Un immobile di circa 650 metri quadrati, sottratto alla criminalità organizzata, si prepara a cambiare completamente funzione.Siamo a Ognina, in via Anapo, dove è in corso la riqualificazione dello spazio destinato a diventare il Supermercato della Solidarietà, un progetto pensato per offrire un sostegno concreto alle persone che si trovano in condizioni di fragilità economica. Non soltanto un luogo dove reperire beni di prima necessità, ma una struttura con una vocazione più ampia, che comprenderà anche attività educative e doposcuola.Il progetto è finanziato attraverso il Fondo statale per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie e rappresenta uno dei percorsi attraverso cui un patrimonio sottratto alla criminalità viene destinato a una nuova funzione pubblica.
Ognina, dove cambia la storia di un immobile confiscato
La trasformazione parte proprio dalla storia dell’edificio. Un bene che in passato era nella disponibilità della criminalità organizzata viene oggi sottoposto a un intervento di riqualificazione per diventare uno spazio destinato alla comunità. È questo il passaggio che dà al progetto di via Anapo il suo elemento più significativo: non limitarsi a recuperare fisicamente un immobile, ma attribuirgli una funzione sociale completamente diversa da quella originaria. L’iniziativa è realizzata con le risorse statali dedicate alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie e vede coinvolto l’Assessorato ai Beni confiscati alla mafia, guidato da Viviana Lombardo, con la consulenza di Michele Cristaldi. Il risultato atteso è uno spazio polifunzionale nel quale l’intervento sul patrimonio pubblico si intreccia con servizi rivolti direttamente alla cittadinanza.
Il Supermercato della Solidarietà
Il cuore dell’iniziativa sarà il Supermercato della Solidarietà.Le persone che risulteranno in possesso dei requisiti previsti potranno accedere gratuitamente a una serie di beni essenziali: prodotti alimentari, articoli per l’igiene personale, prodotti per la cura della casa e farmaci. Il progetto prevede quindi un sistema di sostegno nel quale il denaro non rappresenta lo strumento per ottenere i beni, ma il principio guida è quello della solidarietà.
Un’impostazione pensata per intercettare situazioni di difficoltà economica e offrire una risposta a bisogni quotidiani spesso difficili da sostenere. Restano naturalmente da definire, attraverso le modalità di gestione e gli strumenti amministrativi previsti, i criteri concreti di accesso al servizio. Sarà infatti la fase successiva del progetto a chiarire come verranno individuati i beneficiari e organizzata l’erogazione dei beni.
Dal sostegno alimentare al doposcuola: il progetto guarda anche ai giovani
La struttura non sarà però soltanto un punto di distribuzione. Una parte degli spazi sarà destinata ai bambini e ai ragazzi, con attività di doposcuola e supporto scolastico. È uno degli aspetti che amplia la portata dell’intervento: accanto alla risposta alle difficoltà economiche delle famiglie, il progetto punta infatti a creare un luogo nel quale i più giovani possano studiare, incontrarsi e svolgere attività educative. L’obiettivo dichiarato è costruire un presidio di comunità, mettendo insieme esigenze diverse all’interno dello stesso spazio.Il bene confiscato assume così una funzione che va oltre la semplice destinazione d’uso dell’immobile: diventa un possibile punto di riferimento per famiglie, studenti e cittadini, con servizi che intrecciano assistenza, educazione e socialità.
Ora il passaggio decisivo: il bando per la gestione
Il progetto è nella fase di completamento della riqualificazione, ma per arrivare all’apertura al pubblico sarà necessario un ulteriore passaggio: la pubblicazione del bando per l’affidamento della gestione della struttura. Sarà questo atto a definire chi si occuperà concretamente del servizio e a trasformare gli spazi riqualificati in attività operative. Il sindaco di Catania Enrico Trantino ha sottolineato il significato della trasformazione, parlando di un bene che torna a disposizione della collettività:
«Trasformare un bene confiscato alla mafia in un aiuto concreto per le famiglie fragili e in uno spazio per i più giovani è la dimostrazione migliore di legalità e solidarietà. Un bellissimo segnale di riscatto sociale per tutta la nostra comunità».
Al di là delle dichiarazioni istituzionali, il passaggio più concreto sarà ora quello della gestione: dal recupero dell’immobile all’effettiva attivazione dei servizi.È lì che il progetto di via Anapo dovrà misurarsi con la sua funzione più importante, quella di trasformare uno spazio restituito alla città in un servizio realmente accessibile a chi ne ha bisogno.












