UNIVERSITÀ – Aumentano corsi a numero chiuso e double degree, i primi anche a Catania

Due dati interessanti provengono dall’ultime statistiche AlmaLaurea. Una notizia oggettivamente buona e l’altra con grado di positività variabile, a seconda della prospettiva con cui gli interessati guarderanno alla statistica. Uno dei due dati incide sull’occupazione ed il profitto del percorso universitario, l’altro sulla scelta del corso universitario da intraprendere.

Dalle statistiche AlmaLaurea emergono due fenomeni a cui prestare particolarmente attenzione: la crescita dei corsi double degree e le interessanti percentuali inerenti lo stato dei corsi di laurea a numero chiuso in Italia.  A Catania la tendenza sembra seguire il dato nazionale.

Si conferma una scelta di successo quella di aumentare i corsi di laurea double degree. Percorsi questi che permettono agli studenti di ottenere titoli accademici riconosciuti sia in Italia che in uno o più Stati stranieri. A dover adottato questa soluzione sono ben  588 corsi in 61 poli universitari. Un numero che è quasi raddoppiato rispetto al periodo 2011/2012. Vari i motivi che hanno condotto a premiare questa formula. In primis l’aumento della probabilità di trovare occupazione che, stando sempre ai dati AlmaLaurea, aumenta del 12% per i laureati in possesso di questo speciale “doppio titolo”. Altra ragione che ha portato al crescente interesse nei confronti del double degree è la possibilità di aumentare notevolmente il voto di laurea, specialmente perché in molti casi, questi corsi prevedono un periodo di studi all’estero per lo studente coinvolto. Di carattere completamente diverso l’altro fenomeno che emerge dalle statistiche AlmaLaurea. Questa volta a doversi interessare sono in modo particolare i futuri studenti universitari.

Le statistiche registrano una crescita notevole dei corsi a numero chiuso un po’ in tutti gli atenei italiani, sia pubblici che privati. Per quanto riguarda Catania, la situazione non è da meno: su 98 corsi di laurea ben il 50% è a numero programmato. Dei dati che rispecchiano in parte la situazione nazionale. Infatti le barriere all’ingresso sono previste da quasi la totalità degli atenei italiani, ben 74 su 78; i corsi son la prova iniziale sono circa duemila, quindi il 40% del totale. Percentuale che cresce di un punto rispetto all’anno scorso e che, vista la tendenza, nel futuro potrebbe continuare ad aumentare.

 

 

Chiara M. Emma

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Chiara M. Emma

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