Ma il giorno della Commemorazione dei defunti non riguarda soltanto la memoria privata e familiare. È anche un’occasione per riscoprire la storia collettiva di una comunità , restituire un volto a chi ha contribuito a costruirne l’identità e riconoscere il patrimonio umano, culturale e artistico lasciato in eredità alle generazioni successive. A Catania, questo viaggio nella memoria ha un luogo simbolico: il Cimitero Monumentale di via Acquicella, conosciuto popolarmente come il cimitero dei Tre Cancelli. Tra cipressi, viali alberati, cappelle gentilizie, monumenti funerari e sepolture che raccontano epoche differenti, riposano alcuni dei nomi più importanti della cultura siciliana. Scrittori, attori, intellettuali, scienziati e protagonisti della vita civile: uomini che, in modi diversi, hanno contribuito a rendere grande la città etnea.
Dal silenzio di novembre a una tradizione millenaria
La commemorazione dei fedeli defunti affonda le proprie radici nella tradizione cristiana dei primi secoli. I cristiani pregavano già anticamente per i propri morti, celebrando l’Eucaristia in loro suffragio e mantenendone vivo il ricordo nelle comunità . La diffusione della ricorrenza del 2 novembre è legata soprattutto a sant’Odilone, abate benedettino di Cluny, che nel 998 stabilì per i monasteri della propria congregazione una giornata dedicata alla preghiera per tutti i fedeli defunti. La scelta del giorno successivo a Ognissanti non fu casuale: il primo novembre la Chiesa celebra coloro che hanno raggiunto la santità , mentre il giorno seguente rivolge la propria preghiera a tutti coloro che hanno concluso il cammino terreno.
Per la Chiesa, il 2 novembre non è semplicemente una giornata dedicata alla nostalgia, ma una testimonianza di fede nella risurrezione e nella vita eterna. La preghiera per i defunti esprime la convinzione che l’amore non si esaurisca con la morte e che ogni vita conservi un valore che va oltre il tempo e la notorietà . La visita al cimitero, la partecipazione alla Santa Messa, il Rosario e il raccoglimento davanti a una tomba sono gesti attraverso i quali si manifesta questa speranza. È una giornata che invita anche a ricordare chi non ha più familiari, chi è morto in solitudine, le vittime delle guerre e delle tragedie, quanti non hanno nessuno che porti loro un fiore.
La ricorrenza assume inoltre forme differenti nelle diverse culture. In Messico, ad esempio, il DÃa de los Muertos trasforma il ricordo dei defunti in una manifestazione collettiva fatta di altari, fotografie, fiori, candele e tradizioni popolari. Un patrimonio culturale riconosciuto dall’UNESCO, che testimonia come il rapporto tra i vivi e i morti attraversi popoli e continenti, assumendo espressioni diverse ma conservando un significato comune. Anche in Sicilia il culto dei defunti è profondamente radicato: alle celebrazioni religiose si intrecciano consuetudini familiari, racconti tramandati e tradizioni popolari che fanno del mese di novembre un momento particolare della memoria collettiva.
I Tre Cancelli, custodi della memoria etnea: il Monumentale dove Catania racconta se stessa
A Catania il luogo per eccellenza di questo incontro tra memoria privata e storia pubblica è il Cimitero Monumentale di via Acquicella, aperto nel 1866. La sua realizzazione rispose all’esigenza di dotare la città di un grande camposanto, in un periodo in cui le trasformazioni urbanistiche e le nuove disposizioni igienico-sanitarie successive all’Unità d’Italia stavano modificando profondamente il rapporto tra le comunità e i luoghi di sepoltura. Il terreno scelto era un antico vigneto appartenuto alle monache di Santa Chiara. Da allora, il cimitero è diventato uno dei luoghi più significativi della memoria cittadina.
L’ingresso monumentale, caratterizzato dai tre grandi fornici che gli hanno dato il nome popolare di Tre Cancelli, introduce in uno spazio nel quale arte, architettura e natura si fondono. Le cappelle delle famiglie storiche catanesi, i monumenti in marmo, le edicole funerarie e i viali alberati compongono un paesaggio che riflette la storia sociale ed economica della città . Dal neoclassico al neogotico, fino alle suggestioni eclettiche e liberty, ogni monumento custodisce una storia e racconta il gusto, le aspirazioni e la posizione sociale di chi lo ha commissionato.
Tra gli itinerari più significativi c’è il Viale degli Uomini Illustri, dove si concentrano alcune delle sepolture più importanti della storia etnea. Qui la letteratura incontra il teatro, la scienza dialoga con la politica e la cultura popolare si affianca alla grande tradizione intellettuale. Camminando tra questi monumenti si comprende quanto la storia di Catania sia stata costruita da personalità diverse, talvolta lontane per formazione e sensibilità , ma accomunate dal legame con la propria terra. Un patrimonio che meriterebbe di essere riscoperto e valorizzato durante tutto l’anno, non soltanto in occasione della ricorrenza dei defunti.
Verga, De Roberto, Brancati e Musco: i giganti della cultura siciliana riposano ad Acquicella
Tra i nomi che più di ogni altro rappresentano la grandezza letteraria di Catania spicca quello di Giovanni Verga, il padre del Verismo italiano. Nato nella città etnea nel 1840, Verga seppe raccontare con straordinaria lucidità la Sicilia popolare, le sue contraddizioni, le sue ingiustizie e le lotte quotidiane per la sopravvivenza. Opere come I Malavoglia, Mastro-don Gesualdo e Vita dei campi hanno consegnato alla letteratura universale personaggi e vicende diventati immortali. La sua sepoltura al Cimitero Monumentale rappresenta una tappa imprescindibile per chi desidera conoscere il rapporto tra Catania e il suo più celebre narratore.
Accanto a Verga si ritrova idealmente la memoria di Federico De Roberto, autore de I Viceré, uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana tra Ottocento e Novecento. Nato a Napoli nel 1861, ma profondamente legato a Catania, De Roberto raccontò con straordinaria capacità di analisi il declino dell’aristocrazia Siciliana e i meccanismi del potere, attraverso la storia della famiglia Uzeda. La sua opera resta una delle rappresentazioni più lucide della società siciliana e dei suoi cambiamenti politici e culturali.
Un altro grande protagonista è Vitaliano Brancati, scrittore, giornalista e drammaturgo nato a Pachino nel 1907. Autore di romanzi come Don Giovanni in Sicilia, Il bell’Antonio e Paolo il caldo, seppe raccontare con ironia e profondità le contraddizioni della società italiana, il conformismo e le debolezze del costume nazionale. Ma Catania non è soltanto la città dei grandi scrittori. È anche una delle capitali del teatro siciliano.
Nel camposanto riposa Angelo Musco, straordinario attore nato a Catania nel 1871, che portò il teatro dialettale siciliano ben oltre i confini dell’Isola. La sua comicità , la mimica inconfondibile e la capacità di interpretare personaggi popolari ne fecero uno degli attori più amati del suo tempo. Musco contribuì in maniera decisiva alla diffusione delle opere di Nino Martoglio, trasformando il teatro siciliano in una forma d’arte capace di parlare a un pubblico nazionale.
La storia culturale della città passa anche attraverso figure meno conosciute al grande pubblico, ma fondamentali per lo sviluppo del sapere. È il caso di Enrico Boggio Lera, fisico e matematico, al quale è legata una parte importante della storia scientifica e dell’istruzione catanese. Tra le personalità da ricordare c’è inoltre Mario Rapisardi, poeta e intellettuale catanese, voce importante della cultura italiana dell’Ottocento, insieme a Ercole Patti, scrittore e giornalista capace di raccontare la Sicilia con uno sguardo ironico, elegante e profondamente personale.
Da Brigantony a Battiato, da Turi Ferro a Pippo Baudo: le tombe dei siciliani che hanno fatto storia
Il viaggio nella memoria non si esaurisce tra i cancelli del camposanto di Acquicella. La storia culturale della Sicilia orientale è un mosaico che comprende personalità appartenenti a generazioni e linguaggi differenti: dalla musica popolare alla canzone d’autore, dal teatro alla televisione. Alcuni dei nomi più amati dai siciliani riposano in altri cimiteri del territorio, in luoghi che meritano di essere ricordati proprio in occasione del 2 novembre.
Tra i personaggi che hanno lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario popolare c’è Brigantony, al secolo Antonino Caponnetto, cantautore catanese scomparso nel luglio 2022. Con la sua ironia irriverente, il linguaggio colorito e le canzoni in dialetto, seppe raccontare vizi, virtù e situazioni della quotidianità siciliana, conquistando un pubblico trasversale. La sua musica è diventata una componente riconoscibile della cultura popolare etnea. Dopo le iniziali prospettive di una sepoltura nel Viale degli Uomini Illustri, il feretro venne sistemato nella Cappella della Confraternita di Santa Maria del Carmelo.
Spostandosi verso l’Etna, un altro luogo della memoria conduce a Franco Battiato. Il grande cantautore, musicista e compositore, scomparso il 18 maggio 2021, trascorse gli ultimi anni della sua vita a Milo, alle pendici del vulcano. Ma la sua ultima dimora non si trova a Milo né a Giarre: le sue ceneri sono custodite nella cappella di famiglia del cimitero di Riposto, sua città natale. Da La cura a Centro di gravità permanente, il suo repertorio continua a parlare a generazioni diverse, mentre la sua ricerca musicale e spirituale resta una delle eredità più originali della cultura italiana.
La memoria del teatro siciliano conduce anche a Turi Ferro, nato a Catania nel 1921 e scomparso nel 2001. Attore di straordinaria sensibilità , è stato uno dei più importanti interpreti del teatro italiano del Novecento. La sua attività artistica è stata profondamente legata a Giovanni Verga, Luigi Pirandello e alla grande drammaturgia siciliana. Insieme alla moglie, l’attrice Ida Carrara, ha contribuito a fare del teatro catanese un punto di riferimento nazionale. Il suo nome resta indissolubilmente legato alla città , così come quello di Angelo Musco e Gilberto Idonea, protagonisti di una tradizione scenica che costituisce una delle eredità culturali più preziose dell’Isola.
E poi c’è Pippo Baudo, il grande presentatore televisivo nato a Militello in Val di Catania, scomparso nell’agosto 2025. Per oltre sessant’anni è entrato nelle case degli italiani, diventando uno dei volti più rappresentativi della televisione nazionale. Dalle conduzioni del Festival di Sanremo ai grandi varietà del sabato sera, Baudo ha accompagnato la trasformazione dello spettacolo italiano, contribuendo anche a lanciare numerosi artisti. Ma il legame con la sua terra d’origine non si è mai interrotto. Per sua volontà , dopo i funerali celebrati nel Santuario di Santa Maria della Stella, è stato tumulato nel cimitero comunale di Militello in Val di Catania, nella tomba di famiglia, accanto ai genitori.
Non soltanto tombe, ma pagine di storia
Il 2 novembre, dunque, Catania e il suo territorio non ricordano soltanto i propri familiari, ma anche una lunga schiera di uomini e donne che hanno contribuito a costruire l’identità culturale della Sicilia. Il Cimitero Monumentale di Acquicella, con i suoi scrittori, attori, scienziati e protagonisti della vita civile, rappresenta una tappa fondamentale di questo itinerario, ma la memoria si estende fino a Riposto e Militello in Val di Catania, raggiungendo tutti quei luoghi che custodiscono le spoglie di personalità indimenticabili.
Queste sepolture non dovrebbero essere considerate soltanto mete occasionali di una visita nel giorno dei defunti. Sono testimonianze di un patrimonio storico e artistico che merita attenzione, tutela e valorizzazione. Conoscere chi riposa nel Monumentale significa anche riscoprire le vicende di una città che ha dato all’Italia scrittori, artisti, attori, musicisti e protagonisti della cultura nazionale.
Perché una città non è fatta soltanto delle sue piazze, dei suoi palazzi e dei suoi monumenti, ma anche delle persone che l’hanno abitata, amata, raccontata e resa riconoscibile nel mondo. Le loro tombe sono pagine di una storia che continua a parlarci. E mentre una candela illumina una lapide e un fiore viene deposto davanti a un nome, Catania ha il dovere di custodire questo patrimonio e tramandarlo alle nuove generazioni.
Perché ricordare i propri grandi non significa soltanto rendere omaggio al passato: significa riconoscere le proprie radici e impedire che il tempo cancelli ciò che siamo stati.












