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Cambiamenti climatici: le sfide del 2020 per la politica e per noi

Un incendio a Lake Conjola, Aust​ralia, il 31 dicembre 201​9. Foto di Matthew Abbott.
Con il 2020 si apre un decennio cruciale per la lotta ai cambiamenti climatici. La politica internazionale, a partire dall'Europa, si troverà di fronte a sfide decisive, ma la battaglia per il clima parte già a livello individuale.

In evidenza poteva esserci la foto di un campo di pale eoliche, girandole bianche che svettano e frullano nel verde di colline e alture ventose. Invece il 2020 si apre con le strazianti immagini degli incendi in Australia, dove da settembre a oggi sono morti più di 480 milioni di animali e 24 persone. Le fiamme scaturite dagli oltre 3,6 milioni di ettari in fumo hanno già emesso due terzi dell’anidride carbonica che annualmente viene prodotta dall’intero continente e non sono ancora state domate.

Fenomeni climatici estremi come questi sono sempre più frequenti (basterà ricordare i roghi che la scorsa estate hanno morso le foreste dell’Amazzonia o le foto di Venezia allagata degli ultimi mesi) e ci ricordano che il clima sta cambiando, che non si può più parlare di “fatalità”.

Certo, si dirà, gli incendi hanno numerose cause e il cambiamento climatico da solo non basta a spiegare tutto. Vero. D’altro canto, pur non provocando direttamente i roghi, le emissioni di gas serra contribuiscono all’aumento delle temperature e alla creazione di condizioni ambientali particolarmente secche che aumentano la probabilità che fenomeni simili si verifichino. Stando all’ultimo Emission Gas Report pubblicato dal programma ambientale delle Nazioni Unite, con l’anno appena iniziato si apre un decennio cruciale per l’ambiente: serve diminuire le emissioni del 7,6% ogni anno per contenere l’aumento della temperatura globale a 1,5° C, soglia che gli scienziati individuano come la meno catastrofica per l’ambiente e l’uomo.

Cosa succederebbe se la temperatura salisse oltre quella soglia? Uno sforamento di solo mezzo grado produrrebbe danni ambientali enormi. La barriera corallina andrebbe virtualmente perduta; gli insetti, vitali per l’impollinazione, perderebbero più della metà del loro habitat; una volta ogni dieci anni l’Oceano Artico potrebbe essere completamente privo di ghiaccio; circa 16 milioni di persone che vivono in aree costiere entro la fine del secolo sarebbero minacciate dall’innalzamento del mare, che salirebbe di un metro nel caso la temperatura aumentasse di 2°C e non di 1,5°C.

Cambiamenti climatici: le sfide della politica

A livello internazionale, tuttavia, l’ultima conferenza internazionale sul clima tenutasi a Madrid (COP25) è stato un fiasco. Da quest’anno gli accordi di Parigi sul clima per ridurre le emissioni dovrebbero entrare in vigore, ma Paesi come gli Stati Uniti, il Brasile e l’Australia stessa hanno provato a eroderli dall’interno, mentre altri grandi produttori di emissioni come India e Cina hanno preso tempo, in attesa che le elezioni americane di novembre traccino la rotta sui cambiamenti climatici. Inoltre, lo stesso rapporto delle UN citato in precedenza sottolinea come gli stessi accordi di Parigi potrebbero essere inadeguati.

La nota più positiva dalla politica, infine, viene dall’UE. Durante la conferenza tenutasi nella capitale spagnola l’Unione Europea ha presentato il suo Green New Deal, con l’obiettivo di diventare il primo continente climaticamente neutro entro il 2050.

Nella pratica, la sfida lanciata al mondo dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen consisterà nel trasformare l’impegno politico di riduzione delle emissioni in un obbligo giuridico per i 28 Paesi membri. Tradotto, significherà adottare già per l’anno in corso misure per diminuire del 20% le emissioni di gas serra e migliorare della stessa percentuale efficienza energetica ed efficacia delle energie rinnovabili. Inoltre, l’UE ha già adottato politiche di contrasto alla plastica monouso, che verrà bandita a partire dal 2021.

Ci sarà, naturalmente, da vincere gli interessi dei singoli stati, e portare la battaglia avanti al Parlamento. Tra i nodi più difficili da sciogliere ci sono la tassa sulle emissioni, un taglio ai sussidi dei combustibili fossili nei trasporti (dalle auto ai voli aerei) e la revisione della Politica agricola comune (Pac), accusata di portare avanti un modello di agricoltura insostenibile.

Oltre agli oneri finanziari, tuttavia, l’UE ha annunciato anche un programma di massicci investimenti su tecnologia e riassegnazione di fondi. Basteranno? Come nota Sander Chan su ISPI, l’Unione d’altro canto ha da poco concluso un accordo con il Mercosour, il blocco commerciale dei Paesi dell’America Latina, che favorisce il consumo di manzo brasiliano e il commercio di auto tedesche sul continente sudamericano: due pratiche ben poco ambientaliste. L’Europa verrà quindi messa alla prova e si vedrà presto se gli interessi commerciali a breve termine prevarranno sulle misure annunciate.

Il prossimo grande appuntamento della politica internazionale sul clima è la COP 26 che si terrà a Glasgow, nel Regno Unito e con la partnership dell’Italia, dal 9 al 19 novembre di quest’anno. Allora sarà già passata gran parte dell’anno e si saprà se l’UE si sarà mossa davvero da leader globale della lotta al cambiamento climatico. Inoltre, le elezioni americane, previste per il 3 novembre, emetteranno il verdetto tanto atteso sul Trump bis.

Oltre la politica: buoni propositi per il 2020 alla portata di tutti

Se c’è una cosa che ha dimostrato il 2019, è che la gente comune può agire come grande gruppo di pressione sui governi nazionali e internazionali e spingere la politica a intraprendere azioni più decise in favore del clima. Veniamo infatti dall’anno in cui l’attivista per il clima Greta Thunberg è stata eletta dal TIME come donna dell’anno. I suoi discorsi e le sue azioni hanno inciso molto sulla nuova generazione di ambientalisti, portando il movimento dei Fridays For Future a espandersi in tutto il mondo.

Due soli esempi, che fungano da eloquente paragone sull’efficacia dell’azione collettiva: mentre i leader del mondo discutevano a Madrid delle sorti climatiche del pianeta, 500mila persone (secondo gli organizzatori) hanno partecipato a una marcia per il clima nella città spagnola. In Germania, invece, il partito dei Verdi ha visto due significativi exploit alle elezioni del Parlamento Europeo e in quelle in Baviera.

Di certo anche il 2020 sarà denso di manifestazioni per il clima, come quella che a Catania a settembre ha portato 15mila persone a manifestare in piazza. Le scelte individuali, tuttavia, non sono meno importanti. Prima che dalla politica, il cambiamento può partire da piccoli gesti quotidiani. Anche l’alimentazione, per esempio, può influire sull’ambiente, e i consumatori in questo hanno un ruolo fondamentale.

Per il resto, i consigli sono quelli di sempre, ma, come dicevano i latini, repetita iuvant. Per la mobilità, preferire quanto più possibile mezzi pubblici, bici, monopattini elettrici o andare a piedi. Se la macchina è necessaria, allora tanto meglio riempirla ed evitare di spostarsi in cinque con tre auto diverse. In casa, invece, fondamentale la riduzione degli sprechi alimentari e la raccolta differenziata, tema su cui non si insisterà mai abbastanza. Anche ridurre gli sprechi energetici, inoltre, è importante, e oltre a far sentire meglio con se stessi aiuta a ridurre il prezzo della bolletta. Dalla cosmesi alla cura per il corpo e la pulizia della casa, infine, i prodotti rispettosi dell’ambiente non mancano, basta solo cercarli.

Domenico La Magna

Nato a Catania, classe '95, è iscritto al corso di laurea magistrale in Filologia Moderna presso l’Università di Catania. Inizia a collaborare con la testata LiveUnict da ottobre 2017. Appassionato di politica, segue con particolare attenzione i temi riguardanti l’Unione Europea e l’ambiente; si interessa inoltre di storia dell’editoria, con l’ambizione di lavorare nel campo dell’informazione e della diffusione della cultura una volta terminati gli studi.

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