Si registra un miglioramento generale del mercato del lavoro per i laureati, ma in confronto ai Paesi dell'Ocse, l'Italia rimane ultima per il tasso occupazionale. Parlano i dati Anvur.

Ad essere al centro dello studio degli esperti dell’Agenzia di valutazione della ricerca universitaria (Anvur) è la condizione occupazionale dei laureati compresi tra i 25 e i 34 anni. Uno studio che mostra dei leggeri miglioramenti a livello nazionale, ma ancor scarsi risultati a confronto con altri Paesi.
L’Italia, infatti, si conferma ultima nel confronto con i Paesi dell’Ocse: il tasso di occupazione dei laureati 25-34enni è del 64% nel 2016, 20 punti sotto la media Ocse. Una percentuale che risente della situazione del mercato del lavoro italiano: rapportando il 64% a quello dell’intera popolazione nella stessa fascia d’età, la posizione dei laureati italiani non è dissimile da quella di molti altri paesi europei.
Solo negli ultimi anni, tuttavia, il tasso di occupazione dei giovani laureati (25-34 anni) sale dal 61,9% nel 2014 al 66,2% nel 2017; mentre, quello dei diplomati della stessa fascia di età rimane sostanzialmente stabile e inferiore al 64%, collocandosi dal 2015 al di sotto di quello dei laureati.
Stesso miglioramento lo si nota anche in riferimento alla performance dei laureati, sia a in termini assoluti sia rispetto ai diplomati. Inoltre, dal picco del 2014 (17,7%), il tasso di disoccupazione nella fascia di età 25-34 è sceso ogni anno, fino al 13,7% nel 2017; nel 2016, per la prima volta da molti anni, anche in questa fascia di età il tasso è risultato inferiore a quello dei diplomati; il divario si è ampliato nel 2017, con quasi 2 punti.
Osservando, poi, nel 2015 la coorte dei laureati nel 2011, si nota che l’inserimento nel mercato del lavoro dopo il conseguimento del titolo è più facile per i laureati di I livello dei gruppi Medico, Scientifico e Ingegneria (rispettivamente, 72,8%, 69,9% e 65,8%) e per i laureati di II livello dei gruppi Ingegneria, Chimico-farmaceutico e Medico (rispettivamente, 82,7%, 81% e 80,4%). Tuttavia, fra i laureati di I livello e II livello occupati, il 47,7% lavora a tempo determinato oppure con contratti “non stabili” (di collaborazione coordinata e continuativa o di prestazione d’opera occasionale o con borsa di studio/lavoro).
Infine, rimangono le difficoltà nel Mezzogiorno d’Italia, anche se si nota un piccolo miglioramento. Infatti, il tasso di occupazione dei 24-35enni laureati sale dal 41% del 2014 al 47,2% del 2017, mentre il tasso di disoccupazione scende dal 33,6% al 26,5%.
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