Prostituzione, a Catania “riapriremo le case chiuse”

catania-prostitutaVi avevamo già parlato e mostrato le immagini della piaga sociale che è la prostituzione a Catania (clicca qui) e adesso la situazione sembra aggravarsi sempre di più, tanto da portare i consiglieri comunali Giuseppe Catalano e Vincenzo Parisi a proporre la riapertura delle case di tolleranza, ben più note come “case chiuse”.
La proposta consiste in un odg che impegni l’Amministrazione comunale affinché si faccia portavoce dell’iniziativa presso la Regione Siciliana e nei confronti del Governo chiedendo la parziale abrogazione della legge Merlin, così come è già accaduto in Lombardia.

L’idea, prendendo spunto da alcune interviste del programma televisivo Le Iene, come confessa Catalano, è quella di inasprire le pene per lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione, dare la possibilità a chi intende esercitare ‘la professione’ di farlo avendo riconosciuto lo status professionale di prostituta, quindi consentendole pure di pagare le imposte,  e garantire loro dei controlli sanitari.
Ma oltre a tutto ciò, tale proposta significherebbe anche indebolire il commercio delle donne da parte della criminalità organizzata che subirebbe gravi perdite in denaro da uno dei commerci più redditizzi. Basti pensare che le tariffe del piacere variano dalle 20 Euro ai 100 Euro l’ora, in caso di prestazione da accompagnatrice; un vero e proprio giro d’affari per la malavita.

Sicuramente restituirebbe la dignità anche a tante donne costrette dai propri aguzzini a mercificare il proprio corpo, come tristemente è successo addirittura anche alle immigrate del centro Cara di Mineo, costrette a prostituirsi da una specie di racket gestito internamente con tanto di tariffario: 5 Euro le somale, 10 Euro le eritree, 13 Euro le nigeriane.

I consiglieri, per avviare il processo di trasformazione della legge Merlin (la legge 20 febbraio 1958 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 4 marzo 1958 che aboliva le case di tolleranza in Italia), si stanno muovendo in entrambe le strade percorribili e cioè il referendum abrogativo o l’approvazione di un ordine del giorno da parte di almeno quattro Regioni italiane.

Probabilmente la volontà dei cittadini catanesi è quella di riaprire le case chiuse perché in tanti sono stanchi di non poter passeggiare la sera con i propri figli senza dover sentirsi chiedere domande scomode o col timore di fare spiacevoli incontri.

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