“Al di là delle nuvole iniziano i sogni”: corto ambientato a Catania in concorso al David di Donatello

Al di là delle nuvole iniziano i sogni”, corto del regista Giovanni Virgilio, giovane catanese che ambienta il suo ultimo lavoro cinematografico a Catania, durante gli anni 90, in cui la mafia diventa protagonista di scenari ed eventi terribili.

Il corto è attualmente in concorso al David di Donatello, prestigioso premio cinematografico italiano, ed è possibile contribuire alla vittoria dando il proprio voto online a questo indirizzo: vota questo corto.

Il tema dell’antimafia è affrontato con delicatezza e crudeltà allo stesso tempo, il modus narrandi coincide esattamente con la realtà degli avvenimenti.

Attraverso la delicatezza dello sguardo, delle parole di un bambino Damiano, viene mostrata la crudeltà degli avvenimenti di quel periodo, la crudeltà di una mafia che non lascia scampo, che regola i conti con la violenza e la morte. Con Damiano impariamo a sognare, impariamo a trarre il bene dal male, a ricavare il coraggio di scegliere sempre la legalità, anche in un contesto in cui l’illegalità è attecchita e riesce ad ingannare, ergendosi a tutela della quotidianità.

Tutto questo Damiano riesce a farlo grazie ad un mentore speciale, un maestro giornalista antimafia, che con tutte le sue forze cerca di smuovere le coscienze, partendo dai bambini, per educarli alla civiltà, alla lotta alla mafia, contribuendo a migliorare la realtà catanese nello specifico.

E proprio folgorato dagli insegnamenti del maestro, Damiano, rinuncia al suo nome, affermando senza alcun indugio di chiamarsi Giovanni, in onore di Giovanni Falcone, quel magistrato antimafia di cui spesso il suo mentore parla.

Ma se da un lato un bimbo si erge a sostegno della legalità, dall’altro è costretto egli stesso a vivere condizioni precarie in famiglia: il padre senza lavoro non riesce ad essere una certezza per se stesso, né il punto di riferimento del figlio, nonostante conduca una lotta per non cadere egli stesso nella morsa infame della mafia.

Gli insegnamenti del maestro, a cui il regista permette anche a noi di assistere, donano emozioni contrastanti: tristezza, rabbia e volontà di riscatto.

Le parole di Rocco Chinnici, attraverso la lettura di una sua intervista, le stesse parole del maestro, quando con una penna in mano dice, riferendosi ai mafiosi: <<…loro tentano col tritolo di cancellare le persone, con la penne invece si può scrivere la storia>>, sono parole di speranza e di orgoglio verso uomini che hanno lottato per la nostra società, per costruire un futuro diverso, per cancellare quel fenomeno sociale, come lo chiamava Giovanni Falcone, che è la mafia.

Gli insegnamenti corretti del maestro vengono soffocati dalla sua uccisione, che avviene proprio davanti agli occhi di Damiano; il maestro viene ucciso per mano mafiosa, alla luce del sole, con violenza, arroganza si spegne un faro per Damiano, una vita fatta di coraggio, di passione per i propri ideali, al costo, appunto, di morire.

Ma per Damiano il faro non si spegne completamente, nonostante l’uccisione del suo caro maestro, e il terribile attentato a Giovanni Falcone in cui il magistrato perderà la vita, lui sceglie di seguire la strada della legalità, sceglie di combattere contro la mafia e non a fianco, come molti per semplicità, per timore, scelgono di fare.

Ed ecco che attraverso lo sguardo intenso, tenero di un bimbo, si passa alla figura di un uomo ormai magistrato impegnato in prima fila nella lotta contro la mafia.

Nonostante tutto, nonostante la precarietà, nonostante tutto il male che Damiano vive,  sopporta, mostra comunque il coraggio di guardare oltre, verso l’orizzonte.

Al di là delle nuvole ci sono quei sogni per cui conduciamo un’esistenza intera, per cui quotidianamente affrontiamo difficoltà su difficoltà sperando che servano a portarci più vicino a quelle nuvole e, una volta superate, riuscire a conquistare il sogno.

In quindici minuti si respira l’intensità, il phatos di quegli anni, ci si emoziona, perché non è solo un corto che racconta, ma insegna anche ed esorta a non arrendersi, a non cadere nel tranello della via più semplice da percorrere, ma meno soddisfacente e soprattutto una via che non rende civili né liberi, ma schiavi di un sistema corrotto.

Rita Vivera

Rita Vivera nata a Comiso (RG) il 17/06/1990, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Ateneo di Catania. Determinata a perseguire i suoi obiettivi, tra lo studio di un diritto e un altro, ama scrivere in particolare di attualità, di politica e di musica.

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