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Droga, armi e droni in carcere: arrestati 4 soggetti del clan “Cappello-Bonaccorsi” a Catania

Blitz a Catania contro la rete legata al clan Cappello-Bonaccorsi: armi, spaccio nei quartieri e cellulari portati in carcere con i droni.

Nel pomeriggio del 28 luglio, la Polizia di Stato di Catania, su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica, ha dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa il 27 luglio 2026 dal G.I.P. del Tribunale di Catania ad esito degli interrogatori preventivi dello scorso 23 luglio, nei confronti di 4 soggetti.

I destinatari dell’odierno provvedimento — per i quali sono state disposte la custodia in carcere, gli arresti domiciliari e per due l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria — sono chiamati a rispondere, a vario titolo, dei delitti di acquisto, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso.

Le indagini, coordinate dalla Procura ed eseguite dalla Squadra Mobile (Sezione Reati contro la Persona), hanno permesso di acquisire gravi elementi indiziari nei confronti dei 4 indagati e di ulteriori 22 soggetti già colpiti da precedente misura. L’operazione complessiva coinvolge in totale 26 persone inserite in contesti associativi dedicati al traffico di droga e responsabili di numerose sparatorie avvenute nel capoluogo etneo.

La compagine criminale, composta prevalentemente da “giovani leve” e legata al clan mafioso “Cappello-Bonaccorsi” con base operativa al Villaggio Sant’Agata, è stata ricostruita a partire dalla sparatoria della primavera del 2022 nei pressi del locale “Ecs Dogana”.

I fatti risalivano alla notte tra il 16 e il 17 aprile 2022, quando alcuni giovani vicini al clan “Mazzei” (detti “Carcagnusi”) avrebbero impedito a un noto cantante neomelodico catanese — parente di un esponente di spicco dei Cappello-Bonaccorsi — di esibirsi insieme al trapper TONY EFFE. Quell’episodio portò a un’iniziale misura cautelare il 9 agosto 2022 a carico di cinque soggetti per rissa, lesioni aggravate e porto abusivo di armi.

Nel corso delle indagini è emersa non solo una struttura gerarchizzata e la leadership dell’organizzazione, ma anche la gestione di un’estesa rete di spaccio nei quartieri di Villaggio Sant’Agata, Librino e San Cristoforo.

A partire dal 14 giugno 2023, le tensioni interne hanno scatenato una scia di violenza con diversi agguati e uno scontro armato il 16 giugno 2023 al Villaggio Sant’Agata (Zona A) tra due fazioni opposte del medesimo gruppo. Il clima di scontro è proseguito fino alle sparatorie del 22 e 25 giugno 2023 a Camporotondo Etneo, dove una palazzina è stata crivellata da colpi di armi di grosso calibro per una disputa su un debito non pagato di appena 500 euro.

Oltre allo spaccio indoor tradizionale nelle abitazioni, il gruppo criminale ha evoluto i propri metodi di business introducendo droga, smartphone e schede SIM all’interno degli istituti di pena della Sicilia.

Per superare i controlli carcerari, l’organizzazione si avvaleva del contributo determinante di professionisti nell’uso di droni e del nascondimento di sostanze stupefacenti all’interno della corrispondenza postale.

Il materiale elettronico e la droga venivano poi rivenduti ai detenuti a prezzi d’usura: uno smartphone, ad esempio, veniva piazzato a un costo fino a 15 volte superiore rispetto al prezzo di mercato.

Durante le perquisizioni e i riscontri investigativi sono stati sequestrati ingenti quantitativi di crack, cocaina, hashish e marijuana, materiale per il confezionamento, munizioni di vario calibro, dispositivi telefonici e un drone.

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