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Covid-19 in Sicilia, si teme il picco: nuovi posti in terapia intensiva

La sanità siciliana si sta attrezzando per fronteggiare un probabile picco di contagi, dopo i massicci rientri dal Nord. L'Ospedale S. Salvatore di Paternò aspetta da 30 anni il completamento dei lavori del Padiglione di Terapia Intensiva.

La Pandemia del Coronavirus fa paura a tutto il mondo specie se non si hanno mezzi e strumenti per fronteggiare un prossimo, probabile, aumento dei contagi. La sanità meridionale, si sa, non raggiunge i livelli di quella del Nord Italia: sono pochi i posti in terapia intensiva e i respiratori a disposizione.

Alcuni membri del personale medico sanitario della Regione hanno denunciato, nei giorni precedenti, la mancanza di mascherine, guanti e altri dispositivi di protezione. La situazione sanitaria siciliana non è pronta a fronteggiare un possibile futuro picco dei contagi: situazione che non è da escludere dato l’esodo di massa dal nord che ha interessato anche la nostra Isola.

Vertice del 22 marzo sulla situazione sanitaria in Sicilia

Nella serata di ieri, per volere del Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha avuto luogo un vertice sull’emergenza Coronavirus, al quale hanno preso parte il prefetto Maria Carmela Librizzi, il sindaco Cateno De Luca, i vertici delle Forze dell’ordine e delle Aziende sanitarie peloritane. Nella sede della prefettura, il governatore ha illustrato tutte le misure già adottate nelle strutture ospedaliere del capoluogo e della provincia per fronteggiare l’emergenza in atto e le iniziative per contrastare un eventuale picco dell’epidemia.

In particolare è stato organizzato un Piano, che ricalca il profilo epidemiologico delle aree del Nord maggiormente esposte, che prevede una dotazione adeguata di posti letto Covid-19 con oltre 110 posti di terapia intensiva distribuiti su vari presidi ospedalieri. L’assessore alla Salute Ruggero Razza ha quindi descritto quanto è stato predisposto per i pazienti contagiati dell’Istituto Neurolesi Bonino Pulejo, del personale e degli ospiti e gli operatori della casa di riposo in cui si sono registrati dei casi di Coronavirus.

Prima del vertice, il governatore Musumeci e l’assessore Razza hanno effettuato un sopralluogo proprio negli ospedali della città dove la riconversione è già stata avviata. “Ci siamo mossi con largo anticipo proprio per anticipare il virus ha detto il governatore Musumeci -. Al Policlinico ho trovato un fronte già attrezzato per reggere un urto che nessuno vorrebbe mai attendersi. Anche al Papardo si sta lavorando con grande efficienza e presto, oltre al reparto che ospita già alcuni concittadini contagiati, sarà attrezzato un intero plesso con ulteriori posti letto dedicati alla pandemia.”

La situazione dell’ospedale S. Salvatore di Paterno

Le telecamere di “Live – Non è la D’Urso“, programma andato in onda ieri sera su Canale 5, sono andate nel comune di Paternò per segnalare e denunciare le pessime condizioni in cui versa l’ospedale S. Salvatore di Paternò. Il comune etneo vanta 50 mila abitanti ma dispone di un ospedale con all’attivo zero posti di terapia intensiva. Secondo quanto affermato ai microfoni della giornalista Mediaset dal sindaco di Paternò Nino Naso, i fondi per l’azienda ospedaliera sono “tagliati” da anni: nell’ospedale di Paternò, considerato per anni un’eccellenza sanitaria Made in Sud, non esiste il reparto di Rianimazione.

Non ci sono posti di terapia intensiva e sub-intensiva: una grave mancanza che porta il comune di Paternò a non saper fronteggiare l’emergenza della pandemia Coronavirus. Le telecamere hanno quindi inquadrato il reparto che, inizialmente, doveva essere destinato alla Rianimazione: la stanza è ancora sbarrata e presenta un aspetto fatisciente. “Sono ben 30 anni che si deve decidere se realizzare o meno il reparto di Rianimazione – afferma la giornalista Mediaset -. Il padiglione è stato costruito e ci sono le fondamenta e le mura, ma ciò che rimane è un dormitorio a cielo aperto. “

Una situazione sconcertante su cui è intervenuto, nel corso della trasmissione, il Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano: Già prima dell’emergenza, ci stavamo muovendo per un Piano per il Sud per riparare queste fragilità esistenti al Sud, da decenni. Al sud, i comuni si stanno muovendo per aumentare i posti in terapia intensiva e fronteggiare l’emergenza. Le tragedie, come queste, fanno vedere maggiormente dove sono le fragilità al Sud”.

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