«Concorsi più trasparenti»: l’appello dei giovani ricercatori a Mattarella

Un gruppo di giovani ricercatori d’Italia rivoge una lettera, pubblicata sul Corriere.it, al Presidente della Repubblica Italiana e chiede «ci aiuti a restare in Italia».

“Egregio Sig. Sergio Mattarella,
A scriverLe è un gruppo di giovani ricercatori d’Italia. Desideriamo metterLa al corrente della nostra situazione. Si è da poco conclusa la prima fase di valutazione del bando SIR per la ricerca in Italia (Scientific Independence of young Researchers), il quale si è rivelato, per tempistiche, procedure e criteri scientifici adottati, una grossa delusione. La procedura di valutazione ha subito enormi ritardi e non ha rispecchiato le aspettative (erano state in principio garantite commissioni di carattere internazionale), come già dettagliato nella lettera indirizzata al Ministro Giannini pubblicata in data 12/02/2015 sul Corriere della Sera. Numerosi sono e saranno i motivi di ricorso. Alcuni candidati sono stati valutati per il solo abstract; altri per l’intero progetto; altri ancora hanno riscontrato errori nella valutazione del proprio curriculum vitae.
Signor Presidente, non vogliamo mancare di rispetto, ma riteniamo sia doveroso informarLa che noi giovani ricercatori dei più svariati settori disciplinari, dopo avere maturato competenza e professionalità con anni di fatiche e sacrifici, siamo posti continuamente innanzi alla mala gestione, per non dire inesistente gestione della ricerca in Italia. Con questa lettera vogliamo esortarLa a prendersi carico della questione, in modo da costruire assieme basi stabili. Le offriamo la nostra collaborazione. Non vogliamo un’Italia fatta di ricorsi ma un’Italia in cui sia possibile costruire: un autentico polo d’attrazione per l’estero sia in campo umanistico, dalla ricchezza inaudita nella sua storia, che in campo scientifico. Un’Italia che sia parte preziosa dell’Unione Europea. Non è concepibile che il primo gradino della carriera nel mondo della ricerca nel nostro Paese, momento che spesso coincide con la costruzione di una famiglia, sia lasciato completamente allo sbando. E questo non solo per il rispetto e la dignità del nostro lavoro ma per l’importanza della formazione, dell’istruzione, dell’educazione dei nostri figli e della futura classe dirigente.
Quello che chiediamo è che sia definito un piano nazionale per la ricerca in Italia che dia stabilità. A questo scopo chiediamo che vengano finanziati a cadenza regolare progetti su base europea, ma ancora più importante che vengano banditi a cadenza regolare concorsi per giovani ricercatori per classi disciplinari, non più ad personam e cioè riportanti un titolo di progetto di ricerca già definito. Chiediamo che il cv del candidato, la sua formazione, i suoi titoli, siano valutati in modo cristallino e che sia premiato realmente il merito. Chiediamo che questi concorsi pongano il candidato nella condizione di preparare al meglio l’abilitazione nazionale, e siano premessa e garanzia, qualora il candidato superi l’abilitazione, della docenza universitaria, come avviene in diversi paesi del mondo. Vogliamo enti di ricerca e università in cui sia possibile l’effettiva ricerca e la possibilità di innovare, di ampliare i rapporti sia a livello nazionale che internazionale, una università libera, non più sottomessa a logiche di potere ma luogo di dialogo fecondo a partire dalla ricchezza dell’intraprendenza che caratterizza il giovane ricercatore. Con i più cordiali saluti”.

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