
La felicità è fatta di un niente che, nell’attimo in cui lo godiamo, ci sembra tutto: alla domanda “Cos’è la felicità?”, Roberto Gervaso risponde così. Eppure, trovare una definizione che metta d’accordo tutti è pressappoco impossibile: c’è chi crede che la felicità stia nelle piccole cose, per alcuni è appena un attimo, un “brivido che vola via”. Jovanotti cantava : “Dottore che sintomi ha la felicità”, quasi fosse una malattia da cui guarire, o magari per cui morire. La citazione “La felicità si insinua dentro la tua vita attraverso una porta che non sapevi di aver lasciata aperta” (Ethel Barrymore) lascia spazio a un interessante spunto di riflessione: la felicità cerca spazio, bussa alle nostre porte e spesso ci rifiutiamo di aprirle o arriva tempestosa e inaspettata come un uragano, travolgendo tutti i possibili blocchi che trova?
Parliamo di felicità per un motivo ben preciso e cioè in occasione del “battesimo” di una nuova imperdibile ricorrenza: La Giornata Internazionale della felicità, datata per l’appunto il 20 marzo. La decisione della proclamazione di questa festa è stata presa unanime dall’ Assemblea Generale dell’ONU con il consenso dei suoi 193 paesi membri esattamente lo scorso aprile. Una decisione scaturita da una nuova consapevolezza: un paese con un alto numero di persone felici è un paese felice e di conseguenza è un paese più produttivo.
Il professor Helliwell, pioniere e di questo nuovo tema d’indagine, è il primo rapporto globale sulla felicità, nel World Happiness Report, intervistando un vasto campione di abitanti in circa 150 paesi diversi, ha raccolto dati trattando la felicità non più come astrattismo bensì come un’entità quantificabile. Ponendo a tutti i partecipanti il medesimo interrogativo:«Considerando i vari aspetti della tua vita in questo periodo, qual è il tuo globale livello di soddisfazione? Quanto diresti di essere felice da 0 a 10?», si è appurato un’incremento della felicità globale: negli ultimi trent’anni il mondo è diventato 0,14 volte più felice (anche se non in tutti i paesi si è registrato un miglioramento). Ciò è direttamente proporzionale (chiaramente!) alla crescita del benessere e della qualità di vita: per essere felici a livello individuale è importante godere di buona salute, essere supportati da una famiglia stabile e un matrimonio duraturo e sereno. Sul lavoro paradossalmente diventa più importante che non sia precario ma garantisca una certa stabilità, che i rapporti con i colleghi siano buoni rispetto allo stipendio e all’orario lavorativo.
Appare spontaneo chiedersi quali sono i paesi più felici del mondo. Ebbene, in vetta alla classifica, secondo il World Happiness Report, si collocano i paesi scandinavi, la Danimarca in particolare al primo posto, seguita immediatamente da Finlandia, Norvegia e poi dai Pesi Bassi, con un valore di 7.6 in una scala da 0 a 10. In ottime posizioni si piazza anche il Canada, la Svizzera, la Nuova Zelanda, la Svezia e l’Australia. Al ventottesimo posto si trova l’Italia – due gradini sopra la Germania. In fondo alla lista, prevedibilmente, troviamo diversi paesi dell’Africa Subsahariana (Togo, Benin, Repubblica Africana Centrale, Sierra Leone).
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