UNICT – Apprendimento, innovazione e didattica: presentato il progetto di qualificazione delle competenze dei docenti

Questi gli obiettivi della Programmazione del sistema universitario 2016-2018. Il rettore Francesco Basile: “Progetto di grande spessore e validità”.

“È un progetto che inizia oggi di grande spessore e validità, che richiede il sostegno di tutti per far comprendere a tutto il corpo docente la necessità di aggiornarsi e di aprirsi sempre più alle nuove modalità della didattica anche alla luce delle nuove tecnologie come le lezioni a distanza e dei nuovi sistemi di valutazione da discenti a docenti e viceversa”. L’obiettivo è migliorare la didattica e diventare uno degli atenei di punta in questo settore, dobbiamo inoltre comprendere la necessità di auto-valutarci prima di essere valutati successivamente” ha aggiunto il rettore, che ha sottolineato la “futura visita dell’Anvur per l’accreditamento dei corsi di studio”.

Sono queste le prime parole del rettore Francesco Basile per quanto concerne la Programmazione del sistema universitario 2016-18, presentata nell’aula magna del Palazzo centrale dell’Università di Catania durante il convegno “Progetto di qualificazione e aggiornamento delle competenze del personale docente sui processi di apprendimento, sull’innovazione e sulle metodologie didattiche”.

“L’Ateneo di Catania – ha proseguito il prof. Basile – ha ricevuto un finanziamento per il primo anno del piano strategico e adesso dobbiamo realizzare tutte le azioni che abbiamo indicato e in particolar modo le cinque linee di formazione”.

Un tema, quest’ultimo, su cui è intervenuto il prof. Roberto Cellini, delegato alla Programmazione strategica, che ha evidenziato come “L’Università di Catania è impegnata su due degli obiettivi principali della Programmazione del sistema universitario 2016-18 ovvero il miglioramento dei risultati conseguiti nella programmazione 2013-15 su azioni strategiche per il sistema e la modernizzazione degli ambienti di studio e di ricerca, innovazione delle metodologie didattiche”. “Per migliorare le performance didattiche dobbiamo innalzare la percentuale di studenti che passano al secondo anno con almeno 40 crediti formativi universitari – ha spiegato il prof. Cellini -; nel triennio 2013-15 siamo passati dal 28 al 35%, ma nel prossimo triennio dobbiamo passare dal 45 al 48%. Dobbiamo innalzare anche la percentuale di laureati in regola con il corso di studi, ad oggi siamo tra gli ultimi in Italia”.

La seconda azione per migliorare le performance didattiche è stata individuata nel potenziamento dei corsi di studio internazionali. “Ad oggi le percentuali di cfu acquisiti all’estero è del 3 per mille contro una media nazionale del 6 per mille, noi dobbiamo arrivare al 5 per mille – ha spiegato il delegato -. Da migliorare anche la percentuale di studenti che si immatricolano sulla base di un titolo estero, siamo al 3 per mille su una base media nazionale di quasi il 6”. Il secondo obiettivo, relativo alla modernizzazione degli ambienti di studio e di ricerca, innovazione delle metodologie didattiche, dovrà essere raggiunto “tramite il rafforzamento delle competenze trasversali acquisite dagli studenti” ha aggiunto il prof. Cellini che ha anche indicato la possibilità di “ricevere finanziamenti aggiuntivi dal Miur se l’Ateneo riuscirà a raggiungere altri due obiettivi legati alla valorizzazione dell’autonomia responsabile, ovvero la proporzione del numero di laureati regolari, e al miglioramento della proporzione di docenti di prima e seconda fascia assunti”. Per raggiungere questi obiettivi sono state previste 5 linee di formazione che riguarderanno i ricercatori di tipo A e B e i docenti esterni, i docenti esperti, gli studenti del primo anno, i presidenti dei corsi di laurea e, infine, i tutor.

Sulla didattica è intervenuto, invece, il prof. Ettore Felisatti dell’Università di Padova, che ha “premiato” l’Ateneo di Catania per “l’operazione concertata con tutta la docenza che punta con decisione sulla innovazione”. “Una strada quasi unica in Italia – ha aggiunto -, un ciclo nuovo che vede la didattica in modo diverso, come un processo complesso di apprendimento che deve creare le condizioni per consentire agli studenti di acquisire non più soltanto contenuti, ma processi di conoscenze secondo logiche che vedono lo studente al centro. Non basta fare bene le lezioni, dobbiamo creare le condizioni per apprendere processi e capacità per poter costruire il sapere, per consentire al laureato di organizzare la propria professione al di fuori delle università”.

La prof.ssa Bianca Maria Lombardo, delegata alla Didattica dei corsi di laurea, ha ribadito “la centralità dello studente al centro del percorso di apprendimento e che la didattica del nuovo secolo non può continuare solo con le lezioni frontali, ma richiede lo sviluppo di competenze trasversali tra tutte le discipline ovvero lo sviluppo del pensiero logico del problem solving, la capacità di comunicazione in lingua italiana e straniera, la capacità di applicare conoscenze, la capacità di lavorare in gruppo”. La docente ha, inoltre, evidenziato che “sulla base delle indicazioni della Commissione europea e delle linee guida sull’alta formazione sottoscritte dai ministri europei recepite dal Miur i docenti devono avere ormai un’adeguata formazione certificata perché ad oggi si è pensato che il docente sia un esperto della disciplina e di conseguenza capace di insegnare, ma in verità sinora non abbiamo mai valutato la capacità del docente di trasferire le sue conoscenze agli studenti”.

Nel 2016 è stato poi somministrato ai docenti di ben 7 atenei, compreso Catania, il questionario “Asdu” (Associazione italiana per lo Sviluppo della Didattica, dell’apprendimento e dell’insegnamento in Università) sulle “pratiche” didattiche attuate, opinioni e atteggiamenti, sulla base dei quali sono stati definiti i percorsi e i contenuti della formazione. I risultati sono stati illustrati dalla prof.ssa Venera Tomaselli (dipartimento di Scienze politiche e sociali, Università di Catania), dalla dott.ssa Francesca Verzì (Ufficio del Nucleo di Valutazione d’Ateneo) e dal dott. Cristiano Corsini (dipartimento di Scienze della Formazione, Università di Catania).

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