Dopo quattro giorni di incontri, analisi e confronti sul disordine globale, Mare Liberum chiude la sua X edizione tornando alla domanda più difficile: quale futuro stiamo costruendo?
È il quesito scelto per il Final Remarks del Festival internazionale di geopolitica, dedicato quest’anno a “Europa e Mediterraneo nel Disordine Globale”. Un interrogativo che, al termine di un programma dedicato alle grandi trasformazioni geopolitiche, assume un significato ancora più concreto: perché parlare di futuro significa inevitabilmente parlare di giovani, di città, di istituzioni e della capacità di una comunità di non limitarsi a subire il cambiamento. A Catania, il confronto tra Fausto Bertinotti, Salvatore Carrubba e Myrta Merlino ha così lasciato spazio a una riflessione che dal Mediterraneo è tornata alla dimensione locale. E nell’intervento conclusivo del sindaco Enrico Trantino, il futuro è diventato soprattutto una responsabilità: quella di una generazione chiamata a superare le proprie paure e quella di una città chiamata a creare le condizioni perché i suoi giovani possano immaginarsi protagonisti, senza essere costretti a cercare altrove il proprio domani.
Dal disordine globale alla responsabilità delle comunità
È questo, in fondo, il senso più interessante della X edizione di Mare Liberum. Il Festival nasce per rendere accessibili temi geopolitici complessi, portandoli fuori dai circuiti degli specialisti e mettendoli a disposizione di studenti, cittadini e di un pubblico più ampio. Un obiettivo particolarmente significativo in un Mediterraneo che non può più essere considerato soltanto una frontiera geografica, ma uno spazio nel quale si incrociano interessi, conflitti, culture, migrazioni e nuove forme di cooperazione.
Il tema del “disordine globale” racconta infatti un mondo nel quale gli equilibri tradizionali sono sempre meno stabili e nel quale anche l’Europa è chiamata a ripensare il proprio ruolo. Ma la domanda finale del Festival compie un passo ulteriore: non basta capire il mondo che cambia, bisogna chiedersi quale parte vogliamo avere nella sua trasformazione. Ed è proprio su questo passaggio che il dibattito conclusivo ha trovato il suo significato più profondo.
La libertà non esiste senza una comunità che la difenda
A introdurre questa riflessione è stato Claudio Corbino, che ha riportato il discorso su uno dei presupposti fondamentali di ogni società democratica: la libertà:
«La libertà di una comunità è difesa da istituzioni credibili, da coloro i quali vi partecipano con passione e dalla stampa che pungola sulle istituzioni, vigila sul loro operato e consente l’espressione dell’opinione pubblica», ha affermato.
Parole che assumono un peso particolare in una fase nella quale la fiducia nelle istituzioni e nei corpi intermedi appare sempre più fragile. La libertà, nelle parole di Corbino, non viene presentata come qualcosa di acquisito una volta per tutte, ma come un equilibrio che deve essere continuamente difeso. Da una parte istituzioni credibili, dall’altra cittadini capaci di partecipare e una stampa chiamata a controllare, interrogare e raccontare. È un triangolo essenziale, perché una democrazia non vive soltanto delle istituzioni che la rappresentano, ma anche della capacità dei cittadini di non diventare semplici spettatori.
Trantino e quella domanda sospesa davanti all’universo
Poi il cambio di prospettiva. Dal funzionamento delle istituzioni al significato stesso dell’esistenza. Enrico Trantino ha raccontato un’abitudine personale che, dietro un tono apparentemente leggero, nasconde una riflessione profonda.
«La sera, per alleggerire le giornate, cerco esperienze catartiche. Siccome, ahimè, in vita mia non mi sono mai drogato, cerco di ricorrere a qualcosa di sostenibile, come cercare le immagini in alta definizione dei pianeti del nostro Sistema solare». Quelle immagini, ha spiegato, lo hanno quasi commosso per la loro straordinaria bellezza. E da lì è nata una domanda che sembra semplice e invece contiene una delle questioni più antiche dell’umanità: «Noi, che siamo gli unici esseri viventi pensanti, come possiamo dare un senso al nostro vissuto su questa Terra?».
È un interrogativo che porta la discussione fuori dalla politica immediata e la colloca in una dimensione più ampia. Guardare i pianeti significa, in qualche modo, guardare anche noi stessi da lontano. Ridimensionare le nostre ansie, ma anche comprendere quanto sia grande la responsabilità di ciò che facciamo sulla Terra.
Il vero avversario? Siamo noi stessi
Da questa riflessione Trantino è passato ai giovani, uno dei temi che ha caratterizzato il suo impegno fin dall’inizio del mandato. Il sindaco ha raccontato di aver rivolto particolare attenzione alla comunità studentesca, con l’obiettivo di spingere i ragazzi a uscire da quella comfort zone nella quale la società rischia di abituarli a vivere. Il problema, secondo Trantino, non è soltanto la mancanza di opportunità, ma anche il rischio di perdere il senso del protagonismo, la convinzione cioè di poter incidere realmente sulla propria vita e sulla propria comunità.
Per spiegare il concetto ha evocato anche la figura di Luca Parmitano, astronauta di origine Siciliane, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e pilota sperimentatore dell’Aeronautica Militare, ufficialmente selezionato come pilota della missione Artemis III, nonché la propria esperienza nelle due maratone corse a New York:
«Il peggior avversario che noi uomini abbiamo ce l’abbiamo dentro noi stessi. Siamo noi i nemici di noi stessi», ha affermato il Sindaco.
Poi il racconto del trentacinquesimo chilometro, quando il corpo arriva al limite e la fatica sembra avere la meglio. In quel momento, sostiene Trantino, c’è un solo muscolo che può permettere di andare avanti: il cuore. Una metafora potente per una generazione che spesso ha bisogno non soltanto di occasioni, ma di qualcuno che le ricordi di non arrendersi prima ancora di aver provato.
485 milioni di euro per costruire la Catania del domani
Il tema dei giovani conduce inevitabilmente a quello della città. Perché chiedere a una generazione di restare, partecipare e investire nel proprio territorio significa prima di tutto costruire un territorio nel quale valga la pena farlo. Trantino ha richiamato i 485 milioni di euro destinati alla trasformazione della città, presentandoli come parte di un percorso volto a costruire una Catania diversa, nella quale i cittadini possano tornare a sentirsi fieri del luogo in cui vivono. Ma la vera sfida non è soltanto economica o infrastrutturale. È culturale.
La città deve diventare un terreno fertile per il confronto, per le idee e per le nuove generazioni. Anche il fenomeno della fuga dei cervelli, dunque, va affrontato non soltanto chiedendo ai giovani di non partire, ma creando le condizioni perché partire non sia l’unica possibilità per costruirsi un futuro. Catania e la Sicilia possono diventare luoghi nei quali studiare, lavorare, fare ricerca, creare impresa, confrontarsi con il mondo e, soprattutto, sentirsi parte di una comunità che ha ancora qualcosa da dire.
Il mondo che verrà si costruisce adesso
La domanda che ha chiuso Mare Liberum non trova una risposta definitiva. Forse perché non può trovarla. Quale futuro stiamo costruendo?
Una domanda destinata a rimanere aperta, proprio perché il futuro non è una destinazione già stabilita, ma il risultato delle scelte che compiamo ogni giorno. La X edizione del Festival ha iniziato il proprio percorso guardando al disordine globale e lo ha concluso guardando alle persone che quel mondo dovranno abitarlo. È questo il passaggio più significativo: dalla geopolitica alla comunità, dalle grandi potenze ai giovani, dalle crisi internazionali alla responsabilità individuale. E forse il messaggio finale di Mare Liberum può essere racchiuso proprio nella metafora scelta da Trantino:
” Quando tutto sembra spingerci a fermarci, bisogna trovare il muscolo capace di portarci oltre il limite. Quel muscolo è il cuore.”
Ma il vero futuro comincia quando i suoi cittadini decidono di non essere semplicemente spettatori del cambiamento. Il mondo che verrà, in fondo, non è ancora scritto. E Catania, attraverso i suoi giovani, può ancora decidere quale pagina scrivere.












