Categorie: Scuola

Concorso docenti, mistero sui 24 CFU: “Stanno giocando con il nostro futuro”

È già polemica sulla questione dei 24 CFU dopo le ultime dichiarazioni del ministro Bussetti: da requisito necessario per accedere al concorso, ora potrebbero diventare semplice titolo aggiuntivo e tra gli aspiranti insegnanti circola già malcontento.

Torna a far discutere, in queste ultime settimane, la spinosa questione del FIT e dei 24 CFU in discipline antropo-psico-pedagogiche necessari per accedere al prossimo concorso per diventare insegnanti nelle scuole secondarie. Intervenuto sul tema, qualche giorno fa, nel corso di un video-forum su Repubblica, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha rilasciato dichiarazioni che hanno lasciato perplessi in molti.

“Fermiamo il prossimo bando per non abilitati e no a nuovi cicli di Tirocinio. Semplifichiamo tutto. Le prove nazionali si svolgeranno solo quando serve e i candidati dovranno conoscere in anticipo il numero dei docenti necessari sulla singola materia”, ha detto Bussetti che però ha fatto intendere anche che i 24 CFU potrebbero non essere più requisito di accesso al concorso, ma un semplice titolo aggiuntivo.

Un repentino cambio di rotta rispetto alle direttive del precedente governo Renzi, dove l’iter per diventare insegnanti nella scuola secondaria prevedeva tutt’altro percorso: laurea, acquisizione dei 24 CFU, concorso e 3 anni di FIT. Inizialmente fissato per marzo 2018 (poi rinviato a fine 2018), l’imminente concorso aveva messo in allarme tutti: la corsa ai ripari era subito partita e sono in molti, oggi, quelli che hanno già acquisito – o stanno acquisendo – i crediti necessari per l’accesso: alcuni tra loro, studenti e laureandi, hanno avuto la possibilità di conseguire gli esami gratuitamente, altri invece hanno dovuto acquistarli.

“Stanno giocando con il futuro di giovani e meno giovani. E soprattutto con il futuro di quella che dovrebbe essere la classe insegnante a venire, che dovrebbe rappresentare il maggiore investimento di uno Stato, o comunque uno dei principali”, dichiara Claudia, laureata in Lettere Moderne che attualmente sta studiando per uno degli esami richiesti dai 24 CFU, ai microfoni di LiveUnict.

“La questione dei 24 CFU è sempre stata inutile perché le competenze, visto che ci dovrebbero essere tre anni di formazione con il FIT, dovrebbero essere acquisite nel corso di quei tre anni. Metterli come requisito necessario per partecipare al concorso non aveva senso, né tanto meno ne ha adesso valutarli come titolo aggiuntivo. Io non ho pagato gli esami, ma con quelli che hanno pagato come la mettiamo? Restituiranno i soldi? Se questi CFU non servono più, dovrebbero farlo”.

Al momento si tratta solo di ipotesi, considerazioni e niente di concreto, ma se le dichiarazioni di Bussetti si rivelassero vere, le polemiche sarebbero dietro l’angolo: i cambiamenti annunciati comporterebbero una modifica legislativa e i tempi rischiano di dilatarsi ulteriormente. Per non parlare dell’ira di tutti coloro che hanno già conseguito i 24 CFU e che potrebbero scoprire di aver perso non solo tempo ma, nel peggiore dei casi, soldi.

“È una situazione assurda! Ho pagato 500 euro per poter sostenere questi esami” – ci racconta Manuela, laureata in Scienze della Formazione – “La cosa più frustrante, oltre alla fatica e alla stanchezza derivata dal dover conciliare lavoro e studio, è che non si sa ancora nulla di questo concorso. Dicono che bisognerà aspettare fino a fine anno, ma vista la situazione temo che ci sarà da attendere molto di più”.

Antonietta Bivona

Giornalista pubblicista e direttrice responsabile della testata giornalistica LiveUnict. Dopo un dottorato conseguito presso l'Università degli Studi di Catania, è ricercatrice in lingua e letteratura francese. Insegna nei corsi di laurea triennale e magistrale del Dipartimento di Studi classici, linguistici e della formazione dell'Università degli Studi di Enna. 📧 a.bivona@liveunict.com

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