La crisi idrica in Sicilia approda nelle aule giudiziarie. Dopo mesi di mobilitazione sul territorio, ANAFePC (Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale) ha deciso di trasformare la propria battaglia civile in un’azione istituzionale, presentando un esposto-denuncia alle Procure della Repubblica delle nove province siciliane e coinvolgendo anche tre Ministeri: Ambiente, Infrastrutture e Salute.
L’obiettivo è chiedere verifiche approfondite sulla gestione della risorsa idrica nell’isola, sui ritardi infrastrutturali e sulle criticità che da anni condizionano la vita di migliaia di cittadini. Una situazione che, secondo l’associazione, non può più essere considerata un’emergenza temporanea, ma il risultato di problemi strutturali accumulati nel corso dei decenni.
Acqua razionata e cittadini costretti a pagare due volte
Il quadro denunciato da ANAFePC racconta una Sicilia ancora alle prese con una grave fragilità del sistema idrico. In numerosi Comuni dell’isola, soprattutto nelle aree maggiormente colpite dalla siccità e dalla carenza infrastrutturale, le interruzioni dell’erogazione possono protrarsi anche per settimane, lasciando famiglie e attività senza un servizio essenziale. Tra le principali cause indicate dall’associazione ci sono le condizioni delle reti di distribuzione, spesso obsolete e caratterizzate da perdite significative che disperdono una parte consistente dell’acqua prima ancora che raggiunga abitazioni e imprese.
Una situazione che genera pesanti conseguenze economiche e sociali: molti cittadini, infatti, si trovano costretti a ricorrere alle autobotti private per sopperire alla mancanza del servizio pubblico, sostenendo così costi aggiuntivi. Il risultato è una sorta di doppio pagamento: da una parte la tariffa del servizio idrico, dall’altra la spesa necessaria per garantire una fornitura minima indispensabile.
L’esposto alle Procure: nel mirino ritardi, controlli e responsabilitÃ
Con la denuncia presentata alle nove Procure siciliane, ANAFePC chiede che vengano approfondite eventuali responsabilità amministrative, gestionali e procedurali che avrebbero contribuito all’attuale situazione. L’associazione sottolinea di aver raccolto nel tempo documentazione e segnalazioni provenienti dai territori, scegliendo ora di affidare alla magistratura il compito di verificare eventuali criticità nella gestione della risorsa idrica.
Il presidente di ANAFePC, Calogero Coniglio, ha evidenziato come l’azione intrapresa non rappresenti una protesta occasionale, ma il risultato di un percorso di monitoraggio portato avanti negli ultimi mesi. Parallelamente, l’associazione ha già sollecitato controlli sulla qualità dell’acqua e sulle autorizzazioni relative alle autobotti, coinvolgendo anche gli enti competenti per la tutela della salute pubblica. L’obiettivo dichiarato è garantire ai cittadini un accesso sicuro e regolare a un bene considerato fondamentale.
Dighe incompiute e opere strategiche ferme da decenni
Tra i punti centrali della denuncia figurano anche le grandi opere idriche rimaste incompiute per decenni. ANAFePC ha effettuato sopralluoghi presso alcuni dei principali invasi siciliani, tra cui la Diga di Blufi e la Diga di Pietrarossa, evidenziando una situazione definita dall’associazione di grave immobilismo. Si tratta di infrastrutture considerate strategiche per aumentare la capacità di approvvigionamento idrico dell’isola, ma che attendono ancora completamenti, collaudi o interventi necessari per entrare pienamente in funzione.
In particolare, la Diga di Blufi viene indicata come un’opera potenzialmente in grado di servire un vasto territorio comprendente diverse province siciliane, tra cui Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania, Ragusa e parte del territorio palermitano. Secondo ANAFePC, il contrasto tra infrastrutture ferme e cittadini costretti a fronteggiare continui disservizi rappresenta uno degli aspetti più evidenti delle difficoltà del sistema idrico regionale.
Una battaglia per il diritto all’acqua e per il futuro della Sicilia
La denuncia presentata da ANAFePC apre ora una nuova fase nella discussione sulla gestione dell’acqua in Sicilia. L’associazione chiede che vengano accesi i riflettori su investimenti, manutenzioni, appalti, controlli e tempi di realizzazione delle opere pubbliche, con l’obiettivo di individuare eventuali responsabilità e favorire un cambio di passo. Il vicepresidente Maurizio Cirignotta ha ribadito la necessità di trasformare i progetti annunciati negli anni in interventi concreti, sottolineando come la crisi idrica non possa essere affrontata soltanto con misure emergenziali.
La questione dell’acqua rappresenta infatti una delle principali sfide per il futuro dell’isola, in un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dall’aumento dei periodi di siccità e dalla necessità di modernizzare infrastrutture ormai insufficienti. La battaglia di ANAFePC punta dunque a riportare al centro un tema che riguarda ogni cittadino: il diritto ad avere un servizio idrico efficiente, sicuro e realmente accessibile.












