arte, avendo i due vissuto un’intesa storia d’amore segnata da performance indimenticabili. Basti pensare a performance come Imponderabilia (1977), durante la quale i due artisti si posizionarono in pedi e nudi ai lati della porta d’ingresso della Galleria d’arte moderna di Bologna, la passeggiata sulla muraglia cinese conclusasi con la loro separazione o ancora l’incontro anni dopo durante la performance della Abramović The artist is present: in questa performance in particolare (sei ore al giorno per la durata di tre mesi) l’artista sedeva in una sala del MoMa di New York attorno ad un tavolo mentre gli spettatori sedevano a turno di fronte a lei; uno di essi fu proprio lo storico compagno. In questa performance spettatore e artista si immergevano in un’esperienza fatta di sguardi e di fortissima intimità.

La performance art parla allo spettatore, forse a volte è criptica e di difficile comprensione ma vale la pena conoscere questa forma d’arte, magari per provare sensazioni non ancora vissute.