Diversabilità o disabilità? Parola all’esperto

Un tema caldo e sempre attuale quello della disabilità soprattutto quando entrano in gioco vedute deontologiche ed etiche professionali diverse tra loro, tutte però schierate in prima linea sulla tutela dell’essere umano, sostenendo un’uguaglianza che, tuttavia, alle volte, entra in contrasto con la reale condizione dell’individuo.

Elena è una ragazza affetta da cecità sin dalla nascita. Suonano come una vera e propria condanna le sue parole nei riguardi di coloro i quali, a suo avviso, per ipocrisia, decidono di utilizzare termini come “diversamente abile” nei confronti di chi, come lei, costretta ad una disabilità evidente ed inconfutabile.

Quale modo allora tra “diversamente abile” e “disabile” è il più appropriato per indicare una persona con tali caratteristiche? Lo abbiamo chiesto ad uno specialista in materia. E’ il dottor Corrado Muscarà, docente di didattica generale e speciale alla facoltà etnea di Scienze della Formazione, che così commenta: «a mio avviso, c’è molta confusione a riguardo. Personalmente non sono mai stato d’accordo con il termine, introdotto da qualche tempo e sostenuto con forza da Claudio Imprudente, “Diversamente abile” o “Diversabile”. Imprudente, presidente del Centro di documentazione handicap di Bologna, sottolinea la positività e la propositività dell’espressione sopracitata, che permette di guardare alle diverse abilità della persona piuttosto che a ciò che le manca o che non sa fare. Nelle mie ultime pubblicazioni non uso il termine “diversamente abile”, bensì “disabile” o, in alcune, “persona in situazioni di atipicità sociale”, ed anche nelle ultime ricerche lette, ho notato che i maggiori studiosi di pedagogia speciale e di didattica speciale utilizzano il termine “disabile” o “persona con disabilità”».

Bisogna fare attenzione però ad altri tipi di appellativi, utilizzati erroneamente, così come conclude il dott. Muscarà: «quello che mi infastidisce è il termine “Handicappato” che ha un altro significato rispetto a “disabile” o a “deficit”. Purtroppo, ad oggi, qualcuno ancora utilizza questi termini come se avessero lo stesso significato. In merito consiglio di leggere e di fare degli approfondimenti sultesto dell’ICF, approvato dall’OMS nel 2001 alla 54° Assemblea Mondiale della Salute».

Perché, in fondo, la diversità non è altro che una parte del mondo e non un mondo a parte.

Federica Campilongo

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Federica Campilongo

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